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GIOVEDÌ 15 OTTOBRE 2026 www.italoamericano.org 32 L'Italo-Americano ITALIAN SECTION | SOCIETÀ & ATTUALITÀ CRONACHE NOVITÀ EVENTI I n Italia "si affronta l'immi- grazione quasi esclusivamen- te come un fatto di ordine pubblico, anziché come una componente essenziale del modello sociale e produttivo del Paese. Questa miopia ha un costo altissimo". Queste le paro- le di Gian Maria Fara, presidente dell'Eurispes, a commento dei dati raccolti nell'indagine "La condizione degli immigrati in Italia. Vissuto, esperienze e pro- getti". L'Italia, osserva Fara, "da zona di transito è diventata nel tempo una meta stabile per milioni di persone che fuggono da guerre, povertà e crisi climati- che. I dati dicono che le poten- zialità dei cittadini stranieri sono largamente sottoutilizzate: nel lavoro, nella scuola, nella forma- zione professionale. Continuare a sprecare questo capitale umano è un danno per loro e, al tempo stesso, lo è per il Paese". I migranti regolari residenti in Italia sono quasi cinque milioni: persone, continua fara, che "con- tribuiscono a costruire ricchezza per il 9% del Pil. Pagano contri- buti previdenziali che sostengo- no oltre seicentomila pensioni. Fondano imprese che danno lavoro a centinaia di migliaia di italiani. Si affronta invece l'im- migrazione quasi esclusivamente come un fatto di ordine pubbli- co, anziché come una compo- nente essenziale del modello sociale e produttivo del Paese. Questa miopia ha un costo altis- simo che verrà pagato dai giova- ni italiani che si troveranno, domani, a reggere sulle spalle un sistema previdenziale sempre più insostenibile e un mercato del lavoro afflitto da un profondo disallineamento tra domanda e offerta". Per Fara "la sfida più complessa e importante, anche tenendo conto delle esperienze di altri paesi europei, è creare un circolo virtuoso che consenta una reale integrazione sociale, linguistica ed economica, con canali di ingresso legati al mer- cato del lavoro, sulla base dei fabbisogni dei settori e dei terri- tori, con contratti regolari che prevengano condizioni di sfrutta- mento e sofferenza, che si tra- durrebbero in conflittualità sociale e devianza. Come soste- niamo fin dagli anni Ottanta con i nostri studi e le nostre indagini o si governa il fenomeno con una visione di lungo periodo oppure lo si subisce senza com- prenderlo nella sua interezza e nelle sue potenzialità. Continuare a rappresentare il migrante esclusivamente come invasore o come vittima sono due facce della stessa medaglia: entrambe impediscono di vedere la realtà, che è quella di soggetti (Ph© Ian Allenden | Dreamstime.com) N elle case dei cittadini sta- tunitensi lo spreco ali- mentare arriva quasi a doppiare lo spreco che si registra fra i consumatori italiani: la pat- tumiera a stelle e strisce registra infatti 775,7 grammi di cibo get- tati pro capite ogni settimana, contro i 493,7 grammi sprecati nelle case italiane. A pochi gior- ni dal World Food Day, Giornata mondiale dell'Alimentazione che cade il 16 ottobre, i dati della nuova indagine dell'Osservatorio Waste Watcher International ambiscono a sviluppare un per- corso virtuoso che va dalla con- sapevolezza all'azione di ridurre lo spreco alimentare. Analizzando verticalmente la popolazione statunitense, si sco- pre che negli Stati Uniti sprecano soprattutto i cittadini di origine italiana, perché dichiarano episo- di di spreco più frequenti rispetto alla media statunitense, e tocca- no quota 994 grammi settimanali pro capite di cibo gettato. Da un punto di vista generazionale, negli Stati Uniti dichiara di but- tare cibo almeno una volta alla settimana il 46% della Gen Z e il 41% dei Millennials, contro Spreco alimentare, i cittadini americani buttano via due volte più cibo degli italiani l'11% dei Boomers: anche in Italia le generazioni più giovani risultano più esposte rispetto a quelle più anziane. E sul piano etnico, la popolazione afroameri- cana e quella latina sprecano molto più cibo della popolazione asiatica: 1065 e 893 grammi set- timanali contro 688 grammi di cibo gettato ogni settimana. In questi giorni il tema del diritto al cibo è un filo rosso fra Italia e Stati Uniti, fra Bologna e New York: nel confronto tra le esperienze delle Città Metropolitane di New York e Bologna, al sindaco di New York, Zhoran Mandami, è stato assegnato il Turrita d'Oro 2026, il più alto riconoscimento della città di Bologna. L'iniziativa vuole essere uno scambio di esperienze sul contrasto alla povertà e allo spreco alimentare per raccontare, a New York, pro- getti di riferimento nati a Bologna, come l'inserimento del Diritto al cibo (Ius cibi) nello Statuto approvato dal Comune di Bologna e dalla Città metropoli- tana di Bologna, con l'adozione di politiche alimentari antispre- co. L'immigrazione in Italia? Sempre più stabile e produttiva. Un errore considerarla solo una questione di ordine pubblico permanenza nel nostro Paese di media durata. Gli stranieri irre- golari privi di permesso di sog- giorno rappresentano il 15,5% del campione. La maggior parte degli immigrati, il 52%, è sola e non vive con la propria famiglia in Italia. L'arrivo nel nostro Paese avviene, in quasi tre casi su dieci, con intermediari a Sempre più di lunga permanenza l'immigrazione in Italia (Ph© Davide Bonaldo | Dreamstime.com) pagamento, mentre un terzo degli immigrati si organizza da solo. LE CAUSE - Si emigra per fuggire dalla povertà (23,3%), per mancanza di lavoro (18,5%), o la speranza di trovare condizio- ni di vita migliori (14,8%), il ricongiungimento familiare (10,3%), la mancanza di libertà (9,4%), la guerra o i gravi disor- dini (8,9%). E si arriva per rima- nere: per sempre (52%) o per diversi anni (30,9%). IL LAVORO - La condizione lavorativa dei residenti stranieri in Italia mostra una quota preva- lente di rapporti di lavoro stabili (62,4%), mentre il 32,4% dichia- ra un impiego periodico o stagio- nale e il 5,2% un'occupazione saltuaria o occasionale. La distri- buzione delle professioni svolte in Italia dai residenti stranieri evidenzia una concentrazione significativa in alcune categorie occupazionali: operai (20,4%) e lavoratori agricoli (12,8%). LE RIMESSE - Il 59,5% degli stranieri invia meno di un quarto del proprio guadagno alla famiglia nel paese d'origine. Il 30,7% non invia alcuna somma, il 9,6% destina un quarto o la metà del reddito le rimesse. complessi che stanno già riscri- vendo il patto demografico, eco- nomico e sociale del Paese. Dare voce direttamente a chi vive la condizione di migrante, come l'Eurispes ha voluto fare con questa indagine sulla condizione degli immigrati in Italia, non è un atto di generosità: è il solo modo serio – conclude – per costruire proposte ancorate alla realtà". I DATI - Il 27,8% degli immigrati interpellati nell'inda- gine vive in Italia da 3-5 anni, il 24,2% da 6-10 anni, il 19,4% da 1-2 anni ed un altro 19,4% da più di 10 anni, il 9,2% da meno di un anno. La maggioranza degli immigrati racconta, dunque, una
