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27 GIOVEDÌ 3 SETTEMBRE 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | LIFESTYLE SALUTE TENDENZE DOLCE VITA BENESSERE P er circa tre setti- m a n e o g n i p r i - mavera, il sam- buco fiorisce ai m a r g i n i d e i campi e lungo le strade sopra Troina, e i fornai del paese escono con i cesti a raccoglie- r e l e p i a t t e i n f i o r e s c e n z e bianche dai cespugli. Ciò che raccolgono è il motivo per cui il loro pane non può essere preparato a regola d'arte in nessun altro periodo dell'an- no: la vastedda cu sam- mucu, la focaccia ai fiori di sambuco, è un prodotto tipico di Troina, un paese montano dei Nebrodi, nella Sicilia centro-settentrionale, e di nessun altro luogo in Ita- lia. D u e s f o g l i e d i p a s t a d i grano duro, una sotto e una s o p r a , f o r m a n o i l g u s c i o , arricchite con strutto, uova i n t e r e e u n p o ' d i l a t t e , e lasciate lievitare lentamente. Tra di esse si dispongono fette di tuma, il formaggio fresco di pecora non salato che i siciliani consumano entro pochi giorni dalla sua produzione, uno strato di salame locale e pancetta a dadini, ovviamente prima fritta. E i fiori di sambuco? Ebbene, vengono incorporati direttamente nell'impasto e sparsi di nuovo sulla superfi- cie prima che la teglia venga infornata per circa mezz'ora a 200°C, il tempo sufficiente a scurire la crosta mentre l'in- terno rimane morbido. Non è un piatto per i deboli di sto- maco, la nostra vastedda cu sammucu è sostanziosa, ma comunque deliziosa. I l s a m b u c o ( S a m b u c u s nigra, o sammucu nel dialet- to locale) è un arbusto cespu- glioso a crescita rapida che cresce lungo le siepi e nei ter- reni incolti, fiorisce da fine maggio a giugno ed è consi- derato in tutta Europa una pianta infestante o una pianta medicinale. I suoi fiori si tro- vano nei liquori e nelle frittel- le che gli italiani chiamano frittelle di sambuco, le bac- che vengono utilizzate per le conserve, ma quasi nessuno usa i fiori per preparare un pane salato. A Troina, invece, il sambuco viene utilizzato per conferire alla vastedda un profumo verde e legger- m e n t e a m a r o g n o l o c h e s i sposa bene con il salame e la carne di maiale fritta, renden- dola una prelibatezza così apprezzata che i produttori ora essiccano i fiori in modo che il pane possa essere pre- parato anche più avanti nel corso dell'anno. Se vi chiedete da dove deri- vi il nome vastedda, prepara- tevi a ricevere una risposta che vi porterà molto a nord. La parola è usata in tutta l'iso- la (proprio come la vastedda: il panino palermitano con la milza, il pani ca meusa, viene servito in una di queste) ed è entrata in siciliano dall'anti- c o f r a n c e s e n o r d i c o wastel, che è gastel in antico francese e gâteau in lingua moderna; nell'Inghilterra medievale esisteva il pane wastel, che derivava dalla stessa radice. Quindi, il comu- n e t e r m i n e s i c i l i a n o p e r p a g n o t t a r o t o n d a è s t a t o lasciato dai Normanni. Troina, dove l'hanno fon- data, sorge a poco più di 1000 metri su una cresta che domi- na la valle dall'altra parte, verso l'Etna. È una delle città più alte della Sicilia e d'inver- no è così fredda da sorprende- re chiunque immagini l'isola come un luogo caldo. Un inse- diamento greco sorgeva qui nel IV secolo a.C., seguito da una roccaforte bizantina, e nel 1060 Ruggero d'Altavilla conquistò la città dalla guar- nigione araba e la rese sede della sua nuova contea: Troi- na divenne la prima capitale normanna dell'isola. La sua cattedrale divenne la prima sede vescovile di Sicilia nel 1080, e Urbano II vi celebrò la Messa nel 1082. Quando la sede vescovile si trasferì a Messina nel 1096 e la capitale a Palermo, Troina si ritrovò con un campanile normanno, una parola normanna per pane e una vista incantevole. Un secolo dopo i Norman- ni, giunse il santo patrono, Silvestro di Troina, nato intorno al 1110, monaco basi- liano del monastero di San Michele Arcangelo, un ordine di rito greco che mantenne la liturgia bizantina sotto il dominio normanno. Si recò a Roma nel 1155 per essere ordinato sacerdote da Adria- no IV e, sulla via del ritorno, gli fu attribuita la guarigione del figlio di re Guglielmo I. Il suo corpo andò perduto dopo la morte e fu ritrovato solo nel 1420. Divenne patrono della città dopo la fine della peste del 1575, come racconta Troina, quando le sue reliquie furono portate in processione per le strade. Lo storico locale Franco Amata fa risalire la vastedda proprio a quei seco- li, il XV e XVI, il che la rende- rebbe un pane festivo nato insieme al culto di San Silve- stro. E, in effetti, il santo ancora oggi scandisce il calendario della vastedda cu sammucu, che tradizionalmente appar- tiene alla festa di San Silve- stro che inizia a metà mag- g i o , q u a n d o i R a m a r a salgono sui boschi dei Nebro- di e ridiscendono portando alloro al suono dei tamburi. Maggio, guarda caso, è anche il periodo in cui il santo è assente. Nulla di ciò che è stato scritto sulla vastedda è anti- co quanto la tradizione, seb- bene i ricettari di cucina con- ventuali del 1869 e del 1912 ne riportino la ricetta in roto- li e, una volta, con le vecchie unità di misura siciliane, lib- bra e oncia, con ingredienti che un fornaio di Troina rico- noscerebbe facilmente anco- ra oggi. E in una lettera alla madre datata 3 giugno 1908, Federico De Roberto, il romanziere catanese de "I Viceré", racconta di aver mangiato a Troina una sorta d i f o c a c c i a r i p i e n a , n o n molto leggera, che tuttavia aveva digerito bene. È interessante notare che T r o i n a o c c u p a u n p o s t o anche nella storia americana contemporanea, poiché la città fu teatro di scontri per sei giorni tra la fine di luglio e l'inizio di agosto del 1943: R o b e r t C a p a s i t r o v a v a s u l l a s t r a d a s o t t o s t a n t e quando fotografò un contadi- no siciliano con un berretto di stoffa che indicava a un ufficiale americano accovac- ciato la direzione in cui si erano diretti i tedeschi. Ses- santadue delle stampe di Capa realizzate in quelle set- timane sono ora esposte in modo permanente nella città in cui le creò. Dal 1987, la vastedda ha una sua sagra a giugno, gra- tuita per chiunque salga sulla montagna per parteciparvi, con degustazioni in piazza e dimostrazioni a cura delle donne che la producono da tutta la vita. È iscritta nel registro nazionale dei pro- dotti alimentari tradizionali italiani e, nel dicembre 2019, la città ha creato una comu- nità Slow Food attorno ad essa, insieme ad altri due prodotti locali sopravvissuti: le nfasciatedde, un dolce a base di mosto di fichi e man- dorle tostate, e la piciocia, una polenta macinata con cicerchia. Fiori di sambuco nell'impasto: la vastedda, il pane della prima capitale normanna della Sicilia La vastedda cu sammucu di Troina, focaccia ripiena di tuma, salame e pancetta e profumata con i fiori di sambuco, ingrediente che lega questo pane alla primavera e alla tradizione locale (Image generated using Adobe Illustrator AI)
