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S o g n a t e v o s t r o nonno defunto e il numero che com- p a r e è 4 7 . S e v i parla, diventa 48. E se, nel sogno, menziona qualcosa di specifico, un indi- rizzo, ad esempio, o una data, anche quel numero potrebbe valere la pena di essere gioca- to. La logica è piuttosto sem- plice: i morti sono tradizio- n a l m e n t e c o n s i d e r a t i informatori affidabili, quindi ignorare ciò che vi dicono sarebbe uno spreco. Questa è, in sostanza, la Smorfia napoletana: il sistema attraverso il quale i napoletani, per secoli, hanno t r a d o t t o s o g n i , p e r s o n e , oggetti ed eventi in numeri da giocare alla lotteria. Il sistema va da 1 a 90 per- ché la Lotteria italiana stessa u t i l i z z a n o v a n t a p a l l i n e numerate. Ad ogni estrazio- ne, vengono selezionati cin- q u e n u m e r i d a u n a d e l l e ruote del gioco basate sulle c i t t à , t r a c u i N a p o l i . C i ò significa che ogni immagine onirica deve essere convertita in un numero all'interno di questo intervallo. Interpreta- re il sogno è la vera abilità: le persone che vi appaiono, ciò che fanno, ciò che dicono e p e r s i n o c i ò c h e p r o v a i l sognatore possono essere tutti numeri distinti e poi letti i n s i e m e . E c c o p e r c h é 4 7 significa i morti, mentre 48 significa i morti che parlano. L'origine della parola " S m o r f i a " è a n c o r a o g g i oggetto di dibattito. Un ante- nato spesso proposto è Mor- feo, il dio greco dei sogni, eppure Smorfia in italiano comune significa anche boc- caccia, il che è stranamente appropriato per un sistema costruito attorno all'interpre- tazione dei volti e dei gesti bizzarri della mente addor- mentata. La Cabala ebraica e la gematria vengono invocate ancora più spesso, e la tradi- z i o n e è t a l v o l t a c h i a m a t a c a b a l a n a p o l e t a n a p e r questo motivo, sebbene il col- legamento storico sia più spesso affermato che chiara- mente dimostrato. Per lungo tempo, la Smor- fia circolò oralmente, in una c u l t u r a p r e v a l e n t e m e n t e popolare dove molte persone n o n s a p e v a n o l e g g e r e . I n seguito, quando nel XVIII e XIX secolo iniziarono a com- parire i libretti stampati, que- sti venivano spesso illustrati, con un'immagine che accom- p a g n a v a o g n i n u m e r o , i n modo che il sistema potesse essere utilizzato anche da chi aveva un'alfabetizzazione limitata. Venivano venduti per le strade insieme ai "pia- neti della fortuna", bigliettini stampati estratti da un vas- soio da un pappagallo in gab- bia per chiunque fosse dispo- sto a pagare. L a S m o r f i a , t u t t a v i a , acquista pieno significato solo se posta accanto alla lotteria che conferiva a quei numeri un valore pratico: il Lotto ita- liano era nato molto prima a Genova, dove la gente iniziò a scommettere su quali nomi sarebbero stati estratti da un'urna durante le elezioni del Senato. Napoli adottò il gioco nel 1682, ma fu sotto i Borboni, nel XVIII secolo, che si affermò definitivamente come monopolio pubblico gestito dallo Stato. In un certo periodo, ognuno dei novanta numeri della lotteria era asso- ciato al nome di una ragazza povera del regno, e le cinque ragazze i cui numeri venivano estratti ricevevano venticin- q u e d u c a t i c i a s c u n a , u n a somma sufficiente a contri- buire alla dote. I napoletani chiamavano questo gioco "il gioco delle zitelle". Nel 1816, le estrazioni del Lotto si tene- v a n o s e t t i m a n a l m e n t e . I l gioco divenne anche stretta- mente associato al dominio borbonico: la partecipazione d i m i n u ì d r a s t i c a m e n t e d u r a n t e l a r e p u b b l i c a d e l 1799 e aumentò nuovamente dopo il ritorno della dinastia. Quando Matilde Serao pubblicò "Il Paese di Cuc- cagna" nel 1891, il Lotto non era più semplicemente un passatempo popolare. Il suo romanzo segue il gioco setti- mana dopo settimana attra- verso una serie di famiglie napoletane, mostrando fami- glie consumate dalla speranza di una combinazione vincente e spesso rovinate da essa. Il suo celebre giudizio, secondo cui il Lotto era il "brandy dei poveri", colse il lato oscuro di un sistema che poteva tra- sformare i sogni in scommes- se compulsive. Infatti, il gioco natalizio della tombola è tradizional- mente legato ai tentativi di frenare questo entusiasmo. Secondo la tradizione napole- tana, il frate domenicano Gregorio Maria Rocco esortò il re ad abolire com- pletamente la Lotteria e il compromesso fu quello di sospendere il gioco durante il periodo natalizio, quando le persone avrebbero dovuto dedicarsi alla religione. Le famiglie napoletane risposero creando un sostituto dome- stico: misero gli stessi novan- ta numeri in un panariello di vimini, usarono cartoncini stampati e fagioli secchi per coprire le caselle e trasforma- rono la lotteria di stato in un g i o c o d i f a m i g l i a d a f a r e intorno al tavolo. Si dice che il nome tombola derivi dal suono dei piccoli pezzi di legno che sbattevano l'uno contro l'altro quando veniva- no estratti. Osservando i numeri della Smorfia e le loro associazio- ni, si ottiene un vero e pro- prio ritratto in miniatura di N a p o l i . I l n u m e r o 8 è ' a Maronna, la Madonna; il 13 è S a n t ' A n t o n i o ; i l 2 5 è i l Natale; il 33 è l'età di Cristo; l ' 8 4 è l a C h i e s a e l ' 8 5 l e anime del Purgatorio. Accan- to a questi si trova il 16, 'o culo, il fondoschiena, che nella cultura napoletana può anche suggerire buona fortu- na; 22, il pazzo; 75, Pulcinel- la; e 90, 'a paura, l'ultimo numero della sequenza. Vita sacra, oscena e domestica convivono fianco a fianco, conservate nel dialetto e con gli scherzi intatti. Si credeva che alcune per- sone fossero particolarmente dotate nell'interpretare que- sti segni. A Napoli venivano chiamate "assistiti", perché si pensava ricevessero aiuto dall'aldilà. Questa credenza trovò una delle sue espres- sioni più eclatanti nel cimi- tero di Fontanelle, una vasta cava di tufo nel quartie- re della Sanità che custodisce i r e s t i d e l l e v i t t i m e d e l l a p e s t e d e l 1 6 5 6 e d i a l t r i d e f u n t i s u c c e s s i v a m e n t e disposti lì come ossario. I d e v o t i " a d o t t a v a n o " u n teschio anonimo, lo puliva- no, accendevano candele e pregavano per la sua anima. In cambio, speravano che il defunto apparisse in sogno, rivelasse un nome e, ideal- mente, fornisse dei numeri da giocare. Un teschio asso- ciato a una predizione azzec- cata poteva essere ricompen- s a t o c o n u n ' u r n a o u n reliquiario; uno che non pro- duceva alcun risultato poteva semplicemente essere resti- tuito. Nel 1969, l'Arcidiocesi di Napoli proibì definitiva- mente questa pratica, giudi- candola incompatibile con la dottrina cattolica. Lo stesso mondo di sogni, fantasmi e numeri permea la cultura popolare napoletana, se è vero che Non ti pago di Eduardo De Filippo, rappre- sentato per la prima volta nel 1940, è costruito attorno a una disputa su una combina- zione vincente presumibil- mente rivelata in sogno da un padre defunto. Il film di Totò del 1950 47 morto che parla prende il titolo diretta- mente dalla Smorfia: 47 è il morto, mentre 48 è il morto che parla. E quando Massi- mo Troisi, Lello Arena ed Enzo Decaro formarono il trio comico che li rese famosi nel 1977, lo chiamarono sem- plicemente La Smorfia, fidu- ciosi che il pubblico napole- t a n o a v r e b b e c o l t o immediatamente il riferi- mento. I m o r t i s o n o i n f o r m a t o r i a f f i d a b i l i : N a p o l i e l a Smorfia, quando l'aldilà dà i numeri 17 GIOVEDÌ 1 OTTOBRE 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | I numeri della Smorfia sono tradizionalmente associati a sogni, persone ed eventi da trasformare in giocate al Lotto; nel riquadro, un pappagallo estrae uno dei pianeti della fortuna, i bigliettini numerati che un tempo venivano venduti per le strade di Napoli (Immagini originali create per L'Italo-Americano con l'assistenza dell'AI) SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI TERRITORIO TRADIZIONI
