L'Italo-Americano

italoamericano-digital-10-29-2026

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23 GIOVEDÌ 29 OTTOBRE 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | O gni ottobre, le p a s t i c c e r i e d i Catania inizia- no a riempire le loro vetrine con i rame di Napoli, biscotti ricoperti di cioccolato fonden- te. Sono morbidi, generosa- mente speziati con cannella e chiodi di garofano e solita- mente guarniti con pistacchi tritati, e compaiono proprio in tempo per Ognissanti e la C o m m e m o r a z i o n e d e i Defunti. La cosa curiosa è c h e , n o n o s t a n t e i l n o m e , appartengono solo a Catania; se chiedete dei rame di Napoli a Napoli, potreste ricevere uno sguardo perplesso, per- ché la città da cui prendono il nome non ha una particolare tradizione nella loro prepara- zione. Come una specialità catanese sia arrivata a pren- d e r e i l n o m e d a u n a c i t t à sull'altra sponda dello Stretto di Messina è una domanda che ha prodotto diverse spie- gazioni, nessuna delle quali del tutto soddisfacente. La più popolare ci riporta al 1816, quando Ferdinando di Borbone unì i suoi regni di Napoli e Sicilia nel Regno delle Due Sicilie, con Napoli come capitale. Secondo la sto- ria, il nuovo assetto politico portò a cambiamenti nella valuta, tra cui l'introduzione di monete di rame che i sici- liani non gradirono perché v a l e v a n o m e n o d e l l ' o r o e dell'argento a cui erano abi- tuati. I catanesi avrebbero reagito producendo monete di rame proprie, fatte con ingre- dienti economici per la pastic- ceria e annerite con il cacao, che potevano essere mangiate i n v e c e d i e s s e r e s p e s e . S i narra che ci fosse anche uno scherzo politico: se le nuove monete avevano così poco valore, tanto valeva farle di farina e zucchero. È una bella storia, ed è stata ripetuta così spesso da diventare la spiegazione più frequente per il nome. Sfortu- natamente, la storia moneta- ria non concorda del tutto: le monete di rame circolavano nei regni borbonici ben prima del 1816, come dimostrano le collezioni numismatiche della Banca d'Italia, e le riforme monetarie che seguirono la restaurazione del dominio borbonico non sostituirono l'oro e l'argento con il rame: la legislazione del 1818 istituì un sistema basato sull'argento. Alcune versioni della storia attribuiscono la coniazione contestata a Carlo di Borbone, sebbene Carlo avesse lasciato il trono di Napoli nel 1759, più di mezzo secolo prima della creazione delle Due Sicilie. Nulla di tutto ciò dimostra che i biscotti non avessero alcun legame con la moneta di rame, ma rende difficile s o s t e n e r e l a v e r s i o n e p i ù comune di un improvviso scambio di monete preziose con monete senza valore. Sono state proposte altre s p i e g a z i o n i , t r a c u i u n a discussa dallo storico dell'ali- mentazione siciliana Pino Correnti, secondo la quale il nome riconosceva l'importan- za di Napoli come capitale borbonica. Un'altra tradizio- ne attribuisce l'invenzione a un pasticcere di nome Napoli, il che risolverebbe abbastanza bene l'enigma geografico, se non fosse che nessuno ha mai fornito prove convincenti sull'identità di questa perso- na. Il nome potrebbe anche essersi sviluppato attraverso associazioni ormai dimentica- te, come spesso accade con i prodotti alimentari regionali le cui ricette sono state tra- mandate molto prima che qualcuno pensasse a regi- strarne la storia. I biscotti sono stati anche collegati alle cucine dei con- venti siciliani, dove genera- zioni di suore svilupparono elaborate preparazioni dolcia- rie utilizzando zucchero, spe- zie, frutta secca e frutta candi- ta. Un istituto religioso spesso citato nei racconti sulla nasci- ta dei rame è il monastero di Santa Chiara a Catania, fon- dato nel XVI secolo e rico- struito dopo il terremoto del 1693. Il monastero fece poi da sfondo alla "Storia di una capinera" di Giovanni Verga, pubblicata nel 1871, sebbene non sia stato stabilito un col- legamento diretto tra le sue cucine e l'invenzione di questi particolari biscotti. L'associa- z i o n e è p l a u s i b i l e n e l p i ù ampio contesto della pastic- ceria conventuale siciliana, ma rimane più una tradizione che un'origine documentata. Ciò che è certo è il ruolo che il rame di Napoli è arriva- to a occupare nella Festa dei Morti, la celebrazione sicilia- na della Commemorazione dei Defunti del 2 novembre: visitare i cimiteri, portare fiori e ricordare i parenti defunti sono usanze diffuse in tutta Italia, ma in Sicilia la ricorrenza aveva tradizional- mente un altro aspetto, che i b a m b i n i a t t e n d e v a n o c o n grande entusiasmo: veniva l o r o d e t t o c h e d u r a n t e l a notte i nonni, gli zii, le zie e gli altri parenti defunti sarebbe- ro tornati a casa, portando regali per i più piccoli, a patto c h e s i f o s s e r o c o m p o r t a t i bene durante l'anno. I regali venivano nascosti in giro per casa e la mattina del 2 novembre i bambini andavano a cercarli, trovando giocattoli, dolci e a volte un cannistruo, un cesto pieno di biscotti, noci e altre leccornie. Si sapeva che i regali proveni- vano da parenti defunti che però si ricordavano ancora dei bambini e sapevano cosa avrebbero gradito. In seguito, l e f a m i g l i e s i r e c a v a n o a l cimitero per rendere omag- gio, così che la giornata univa il piacere di ricevere doni al ricordo delle persone che si credeva li avessero portati. Ogni zona ha sviluppato la propria selezione di dolci per l'occasione. Palermo è diven- tata particolarmente nota per Rame di Napoli: monete di rame, cioccolato e un mistero siciliano LA BUONA TAVOLA RICETTE PIATTI TIPICI STORIE DI CUCINA i "pupi di zucchero" – figure colorate realizzate in zucche- ro – e per la "frutta martora- na", ovvero pasta di mandor- le modellata e dipinta con cura per imitare la frutta vera. Nei dintorni di Catania, l'as- sortimento comprende gli "nzuddi" (biscotti alle man- dorle), le "ossa di morto" (biscotti duri che, come sug- gerisce il nome, ricordano delle ossa) e i "totò", un'altra specialità ricoperta di glassa. A questa stessa tradizione s t a g i o n a l e a p p a r t e n g o n o anche i "rame di Napoli"; la loro comparsa nelle vetrine delle pasticcerie è, da tempo, un segnale inconfondibile dell'avvicinarsi del mese di novembre. L a r i c e t t a v a r i a d a u n a famiglia all'altra e da una pasticceria all'altra, sebbene l'impasto sia solitamente a base di cacao, farina, zucche- ro, latte e spezie calde. Tradi- z i o n a l m e n t e s i u t i l i z z a v a s p e s s o l o s t r u t t o , m e n t r e alcune versioni prevedono l'aggiunta di "vino cotto" – mosto d'uva concentrato che conferisce dolcezza e maggio- re profondità al sapore. L'am- moniaca per dolci, un agente lievitante d'altri tempi ancora impiegato nella pasticceria italiana, contribuisce a confe- rire ai biscotti la loro consi- stenza caratteristica. Una volta cotti e lasciati raffredda- re, questi dolcetti di forma tondeggiante vengono rico- perti da un generoso strato di cioccolato, su cui, prima che si solidifichi, viene sparsa della granella di pistacchio. P e r q u a n t o r i g u a r d a i l ripieno, le ricette più antiche prediligono spesso la mar- mellata d'arance o la "zucca- ta" – una conserva a base di zucca candita che vanta una lunga storia nella tradizione dolciaria siciliana. Giovanna Musumeci, della Pasticceria Santo Musumeci di Randaz- zo, alle pendici dell'Etna, pre- para ancora oggi la zuccata, utilizzandola accanto alla marmellata d'arance. Altre p a s t i c c e r i e p r o p o n g o n o varianti farcite con crema al pistacchio, crema alle noccio- le o persino cioccolato bianco, sebbene la classica copertura al cioccolato fondente riman- ga la versione più tradizionale e conosciuta. Soffici, speziate e ricoperte di cioccolato fondente, le rame di Napoli di Catania sono tradizionalmente decorate con granella di pistacchio (Original image created for L'Italo-Americano with the assistance of AI)

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