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www.italoamericano.org 11 L'Italo-Americano IN ITALIANO | GIOVEDÌ 29 OTTOBRE 2026 N ella Roma del XVIII secolo, i primi giorni di novembre por- tavano la folla nelle chiese per pregare per i morti, ma alcuni di quei visi- tatori scendevano sottoterra, nelle camere sepolcrali dove trovavano qualcosa di straor- dinariamente simile a un teatro. C'erano tende nere, rami di cipresso e scenari dipinti, con figure di cera a grandezza naturale vestite per rappresentare storie bib- liche, vite di santi e, occasion- almente, lo stesso Giudizio Universale. I palcoscenici si trovavano tra tombe reali e ossa umane, e la gente veniva a v e d e r l i d u r a n t e l ' O t - tavario dei Morti, otto giorni di osservanze religiose che iniziavano il 1 novembre. Le esposizioni divennero così popolari che i visitatori pote- vano persino pagare una pic- cola donazione e portare a casa un'incisione di ciò che avevano visto. L'usanza ebbe inizio nel 1763 con l'Arciconfrater- n i t a d i S a n t a M a r i a dell'Orazione e Morte e Morte, i cui membri si pren- devano cura dei morti dimen- ticati di Roma da più di due secoli. Fondata nel 1538, la confraternita si fece carico dei corpi rinvenuti nelle cam- pagne, recuperati dal Tevere o comunque lasciati senza che nessuno organizzasse un funerale. In una città dove la sepoltura era in gran parte responsabilità della famiglia, ai poveri e agli sconosciuti p o t e v a e s s e r e f a c i l m e n t e negato il servizio finale, così la confraternita li raccoglieva, organizzava i loro funerali e registrava ciò che sapeva di loro. Dai suoi registri risulta che tra il 1552 e il 1896 i soci seppellirono circa 8.600 per- sone, un'impresa straordinar- i a p e r u n ' o r g a n i z z a z i o n e sostenuta unicamente dalla devozione religiosa e dalla carità. La loro chiesa in via Giulia rende ancora chiaro lo scopo prima ancora che qualcuno varchi la porta: ricostruita nel Settecento da Ferdinando Fuga, Santa Maria dell'O- razione e Morte ha una fac- ciata decorata con teschi, scheletri alati e simboli funer- ari, tra cui il monito Hodie mihi, cras tibi, ovvero "Oggi a me, domani a te". Il messag- g i o a p p a r t e n e v a a l l a t r a d i z i o n e c r i s t i a n a d e l memento mori, il promemo- ria che la morte arriva per tutti, e la sua presenza nella c h i e s a n o n e r a a f f a t t o casuale, poiché gli uomini che vi pregavano trascorrevano gran parte del loro tempo a trattare con coloro che la morte aveva lasciato senza una famiglia che li recla - masse. Durante l'Ottavario la con- fraternita utilizzava il proprio cimitero sotterraneo per spie- gare ciò che la Chiesa inseg- nava sulla morte e sull'aldilà. Un piccolo palco veniva soli- tamente eretto nella camera p i ù i n t e r n a , d e t t a T e r r a santa, dove le pareti erano già decorate con ossari e sim- boli funerari. Gli architetti p r o g e t t a v a n o l e a m b i e n - tazioni, i pittori preparavano gli sfondi e gli scultori realiz- zavano le figure, a volte fino a dieci, che venivano accurata- mente vestite e disposte per illustrare una particolare lezione religiosa. Per i visita- tori che non sapevano leg- gere, o che capivano un'im- magine più facilmente di un sermone, le scene davano forma riconoscibile alle idee sul giudizio, sul Purgatorio, sul paradiso e sull'inferno. E considerando l'ambiente cir- costante, difficilmente il mes- saggio sarebbe stato dimenti- cato. Altre confraternite romane seguirono presto l'esempio e le esposizioni annuali diven- nero una sorta di compe- tizione, in cui ciascuna isti- tuzione cercava di produrre una scena impressionante; all'inizio del XIX secolo atti- rarono abbastanza attenzione da essere riportati dalla stam- pa romana, e le visite di papi e membri delle famiglie reali aumentarono la loro rep- utazione. Il visitatore che apportava un'offerta poteva ricevere un'incisione a stam- p a d e l l a c o m p o s i z i o n e , insieme alla spiegazione del suo significato religioso, una pratica che si rivelò preziosa per gli storici: la Biblioteca Casanatense conserva 82 incisioni legate all'Orazione e Morte, che coprono 55 anni di rappresentazioni, insieme a 24 fogli esplicativi. Mostra- no come apparivano le figure, come erano disposte le scene e quanto sforzo artistico è stato necessario per qualcosa destinato a durare solo pochi giorni. A volte, tuttavia, queste esposizioni andavano ben oltre le semplici figure di cera. Uno studio pubblicato nella Strenna dei Romanisti descrive una straordinaria r a p p r e s e n t a z i o n e d e l Giudizio Universale, allestita nel 1813 presso il cimitero dell'ospedale romano della Consolazione, in cui si narra che venissero disposti veri corpi umani in pose differen- ti, così da suggerire l'immag- ine dei defunti che risorgono dalle proprie tombe. La stessa fonte riporta la testimonianza di un viaggiatore francese che, nel 1811, vide il corpo di una giovane donna deceduta, vestita e circondata da fiori prima della sepoltura. Tali esibizioni non facevano nec- essariamente parte di spetta- coli teatrali, e sarebbe fuor- viante immaginare che in ogni cimitero romano venis- sero messe in scena rappre- sentazioni con corpi reali; esse testimoniano però con q u a n t a i m m e d i a t e z z a l a morte potesse essere presen- tata ai vivi, in un'epoca in cui i defunti venivano spesso mantenuti all'interno della vita religiosa e comunitaria della città fino al momento della sepoltura. Qualcosa di questo antico m o d o d i c o m m e m o r a r e i defunti è sopravvissuto nelle chiese italiane molto tempo dopo la scomparsa dei teatri sotterranei. Ricordo che mio fratello, all'epoca parroco in Liguria, in occasione della m e s s a p e r l a C o m m e m o - razione dei defunti, era solito estrarre dalla sagrestia della sua chiesa un vecchio catafal- co. Risaliva alla metà dell'Ot- t o c e n t o e d e r a o r n a t o d a teschi intagliati e drappi di velluto nero. Il catafalco era una struttura funebre rialzata – che talvolta fungeva da simulacro di una bara, in assenza della salma – attorno alla quale venivano disposti ceri e simboli tradizionali legati alla mortalità. Oggi un simile allestimento potrebbe a p p a r i r e p i u t t o s t o i n q u i - etante, ma per generazioni di cattolici il suo significato era ben noto: serviva a ricordare ai fedeli coloro che non c'era- no più e il dovere di pregare per le loro anime. L'esem- p l a r e c o n s e r v a t o d a m i o fratello era rimasto intatto per oltre un secolo, in attesa, nella sagrestia, di essere nuo- vamente esposto. A Roma, tali rappresen- tazioni teatrali continuarono regolarmente fino al 1870, a n n o i n c u i l a f i n e d e l d o m i n i o p o n t i f i c i o e l a trasformazione della città in capitale dell'Italia unita por- tarono a profondi mutamenti nelle istituzioni religiose. Anche le pratiche di sepoltura stavano già cambiando, in parte a causa delle nuove nor- mative di salute pubblica; il cimitero del Verano fu aperto alle inumazioni nel 1836 e le confraternite dovettero grad- ualmente adattare la propria attività ai nuovi ordinamenti. L'attività di sepoltura dei defunti abbandonati proseguì fino al 1896, ma gran parte dell'antico cimitero sotterra- neo andò perduta in seguito alla costruzione degli argini lungo il Tevere. Una parte del complesso funerario si conserva ancora sotto la chiesa di Santa Maria dell'Orazione e Morte, dove teschi e ossa sono disposti a formare croci e altre deco- razioni, inclusi dei lampadari. G l i a l l e s t i m e n t i s c e n i c i , insieme alle figure in cera e alle scenografie effimere, sono andati perduti; tuttavia, le incisioni conservate presso la Biblioteca Casanatense e altri istituti romani ne hanno tramandato molte immagini. I visitatori che acquistavano q u e s t e p i c c o l e s t a m p e desideravano probabilmente conservare un ricordo di uno spettacolo religioso di grande impatto; a distanza di due secoli, tali esemplari costitu- iscono una delle testimoni- anze più significative di come apparissero i cimiteri romani quando, ogni mese di novem- bre, i defunti diventavano i protagonisti della scena. Quando la Morte andava in scena: i teatri dimenticati di novembre di Roma Le incisioni hanno conservato la disposizione delle figure e delle scenografie, lasciando agli storici una testimonianza degli allestimenti religiosi destinati a durare soltanto pochi giorni. Nel riquadro: gli scultori realizzavano le figure in cera per le esposizioni di novembre, collaborando con gli architetti, responsabili delle scenografie, e con i pittori, che prepara- vano gli sfondi (Original images created for L'Italo-Americano with the assistance of AI) SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI TERRITORIO TRADIZIONI
