L'Italo-Americano

italoamericano-digital-10-1-2026

Since 1908 the n.1 source of all things Italian featuring Italian news, culture, business and travel

Issue link: https://italoamericanodigital.uberflip.com/i/1546995

Contents of this Issue

Navigation

Page 14 of 39

15 GIOVEDÌ 1 OTTOBRE 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | A l numero 40 di Kenmare Street, nella Little Italy degli anni Tren- ta, John D'An- gelico lavorava in una botte- ga così piccola che i musicisti in visita potevano osservare la costruzione delle chitarre. Bucky Pizzarelli ricordava l'o- dore della segatura, la lavora- zione delle tavole armoniche e dei manici, e gli scaffali pieni di legni contrassegnati dall'anno di provenienza e lasciati a stagionare. D'Ange- lico si trovava solitamente al banco di lavoro: realizzava solo poche decine di stru- menti all'anno e, se uno di essi non suonava come vole- va, lo riprendeva in mano per ricominciare da capo. Nato a New York nel 1905 d a i m m i g r a t i n a p o l e t a n i , D'Angelico crebbe in Mott Street, dove il padre lavorava come sarto. Già intorno ai nove anni aiutava il prozio Raphael Ciani – un liutaio italiano che aveva la bottega p o c o d i s t a n t e , s e m p r e i n K e n m a r e S t r e e t – n e l l a costruzione di violini e man- dolini a fondo bombato, stru- menti familiari ai musicisti immigrati. Ciani morì nel 1 9 2 3 e D ' A n g e l i c o , a l l o r a diciottenne, sembra ne abbia rilevato l'attività. Entra in scena la musica più innovativa del secolo, il jazz, che cambiò radicalmen- te le esigenze a cui una chi- t a r r a d o v e v a r i s p o n d e r e . Spieghiamoci meglio: in una big band, una chitarra a tavo- la piatta (flat-top) rischiava di sparire dietro il suono di ottoni e legni; la più recen- te archtop, invece – caratte- rizzata da tavola e fondo scol- piti e bombati, simili a quelli di un violino – produceva un suono più brillante e percus- s i v o , c a p a c e d i e m e r g e r e nell'insieme orchestrale. La Gibson aveva già tracciato la strada con il modello L-5 e, quando D'Angelico aprì la sua bottega al numero 40 di Kenmare Street nel 1932, le sue prime archtop si ispirava- no proprio a quel modello. Le costruiva una alla volta, scol- pendo a mano le tavole in abete e i fondi in acero, alla ricerca dell'equilibrio sonoro desiderato. La sua più antica *archtop* giunta fino a noi, realizzata nel 1932 e oggi conservata al Metropolitan Museum of Art, è molto simi- le a una L-5; tuttavia, nel giro di pochi anni, la sua chitarra avrebbe assunto caratteristi- che assolutamente uniche e distintive. Poiché le chitarre venivano costruite una alla volta, i musicisti potevano chiedere a D'Angelico carat- teristiche che un modello di produzione industriale non avrebbe mai potuto offrire. Mel Bay, i cui manuali di chitarra avrebbero poi ven- duto milioni di copie, deside- r a v a l ' a m p i o c o r p o d e l modello "New Yorker" ma il m a n i c o p i ù s t r e t t o d e l l ' "Excel", dato che aveva le mani piccole; D'Angelico rea- lizzò lo strumento e la combi- nazione piacque a tal punto ad altri musicisti da diventa- re un modello a sé stante. Una volta, il chitarrista jazz Tony Mottola provò una chitarra appena ultimata, la suonò e si lamentò del fatto c h e n o n a v e s s e l o s t e s s o suono di quella di Pizzarelli. D'Angelico la riprese imme- diatamente, dicendo che ne avrebbe costruita un'altra. Verso la fine degli anni Tren- ta, produceva circa trentacin- que strumenti all'anno con l'aiuto di soli due assistenti; in totale, nell'arco della sua intera carriera, realizzò appe- na 1.164 chitarre. Tuttavia, ciò che conta sono le persone per cui le costruì: Johnny S m i t h , B u c k y P i z z a r e l l i , Chuck Wayne, Kenny Bur- rell, Mel Bay e Tony Mottola suonavano chitarre D'Angeli- co, mentre tra i proprietari e gli esecutori successivi figu- r a n o n o m i d e l c a l i b r o d i George Benson, Chet Atkins, P e t e T o w n s h e n d e d E r i c Clapton. Le chitarre di D'Angelico erano strumenti nati per il lavoro, progettati per essere utilizzati intensamente in locali affollati, studi di regi- s t r a z i o n e e o r c h e s t r e , e divennero molto popolari: a metà degli anni Trenta, il modello "Excel" veniva ven- duto più o meno allo stesso prezzo della Gibson L-5, ma gli acquirenti spesso preferi- vano rivolgersi al laboratorio di Kenmare Street perché s a p e v a n o c h e D ' A n g e l i c o avrebbe costruito la chitarra su misura per loro, e soltanto per loro. Non c'era modo di ottenere una personalizzazio- ne maggiore. Man mano che D'Angelico acquisiva maggiore sicurezza, i suoi strumenti iniziarono ad assomigliare meno alle Gib- son e più... a New York: il suo modello di punta, il "New Yorker" – che prendeva il nome dall'hotel inaugurato sulla Eighth Avenue nel 1930 – s f o g g i a v a d e t t a g l i i n madreperla in stile Art Déco, una cordiera dorata a gradini e una placca copri-truss rod che riproduceva la forma del- l'edificio stesso. Nel 1952, un altro italoamericano varcò la soglia del laboratorio di Ken- mare Street: James D'A- quisto, un diciassettenne di Brooklyn i cui nonni proveni- vano da Palermo. Iniziò come apprendista e trascorse i suc- c e s s i v i d o d i c i a n n i a d apprendere ogni aspetto del mestiere. Negli ultimi cinque anni di vita di D'Angelico, fu l'unico altro collaboratore presente, assumendosi gra- dualmente maggiori respon- sabilità nella costruzione d e g l i s t r u m e n t i , f i n o a d acquistare il laboratorio dopo la morte di D'Angelico, avve- nuta nel 1964. Q u a n d o , n e l 2 0 1 1 , i l Metropolitan Museum of Art a l l e s t ì l a m o s t r a G u i t a r Heroes: Legendary Craft- smen from Italy to New York, affiancò D'Angelico a D'Aquisto e al liutaio John Monteleone, attivo in epoca successiva, tracciando così un filo conduttore artigianale nato nella tradizione dei labo- ratori italiani e capace di tro- vare una nuova dimensione a New York. Lì, quelle compe- tenze vennero adattate a uno strumento tipicamente ame- ricano: una chitarra capace di farsi sentire distintamente all'interno di una jazz band, di riflettere nelle decorazioni il gusto Art Déco della città e, al contempo, di essere realiz- zata su misura per il singolo musicista, il quale poteva recarsi a Kenmare Street e chiedere a D'Angelico uno strumento costruito apposi- tamente per lui. SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI TERRITORIO TRADIZIONI John D'Angelico: le mani italiane dietro le chitarre jazz di New York Le mani di un liutaio al lavoro su una chitarra archtop, il tipo di strumento che D'Angelico perfezionò per rispondere alle esigenze dei musicisti jazz di New York (Immagine originale creata per L'Italo-Americano con l'assistenza dell'AI)

Articles in this issue

Links on this page

Archives of this issue

view archives of L'Italo-Americano - italoamericano-digital-10-1-2026