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13 GIOVEDÌ 15 OTTOBRE 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | R o c c h e t t e e Rocchettine sorsero l'una di fronte all'altra, sopra la stessa stretta valle della Sabina, a nord di Roma. Entrambe si svilupparono attorno a for- tezze medievali poste a guar- dia della via di comunicazio- ne tra Rieti e la Valle del Tevere e, per secoli, hanno condiviso una storia presso- ché identica. Mentre Roc- chette è tuttora abitata, Roc- chettine è disabitata dagli anni Cinquanta del Novecen- to. R o c c h e t t e f a p a r t e d e l comune di Torri in Sabina, in provincia di Rieti, e si inseri- sce in un paesaggio caratte- rizzato da oliveti e piccoli insediamenti situati in punti che, un tempo, offrivano un vantaggio strategico-milita- re; il borgo prende il nome proprio dalla fortezza attor- no alla quale si è sviluppato. Nel Medioevo era noto come Rocca Bertalda, mentre la roccaforte che si ergeva sul versante opposto della valle era Rocca Guidonesca: insie- me, le due strutture control- lavano un passaggio di tale importanza da giustificare la costruzione di due insedia- menti fortificati così vicini tra loro. Le fortificazioni risalgono al XIII secolo, epoca in cui quest'area della Sabina si trovava lungo percorsi conte- si tra signori locali, autorità ecclesiastiche e potenti fami- glie romane. Nel corso dei secoli, sia Rocchette che Roc- chettine passarono sotto il controllo di diverse casate, tra cui i Savelli e gli Orsini, ma la loro funzione rimase sempre legata al medesimo obiettivo: la valle sottostante incanalava il transito di per- s o n e e m e r c i , e c h i u n q u e detenesse il controllo delle alture poteva sorvegliare e presidiare la strada. Con il venir meno dell'im- portanza strategico-militare, Rocchette si adattò gradual- mente ai nuovi tempi: le abi- tazioni vennero costruite a ridosso o all'interno delle antiche strutture difensive, e la fortezza finì per integrarsi nel tessuto urbano del borgo. L'ingresso al centro storico reca ancora la data del 1607, mentre all'interno si trovano la chiesa del Santissimo Sal- vatore e la più piccola cap- p e l l a d i S a n S e b a s t i a n o . Nulla qui è di dimensioni monumentali, ma è proprio questo aspetto a contribuire al fascino del luogo. Rocchettine, tuttavia, ha avuto un destino diverso. La fortezza era probabil- m e n t e g i à i n g r a n p a r t e abbandonata nel XVIII seco- l o , m a a t t o r n o a d e s s a sopravvisse un piccolo inse- diamento, rimasto abitato fino al Novecento. Successi- v a m e n t e , n e g l i a n n i d e l secondo dopoguerra, gli abi- tanti se ne andarono gra- dualmente e, già all'inizio d e g l i a n n i C i n q u a n t a , i l borgo era ormai disabitato. Non esiste un'unica spie- g a z i o n e d r a m m a t i c a d e l motivo per cui un insedia- m e n t o s i a s o p r a v v i s s u t o mentre l'altro è scomparso. Rocchettine fu coinvolta nel medesimo fenomeno di spo- polamento rurale che inte- ressò gran parte dell'entro- t e r r a i t a l i a n o n e l dopoguerra, quando lavoro, scuole, trasporti e servizi a t t i r a v a n o s e m p r e p i ù l a p o p o l a z i o n e v e r s o c e n t r i urbani più grandi. In una località già piccola e di diffi- c i l e a c c e s s o , b a s t a v a u n numero relativamente con- tenuto di partenze per ren- dere più ardua la vita quoti- diana di chi restava, fino a quando non rimase più nes- suno. Tornando a Rocchet- te, le colline circostanti sono ricoperte di uliveti – alcuni d e i q u a l i s e c o l a r i – c h e danno origine al rinomato olio extravergine d'oliva Sabina DOP. Gran parte della cucina locale affonda le radici nelle tradizioni agrico- le della zona, dove verdure, legumi, pasta fatta in casa e carne suina sono da sempre ingredienti fondamentali. U n a s p e c i a l i t à t i p i c a è i l "fallone", una sorta di cal- zone di pasta di pane ripieno di verdure dell'orto e cotto al forno fino a doratura, prepa- rato tradizionalmente con le v e r d u r e d i s p o n i b i l i a l momento. Le aziende agrico- le locali producono inoltre f o r m a g g i , s a l u m i e v i n o , inclusa la salsiccia di fegato: una testimonianza di come questa terra mantenga viva la sua forte vocazione agrico- la. O gni novembre, s o t t o l ' A r c o G a n g a n e l l i a Santarcange- lo di Roma- gna, appare un'enorme cop- pia di corna e chiunque vi passi sotto è invitato a corre- re un piccolo rischio. La tra- dizione locale vuole che, se le corna iniziano a muoversi mentre ci si passa sotto, la fedeltà del proprio partner meriti qualche verifica più approfondita. Lo scherzo è legato alla Fiera di San Martino, che s i s v o l g e i n t o r n o a l l ' 1 1 novembre ed è nota in tutta la Romagna come la "Fira di Bècch", ovvero la Fiera d e i B e c c h i . I l t e r m i n e "becco" indica il maschio della capra, ma nel linguag- gio popolare le corna dell'ani- male ne facevano anche un simbolo immediato del mari- to tradito, il classico "cornu- to". Come esattamente la rispettabile fiera agricola di Santarcangelo abbia assunto questa seconda identità è meno certo di quanto la tra- dizione lasci intendere. La fiera nacque in stretta connessione con il calendario agricolo: San Martino segna- va infatti la fine dell'anno agrario, momento in cui i contratti di mezzadria scade- vano o venivano rinnovati, il bestiame passava di mano e la gente affluiva in città per acquistare attrezzi e provvi- ste. Santarcangelo sorgeva in un punto d'incontro strategi- co: merci e persone giunge- v a n o l u n g o l a V a l l e d e l Marecchia dagli Appennini, dalla pianura romagnola e dalla costa adriatica, convo- gliando formaggi, legname, prodotti agricoli e animali nello stesso mercato. Il soprannome, tuttavia, è più recente della fiera, e a Santarcangelo ne circolano diverse spiegazioni: una col- lega i "becchi" alle capre e al bestiame cornuto oggetto di compravendita durante l'e- vento; un'altra rimanda alla libertà insolita di una giorna- ta in cui folla, vino e visitatori a n i m a v a n o l a c i t t a d i n a , offrendo naturalmente ampio materiale per l'ironia locale. In ogni caso, a trionfare sono state le corna. Ancora oggi esse campeg- giano sotto l'arco, mentre l'antico mercato del bestiame si è trasformato in una mani- festazione che dura più gior- ni, tra stand gastronomici, artigianato, intrattenimento di strada, vino e il tradiziona- le raduno nazionale dei can- tastorie, figure un tempo familiari nelle fiere italiane. Quest'anno la fiera si svolge dal 7 all'11 novembre. L'anno agricolo non è più scandito dalla ricorrenza di San Marti- no come un tempo, ma San- tarcangelo continua a riser- v a r e a q u e s t a d a t a i l s u o antico privilegio: un mercato, una festa e l'opportunità di passare sotto le corna spe- rando che restino assoluta- mente immobili. Prodotti gastronomici tradizionali alla Fiera dei Becchi di Santarcangelo di Romagna. Nata come mercato agricolo legato alla ricorrenza di San Martino, la manifestazione è oggi una grande festa che comprende gastronomia, artigianato e spettacoli popo- lari (Immagine originale creata per L'Italo-Americano con l'assistenza dell'AI) Rocchette e la sua gemella abbandonata nella Sabina La Fiera dei Becchi: in Romagna, uno scherzo insidioso Uno scorcio all'interno della fortezza medievale di Rocchettine, l'antico insediamento fortificato oggi abbandonato, vici- no a Rocchette, in provincia di Rieti (Photo: Marco Anghinoni/Dreamstime) SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI TERRITORIO TRADIZIONI
