L'Italo-Americano

italoamericano-digital-10-15-2026

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15 GIOVEDÌ 15 OTTOBRE 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | L a scartocciatu- ra (la sbucciatu- ra delle pannoc- chie) era una di q u e l l e a t t i v i t à che, nelle Marche, non si svolgevano mai in solitudi- ne. Famiglie e vicini si riuni- vano per rimuovere le foglie dal mais, spesso fino a sera inoltrata. A un certo punto (è una certezza!) qualcuno i n i z i a v a a c a n t a r e ; u n a d o n n a p o t e v a i n t o n a r e i l primo verso, un uomo inse- rirsi subito dopo e, in breve, l e d u e v o c i i n i z i a v a n o a intrecciarsi: a volte si avvici- navano così tanto da creare una tensione quasi scomo- da, per poi ricongiungersi alla fine della frase, con la voce di risposta che spesso fungeva da vero e proprio strumento musicale. Si trattava del "canto a v a t o c c u " , u n a f o r m a d i canto a due voci un tempo diffusa in gran parte delle Marche e legata in particola- re al lavoro agricolo. Esso appartiene a una famiglia più ampia di t r a d i z i o n i polifoniche rurali pre- senti in tutta l'area adriatica centrale e appenninica. Le Marche, tuttavia, ne hanno sviluppato una versione par- ticolarmente caratteristica, fondata proprio sulla tensio- ne e sull'interazione tra due voci indipendenti. Un can- tante inizia e l'altro entra in u n s e c o n d o m o m e n t o : a volte ripetendo il verso, a volte sostenendo una nota di a c c o m p a g n a m e n t o , a l t r e v o l t e a v v i c i n a n d o s i c o s ì tanto da far sì che le due altezze tonali producano un effetto di battimento acusti- co. Il risultato può apparire aspro a orecchie abituate al canto corale, ma tale asprez- za è parte integrante dello s t i l e v a t o c c u . G a s t o n e Pietrucci, che ha dedicato anni a documentare la musi- ca tradizionale della regione, h a d e f i n i t o q u e s t a f o r m a " d i s c a n t o b i v o c a l e " : d u e voci che condividono lo stes- so canto pur mantenendo un'indipendenza tale da ren- dere udibile la frizione sono- ra tra loro. Il nome vatoccu potrebbe derivare da "b a t a c c h i o " (della campana), per via del modo in cui una voce risuo- n a e l ' a l t r a r i s p o n d e c o n forza; tuttavia, Pietrucci ha collegato il termine anche ai battimenti acustici generati d a l l ' i n t e r f e r e n z a t r a d u e note molto vicine. Le due spiegazioni non sono poi così distanti, poiché entram- be si basano sul medesimo concetto fisico di un suono che risponde a un altro; il termine vatoccu, dunque, si presta bene a entrambe le interpretazioni. I l c a n t o a v a t o c c u e r a molto diffuso nelle Marche, sebbene non venisse esegui- to durante qualsiasi tipo di lavoro. Questa pratica era legata soprattutto a mansio- ni che tenevano le persone impegnate insieme per ore, a volte per intere giornate; le registrazioni e le testimo- nianze raccolte nella regione durante gli anni Settanta ricordano come i vatocchi venissero intonati durante la mietitura del grano, la fie- nagione, la vendemmia e la s g r a n a t u r a d e l m a i s . A d Apiro, si ricordano uomini e donne che si scambiavano canti sia durante il raccolto che durante la scartocciatu- ra, l'operazione di rimozione delle brattee dalle pannoc- chie. A volte i cantori non lavoravano nemmeno nello stesso campo: una persona iniziava una strofa e qualcu- n o i n u n c a m p o v i c i n o rispondeva, sapendo esatta- mente quando e come inse- rirsi. Non occorrevano lezio- ni formali per apprendere la tecnica, poiché si acquisiva familiarità con le melodie e i tempi fin da giovani: quan- do si era pronti a partecipa- re, gran parte di ciò che ser- v i v a s a p e r e e r a g i à s t a t o assimilato attraverso anni di ascolto e ripetizione. Curiosamente, i temi dei canti avevano spesso ben poco a che fare con il lavoro c h e s i s t a v a s v o l g e n d o . I v e r s i p o t e v a n o e s s e r e r o m a n t i c i , c a n z o n a t o r i , polemici, satirici o semplice- mente divertenti, poiché lo stornello offriva l'occasione per flirtare, sfidarsi e dire cose che, in una conversa- zione ordinaria, si sarebbe esitato a esprimere. Uomini e d o n n e s i s c a m b i a v a n o versi che potevano trasfor- marsi da corteggiamento in aperta sfida, mentre altri canti prendevano di mira i vicini, le autorità locali o il clero. La graduale scomparsa di questa tradizione nel corso del Novecento è stata stret- tamente legata ai cambia- menti nel lavoro agricolo: la meccanizzazione há ridotto la manodopera necessaria nei campi, attività che un tempo impegnavano interi gruppi per giorni vennero completate molto più rapi- damente e alcune mansioni s t a g i o n a l i s p a r i r o n o d e l t u t t o . P a r a l l e l a m e n t e , l o spopolamento delle comu- nità rurali ha ridotto le occa- s i o n i p e r q u e g l i s c a m b i spontanei su cui si fondava il "canto a vatoccu". Quando un canto richiede una rispo- sta, è difficile mantenerlo vivo se non c'è nessuno nelle vicinanze che ne conosca la replica. Fortunatamente, alcuni studiosi hanno iniziato a documentare la tradizione finché c'erano ancora perso- ne che ne ricordavano l'ese- cuzione: Pietrucci e Dario Toccaceli registrarono le esibizioni in diverse località, tra cui Apiro, Montefano e Filottrano, annotando spes- so i nomi dei cantori, le date e le circostanze di ogni regi- strazione. Quei nastri sono oggi conservati presso l'Ar- c h i v i o S o n o r o d e l l e Marche e ci permettono di ascoltare le voci e le tecni- che canore di persone che avevano appreso questa tra- dizione nella vita quotidia- na, ben prima che qualcuno pensasse di tramandarla ai posteri tramite la registra- zione. SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI TERRITORIO TRADIZIONI Una canzone per due: il "canto a vatoccu" delle Marche Un registratore a bobine ricorda il lavoro di documentazione delle tradizioni musicali popolari marchigiane portate avanti da Gastone Pietrucci e Dario Toccaceli (Immagine originale creata per L'Italo-Americano con l'assistenza dell'AI)

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