L'Italo-Americano

italoamericano-digital-9-17-2026

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questo rapporto tra Hollywood e l'Italia. Valentino, l'italiano e l'italoamericano più iconico delle origini del cinema, è dovuto andare in America per diventare un mito e Francis Ford Coppola è dovuto tornare in Italia per trasformare la sua eredità culturale in una compo- nente essenziale della poetica cinematografica. La saga dei Corleone è americana nella forma ma profondamente ita- liana nell'immaginario: la famiglia, l'onore, la memoria, il rapporto con le radici. Per questo la Mostra di Venezia non è soltanto una passerella. È il luogo dove questa storia di contaminazioni continua a essere scritta. Lettera dell'editore NEWS & FEATURES PERSONAGGI OPINIONI ATTUALITÀ GIOVEDÌ 17 SETTEMBRE 2026 www.italoamericano.org 3 L'Italo-Americano IN ITALIANO | I mmaginatevi una bella giornata di luglio. Siamo a Castellaneta, in provincia di Taranto. Una profonda gravina, come si chiamano in terra di Puglia i canyon, separa un pae- sone agricolo da una grande vallata punteggiata di uliveti. Su in alto la visuale è perfetta, spalancata direttamente sulla confinante Basilicata. Da lì arrivava nonno Agostino. Aveva lasciato la piccola Ber- nalda per andare a cercare for- tuna in America. Fortuna che sicuramente ha trovato più tardi il talentuoso nipote, il cui nome resterà legato al grande cinema: Francis Ford Coppola. Torniamo a Castellaneta, o meglio seguiamo il regista, pro- duttore, produttore esecutivo, scrittore, sceneggiatore, monta- tore, musicista, nato a Detroit, nel Michigan, che nei suoi oltre 60 anni di carriera ha diretto film come Il padrino, Apocaly- pse Now e Dracula di Bram Stoker. Lo vediamo aggirarsi tra le stradine lastricate di pie- tra che il sole estivo rende ancora più lucide fino ad entra- re in una porticina sulla destra. Il 6 volte premio Oscar, uno dei più grandi nella storia del cine- ma, entra nel Museo Rodolfo Valentino di via Vittorio Ema- nuele. Per 60 minuti ascolta i racconti, gli aneddoti e le spie- gazioni che accompagnano i visitatori di questo scrigno di documenti e materiali originali. Si informa sul primo divo del muto. Lascia una firma sul libro degli ospiti che rimane nel cuore della Fondazione che si prodiga per raccogliere tutto quel che racconta il pugliese più famoso della storia del cinema: quel Rudy che si spen- se appena 30enne lasciando un vuoto nell'immaginario dell'e- poca e non solo. C'è un legame profondo tra Hollywood e l'Italia e quello di Rodolfo Valentino e Francis Ford Coppola è solo un esem- pio. A Venezia si è appena con- clusa la Mostra internazionale d'arte cinematografica e lì, è andato in scena, sfilando tra le gondole e i red carpet più gla- mour, questo connubio cinema- tografico. Da Al Pacino a Robert De Niro, da Sergio Leone a Quentin Tarantino, a George Clooney che ha appena ricevuto il suo Leone d'oro alla Carriera, la Mostra del Cinema ha raccontato anche in questa edizione la storia d'amore lunga quasi un secolo tra il cinema americano e quello ita- liano. Hollywood ha spesso rac- contato l'Italia attraverso ste- reotipi e miti, ma l'Italia ha anche saputo appropriarsi del- l'immaginario americano, tra- sformandolo. È successo con il western, con il gangster movie, con il cinema d'azione e persi- no con il modo di costruire le grandi star. Contaminazioni a dir poco feconde per la settima arte. Nel corso dei decenni, il Lido ha accolto registi e attori americani destinati a diventare leggende, mentre il cinema ita- liano ha sempre trovato una delle sue più importanti vetrine internazionali. Se Hollywood e Cinecittà, apparentemente lon- tane per industria e linguaggio, hanno finito per influenzarsi a vicenda, molti degli interpreti hanno manifestato affinità elet- tive con il Belpaese, se non omaggiato la penisola con lega- mi ben più viscerali. Al Pacino, per esempio, che ha portato sullo schermo l'iden- tità italoamericana con una forza diventata universale, è nato a New York ma da una famiglia di origini siciliane e il suo Michael Corleone ne Il padrino è probabilmente diven- tato il personaggio che più di ogni altro ha trasformato la memoria dell'immigrazione ita- liana nel mondo cinematografi- co. Accanto c'è Robert De Niro, altro figlio di una fami- glia italoamericana diventato un interprete fondamentale con registi come Martin Scorsese e Coppola e che ha saputo tra- sformare l'immigrato e l'italoa- mericano da macchietta stereo- tipata a figura tragica, complessa e centrale nella cul- tura contemporanea. Sergio Leone lo scelse per C'era una volta in America e Bernardo Bertolucci lo volle protagonista di Novecento, a conferma di quanto un attore americano possa entrare profondamente nell'immaginario dei grandi autori italiani. Come Sergio Leone dimostrò però, la conta- minazione è più profonda e tra- sversale. Per i suoi spaghetti western guardò all'America e costruì miti italiani e poi Hol- lywood finì per rielaborare gli spaghetti western per creare la sua nuova idea di cinema epico. Il rapporto è sempre stato reciproco e non è un caso che molti attori americani abbiano trovato nel cinema ita- liano una seconda casa artisti- ca. John Turturro, anche lui di origini italiane, per esempio, ha attraversato con naturalezza tanto il cinema indipendente americano quanto quello euro- peo. Torniamo ora all'inizio e ai due nomi che esemplificano Da Valentino a Coppola, da Hollywood a Venezia: il cinema tra l'Italia e l'America P.O.BOX 6528, ALTADENA, CA 91003

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