L'Italo-Americano

italoamericano-digital-10-29-2026

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13 GIOVEDÌ 29 OTTOBRE 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | U n a c u c i t r i c e Z e n i t h h a u n s u o n o inconfondibile: un deciso scat- to metallico, dopo il quale due o tre fogli di carta diven- tano una cosa sola. Chiunque abbia lavorato in una scuola o in un ufficio in Italia conosce probabilmente lo strumento che produce questo rumore: una sorta di morsa metallica, compatta e pesante, con il corpo verniciato e il meccani- smo lucido. Ancora oggi, il suo aspetto è quasi identico a quello che aveva al momento d e l d e b u t t o d e l l a Z e n i t h 548, nel 1948; in un'epoca in cui le attrezzature da uffi- cio vengono sostituite quasi con la stessa rapidità con cui vengono acquistate, un fatto del genere merita una spiega- zione. L'azienda che la produce, la Balma, Capoduri & C., fu fondata a Voghera, in Lom- bardia, nel 1924. Nel 1926 iniziò a fabbricare cucitrici e punti metallici con il marchio Zenith, sviluppando inoltre un altro classico della cancel- leria italiana: la colla Coc- coina. Verso la fine degli anni Trenta, l'azienda realizzò u n a c u c i t r i c e a p i n z a , i l modello 507, la cui forma anticipava quella della più celebre 548. Fin dai primi anni, l'impresa guardò oltre i confini nazionali, avviando un'attività di esportazione che avrebbe raggiunto Germania, S v i z z e r a , G r a n B r e t a g n a , Canada e Stati Uniti. La guer- ra interruppe le attività del- l'industria italiana, ma nel 1 9 4 8 l ' a z i e n d a l a n c i ò i l modello destinato a diventare il suo prodotto simbolo, pro- gettato da Aldo Balma. La 548 si distingueva per- ché poneva il meccanismo d i r e t t a m e n t e n e l l e m a n i dell'utente: a differenza delle cucitrici da scrivania, che richiedono un piano d'appog- gio, la Zenith – grazie alla sua struttura a pinza – poteva e s s e r e s o l l e v a t a , p u n t a t a verso un fascio di fogli e azio- nata con una pressione; la leva spingeva il punto metal- lico attraverso i fogli, ripie- g a n d o n e l e e s t r e m i t à s u l retro. Il corpo in metallo ver- niciato e le componenti in ottone nichelato le conferiva- n o u n p e s o r a s s i c u r a n t e , mentre le ganasce sottili per- mettevano a chi la usava di v e d e r e e s a t t a m e n t e d o v e sarebbe finito il punto. Si rivelava pratica dietro un bancone, in un'aula scolastica o in qualsiasi situazione in cui fosse necessario unire dei fogli senza dover prima libe- rare lo spazio su una scriva- nia. La sua forma è stata per- sino paragonata a quella di una piccola balena, con la lunga leva superiore che ne costituisce il dorso. I punti metallici sono alloggiati in un caricatore estraibile e il desi- gn include un meccanismo per risolvere eventuali incep- pamenti. Nella sua configura- zione attuale, la 548 può con- tenere cento punti alla volta e, a seconda del tipo utilizza- to, è in grado di unire da quindici a trenta fogli. Con- sente inoltre due modalità di fissaggio: quella "chiusa", con le estremità dei punti ripiega- te verso l'interno per una tenuta salda, e quella "aper- ta", che facilita la rimozione dei punti qualora sia necessa- rio separare i fogli. La sua fama si è consolida- ta ben presto: nel 1954, in occasione della prima edizio- ne del premio Compasso d'Oro, la 548 ha ricevuto una menzione d'onore, un riconoscimento che ha sanci- to come il buon design indu- striale possa riguardare non solo mobili ed elettrodome- stici, ma anche gli strumenti di lavoro quotidiani. L'archi- vio del design dell'ADI indica Aldo Balma come progettista e registra un brevetto risalen- te al 1949. Dopotutto, una cucitrice ha ben poche occa- sioni di stupire per la sua ori- ginalità; il vero traguardo consiste nel rendere affidabi- le e confortevole la ripetizio- ne, per migliaia di volte, di un gesto semplice e circoscritto: un obiettivo raggiunto grazie a l l ' i n g e g n o s o p r o g e t t o d i Balma. Zenith ha continuato a svi- luppare altri modelli – tra cui il levapunti 580, introdotto nel 1958, e in seguito diverse cucitrici da scrivania ed elet- triche – senza mai abbando- nare la 548. Nel tempo sono state realizzate versioni con finiture e colori differenti; l'a- zienda continua a collaudare singolarmente ogni unità, offrendo una garanzia a vita contro i difetti di fabbricazio- ne. Ancora oggi, il prodotto viene realizzato dall'azienda di Voghera, che nel 2024 ha festeggiato il suo centenario. P rima dell'avvento di Otello Catta- briga, la prepa- razione del gelato r i c h i e d e v a u n notevole sforzo fisico: il com- posto veniva riposto in un contenitore metallico circon- dato da ghiaccio e sale; men- tre qualcuno faceva ruotare il contenitore, un'altra persona doveva raschiare lo strato che si congelava sulle pareti e ridistribuire il composto sulla superficie fredda. È così che il gelato acquisiva la sua consi- stenza cremosa: se lasciato a s e s t e s s o , i l c o m p o s t o s i sarebbe congelato in modo d i s o m o g e n e o , f o r m a n d o grossi cristalli di ghiaccio. L'uso di una manovella facili- tava il compito, ma non esi- meva chi preparava il gelato dal dover raschiare le pareti. Cattabriga, nato a Bologna nel 1897, si formò in diverse officine meccaniche – tra cui un'azienda produttrice di macchinari per la lavorazione della pasta – e nel 1927 aprì la propria officina in via San Mamolo. Quello stesso anno mise a punto la "Motogela- t i e r a " , u n m a c c h i n a r i o capace di replicare meccani- camente i movimenti manua- li dell'artigiano: una spatola scorreva lungo la parete di un contenitore cilindrico rotan- te, staccando il composto congelato e ridistribuendolo – un'operazione che in italia- no viene definita appunto "stacca e spalma". Può sem- brare un miglioramento di poco conto, finché non si considera quante volte tale operazione dovesse essere ripetuta per ogni singola pro- duzione. Il progetto di Cattabriga introduceva inoltre la refrige- razione meccanica, eliminan- do la necessità di una vasca esterna riempita di ghiaccio e sale: il contenitore rotante veniva raffreddato tramite un bagno di liquido refrigerante, offrendo al composto un'am- pia superficie fredda, mentre la spatola lo manteneva in costante movimento. La mac- china consentiva così di otte- nere un prodotto omogeneo con uno sforzo fisico decisa- mente inferiore. Nel 1931, Cattabriga ottenne un brevet- to industriale italiano e conti- nuò a perfezionare il suo pro- getto, rendendo tra l'altro il macchinario più compatto. La sua officina si trasformò in un'azienda produttrice i cui macchinari divennero noti ben oltre i confini di Bologna; anche il principio alla base dell'invenzione è rimasto valido nel tempo. Sebbene le macchine moderne presenti- no differenze in molti detta- gli, il processo di congela- m e n t o d i u n c o m p o s t o accompagnato da una costan- te azione di raschiatura e mescolamento rimane fonda- mentale per ottenere un gela- to dalla consistenza cremosa. Cattabriga ha preso la fase più gravosa e ripetitiva della preparazione del gelato, affi- dandola a una macchina. Ciò che un tempo richiedeva ore di lavorazione manuale pote- va finalmente essere eseguito meccanicamente, lasciando ai gelatieri la libertà di concen- trarsi sulla fase del lavoro che r i c h i e d e v a a n c o r a l a l o r o esperienza: capire quando il gelato aveva raggiunto la con- sistenza perfetta. Un maestro gelatiere lavora il gelato appena preparato, utilizzando una spatola per conferirgli la consistenza e la forma desiderate. Sullo sfondo, una moderna macchi- na per la produzione artigianale: senza l'invenzione di Cattabriga niente di tutto ciò sarebbe stato possibile (Original image created for L'Italo-Americano with the assis- tance of AI) Zenith 548: la cucitrice che non ha mai avuto bisogno di essere reinventata Otello Cattabriga e la macchina che rivoluzionò il gelato IMPRESA ITALIA ECONOMIA MADE IN ITALY AZIENDE La Zenith 548 entrò in commercio nel 1948: da quel momento, è diventata un oggetto comune in tutti gli uffici del mondo (Original image created for L'Italo-Americano with the assistance of AI)

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