Since 1908 the n.1 source of all things Italian featuring Italian news, culture, business and travel
Issue link: https://italoamericanodigital.uberflip.com/i/1546322
www.italoamericano.org 31 L'Italo-Americano ITALIAN SECTION | GIOVEDÌ 20 AGOSTO 2026 SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI PATRIMONIO TERRITORIO P e r f e t t o e q u i l i b r i o t r a a r t e e n a t u r a t o s c a n a : a P e c c i o l i i l paesaggio si anima con i Flying Horses di Signorini P lasmare il vuoto dando forma alla materia grezza, aggiungendo o sottraendo qualcosa secondo l'idea dell'arti- sta che si muove sul territorio di ciò che è possibile, ma non è stato ancora immaginato. Nasce così Metamotus – paro- la composta dal greco meta e dal latino motus –, il nuovo progetto artistico dell'artista internazionale Antonio Signorini che, con la curatela del direttore scientifico del Museo della Grafica di Pisa Alessandro Tosi, unisce trasfor- mazione e attraversamento, muta- mento e tensione, permanenza e divenire. Non è la forma compiu- ta, bensì il processo attraverso il quale ogni forma continua a gene- rarsi.Di questo estremo sviluppo sono protagonisti Arcturus e Sun, non solo due stelle, bensì The Flying horses – monumentali cavalli bronzei realizzati da Signorini – che da luglio danno il benvenuto nella cittadina di Peccioli, il comune della provin- cia di Pisa che ha fatto dell'arte contemporanea una progettualità in continua evoluzione ed espan- sione. Promosso da Belvedere spa, Macca (Museo d'Arte Contemporanea a Cielo Aperto), Fondazione Peccioli e Comune di Peccioli, il progetto vede le scul- ture monumentali di Signorini giungere a Peccioli dopo un lungo NICOLETTA CURRADI percorso attraverso luoghi, culture e geografie differenti. Nelle inten- zioni dell'Artista c'è la volontà di aprire una nuova conversazione, generare nuove domande, aggiun- gere nuove possibilità di lettura a un percorso che continua a espan- dersi verso l'infinito. Per Signorini l'opera concepita e rea- lizzata non appartiene mai a un luogo in modo esclusivo. Ogni contesto la trasforma e, allo stesso tempo, viene trasformato dalla sua presenza. Non a caso nel pae- saggio aperto di Peccioli, dove l'orizzonte sembra estendersi oltre il visibile e dove arte, archi- tettura, memoria e territorio dialo- gano costantemente tra loro, i Flying Horses generano una nuova costellazione di significati. Le due imponenti opere d'arte, molto diverse tra loro e slanciate nell'atto di concludere il supera- mento di un immaginario ostaco- lo, sono visibili h24, ma indub- biamente la loro apparenza risen- tirà del continuo alternarsi di notte e dell'illuminazione natura- le e di quella artificiale, risenti- ranno sia dei toni ora vividi, ora opachi della natura – che fa da quinta alle opere – nell'inarresta- bile susseguirsi delle stagioni, sia del quotidiano tempo meteorolo- gico, offrendo letture del connu- bio "arte-natura" assolutamente inaspettate. Per tutti questi motivi non è un caso che questo dialogo avvenga proprio qui. Nel corso degli ultimi decenni Peccioli ha costruito una delle esperienze cul- turali più originali del panorama europeo, trasformando il proprio territorio in un organismo nel quale arte contemporanea, archi- tettura, paesaggio e vita quotidia- na convivono in una relazione organica e in continua evoluzio- ne. Più che un luogo espositivo, Peccioli è un laboratorio perma- nente nel quale l'arte non viene aggiunta al paesaggio, ma parteci- pa alla sua continua evoluzione I Flying Horses di Antonio Signorini a Peccioli (Foto courtesy Ufficio stampa Marco Ferri) diventandone parte integrante. È in questo questo rapporto che avviene l'istallazione dell'opera monumentale, dove l'artista affronta insieme temi che appar- tengono alla storia dell'arte, alla filosofia e all'ingegneria, dando vita a una riflessione sulla libertà, sull'equilibrio e sulla capacità dell'essere umano di superare i propri limiti. L'opera monumentale di Signorini si compone di due ele- menti dalle notevoli dimensioni: quasi 11 metri di altezza per due tonnellate di peso ciascuno. I cavalli sono sorretti e mantenuti in equilibrio da una zavorra che occupa un quadrato di 10 metri di lato. La quota di posa del basa- mento è di -45 centrimetri rispetto alla quota conclusiva. La finitura finale, che ha consentito di porta- re la quota finita del basamento a contatto con gli zoccoli dei caval- li, è realizzata in ghiaia nera. Il tutto a sua volta poggia su un basamento realizzato in terra bat- tuta, le cui dimensioni totali nord- sud sono circa di 50 metri mentre in larghezza circa 41 metri. In realtà il basamento ha la forma di una stella a 4 punte per ragioni di stabilità. Fin dall'antichità il cavallo è stato associato alla forza, al pote- re, alla velocità e alla conquista, ma Signorini si allontana da que- sta tradizione. I suoi cavalli sono presenze sospese tra materia e immaginazione, tra realtà e sogno, creature che sembrano provenire da una dimensione nella quale il tempo perde la pro- pria linearità e il viaggio diventa più importante della destinazione. Per lui i cavalli sono suono, luce ed energia in movimento. Le loro forme slanciate evocano corpi celesti in attraversamento, stelle che percorrono il firmamento seguendo traiettorie invisibili e infinite. I Flying Horses incarnano un'i- dea di libertà. Non avanzano verso una destinazione prestabili- ta, ma esplorano continuamente nuove possibilità. Il loro movi- mento ascensionale non rappre- senta un arrivo, bensì una ricerca incessante. Elisa Bonaparte e Mimì Pecci Blunt a Villa Marlia. Incontro tra 2 secoli e 2 donne a Lucca D ue donne, due secoli, una villa. Nella Sala degli Affreschi del complesso di San Micheletto a Lucca, una mostra racconta due donne vissu- te a oltre un secolo di distanza che condividono una stessa idea del ruolo da dare a una dimora storica. L'esposizione - curata da Roberta Martinelli, con ricerche e testi di Simonetta Giurlani Pardini, progetto espositivo di Lucia Maffei, prende avvio da una scoperta emersa dall'archi- vio: il ritrovamento un nucleo di sedici documenti, di cui dieci let- tere interamente autografe di Elisa Bonaparte Baciocchi, alcu- ne delle quali esposte per la prima volta. Le lettere restitui- scono uno spaccato della vita politica, familiare e culturale della principessa e aprono nuove prospettive di ricerca su di lei e sulla Lucca napoleonica, costi- tuendo un nuovo e significativo filone di indagine storica su eventi, usi e costumi dell'epoca. È proprio da queste nuove fonti documentarie che si sviluppa il racconto dell'esposizione. La prima parte della mostra riper- corre gli anni della formazione di Mimì. La seconda con l'acquisto di Villa Reale di Marlia nel 1923. Da quel momento e fino al termine della sua vita, nel 1971, la contessa Pecci Blunt lavora per restituire alla villa l'atmosfe- ra dell'epoca di Elisa. Dalle carte emerge il forte legame con la figura di Elisa Bonaparte Baciocchi, che guida l'intero progetto culturale e identitario della dimora. Mimì individua, acquisisce e studia oggetti, arredi e lettere appartenuti ad Elisa, muovendosi tra antiquariato, archivi e istituzioni internaziona- li. Per documentarsi su due bas- sorilievi di Elisa e il marito Felice acquistati in un'asta Vangelisti tenutasi a Villa Mansi, si rivolge anche al direttore del Louvre. Il progetto di Villa Reale diventa così unPh "ritorno all'e- poca di Elisa", attraverso il recu- pero di arredi, ambienti e atmo- sfere, come se la principessa non avesse mai lasciato la dimora. La mostra a Lucca (Ph Andrea Vierucci, courtesy Davis & Co.)
