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15 GIOVEDÌ 29 OTTOBRE 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | I l triccheballacche sembra il risultato di u n ' i d e a b i z z a r r a : prendere tre martelli di legno, fissarli in verticale all'interno di un telaio e decidere che il modo migliore per usarli sia… farci musica! I l m a r t e l l o c e n t r a l e rimane immobile, mentre i due laterali oscillano verso l'interno colpendolo; a ogni c o l p o , d e i p i c c o l i d i s c h i metallici fissati al legno pro- ducono un tintinnio. Se suo- nato a dovere, lo strumento crea un ritmo secco e ritma- to, capace di farsi sentire chiaramente sopra il canto e il ballo, senza bisogno di corde o membrane. Il suo nome, in napoletano, è un'onomatopea che riprodu- ce il rumore stesso dello stru- mento: del resto, sarebbe dif- f i c i l e d e s c r i v e r l o i n a l t r o modo. I t r e e l e m e n t i i n l e g n o sono uniti alla base, mentre un secondo traversino, posto più in alto, guida il movi- mento dei due martelli ester- ni, impedendo loro di oscilla- r e e c c e s s i v a m e n t e . P e r suonare il triccheballacche, si impugnano i due elementi mobili e si fanno battere le loro teste di legno contro quella fissa centrale, colpen- dola simultaneamente o in alternanza, a seconda del ritmo desiderato. Ogni colpo g e n e r a u n s u o n o s e c c o , seguito dal tintinnio metalli- co dei dischetti, che conti- nuano a vibrare per un istan- te dopo l'impatto del legno. I suonatori più esperti posso- no anche scuotere lo stru- mento per far risuonare i dischi senza far toccare com- pletamente i martelli; combi- nando questi movimenti, si ottiene una sorprendente varietà di suoni da quello che, in fondo, è solo un sem- plice assemblaggio di legno e metallo. L'aspetto dello strumento varia notevolmente a secon- da di chi lo ha realizzato e del suo scopo. Alcuni tricchebal- lacche sono costituiti da sem- plici aste di legno arricchite da inserti metallici, mentre altri sono dipinti, intagliati e decorati con nastri o coccar- de. Il catalogo nazionale del Ministero della Cultura, a d e s e m p i o , i n c l u d e u n e s e m p l a r e r e a l i z z a t o a d Amalfi, ornato con nastri bianchi e rossi, fiori di metal- lo e pompon color bordeaux applicati alle teste dei mar- telli: un esempio che testi- monia quanto complessa e creativa possa essere la sua costruzione. Le decorazioni non contribuivano certo a migliorare il suono, ma face- vano una bella differenza quando lo strumento veniva portato per le strade durante una processione, dove l'esse- re visti era importante tanto quanto l'essere ascoltati. Nonostante la lavorazione elaborata, il triccheballacche apparteneva a una famiglia di strumenti realizzabili con materiali economici, ripara- bili da chiunque avesse un minimo di abilità pratica e suonabili senza la necessità di anni di formazione acca- demica. Sebbene il triccheballac- che sia strettamente associa- to a Napoli, strumenti affini sono stati a lungo utilizzati anche altrove nell'Italia cen- tro-meridionale, in particola- re durante feste popolari e spettacoli di strada. Spesso veniva suonato insieme ad a l t r i s t r u m e n t i c h e , a u n occhio inesperto, dovevano apparire altrettanto bizzarri: il putipù – noto anche come caccavella – produce un s u o n o p r o f o n d o e q u a s i comico grazie a un'asta che sfrega contro una membrana tesa su un recipiente o un risonatore simile; lo sceta- vajasse, invece, consiste in un'asta di legno dentellata che viene sfregata con un altro pezzo di legno, spesso arricchita da sonagli metalli- ci. Sebbene il funzionamento di ciascuno sia unico, suonati insieme questi strumenti erano in grado di fornire tutto il ritmo necessario a un gruppo di cantanti o balleri- ni, senza richiedere nulla che somigliasse alla strumenta- zione di un'orchestra sinfoni- ca. Ed è proprio questo, in definitiva, il motivo della loro grande utilità: la musica s u o n a t a p e r s t r a d a d e v e competere con il chiacchie- riccio della gente, il calpestio dei passanti e l'entusiasmo incontenibile dei ballerini. Un ritmo marcato e costante offre a tutti un punto di rife- rimento, e il triccheballacche è particolarmente efficace in questo: variando la velocità e l'intensità dei colpi, chi lo suona può accentuare deter- minati passaggi, dialogare con il cantante o mantenere vivo il movimento dell'intero gruppo. Non si tratta certo d e l s u o n o p i ù d e l i c a t o a l mondo, ma d'altronde nessu- no porterebbe tre martelletti di legno a una festa di strada aspettandosi la raffinatezza di un violino! Già nel XX secolo, il tric- cheballacche era diventato un elemento così familiare della cultura festiva napole- t a n a d a a p p a r i r e p e r s i n o nelle immagini promozionali di tali celebrazioni. Un mani- festo realizzato per i festeg- giamenti di Piedigrotta nel 1958, oggi conservato nel catalogo del patrimonio cul- turale nazionale italiano, raf- figura lo strumento accanto a un tamburello, al Golfo di Napoli e a fuochi d'artificio, i n s e r e n d o l o t r a i s i m b o l i riconoscibili di un evento strettamente legato alla can- zone napoletana e all'intrat- tenimento pubblico. Un altro esempio del Novecento, cata- logato a Napoli, è associato in modo specifico alla musica da ballo – tra cui la tarantella – il che ci offre indicazioni sugli utilizzi pratici di uno strumento che, altrimenti, potrebbe apparire poco più di una curiosità. SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI TERRITORIO TRADIZIONI Il triccheballacche: l'invenzione musicale più rumorosa di Napoli Un suonatore di triccheballacche, probabilmente uno degli strumenti più curiosi d'Italia (Original image created for L'Italo-Americano with the assis- tance of AI)
