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mantenendo integre la pro- pria dignità e le proprie radi- ci. Come dimostra l'esperien- z a d i I t a l i a n C o m m u n i t y Services però, è fondamenta- le anche la restituzione, il contributo diretto alla causa della comunità: bisogna par- tecipare alla comunità, dare agli altri e ricevere dagli altri, serve per essere parte di qual- cosa di più grande della pro- p r i a s i n g o l a e s p e r i e n z a . Siamo comunità e ci fa bene esserlo. Siamo esseri sociali. E in questa era sempre più tech e sempre più dominata dall'Ai è un'infrastruttura sociale ed emotiva indispen- sabile: non bisogna dimenti- care di coltivare questa rete relazionale che ci rende così meravigliosamente umani. Lettera dell'editore NEWS & FEATURES PERSONAGGI OPINIONI ATTUALITÀ GIOVEDÌ 29 OTTOBRE 2026 www.italoamericano.org 3 L'Italo-Americano IN ITALIANO | P er chi vive lonta- no dalla propria terra d'origine, la comunità non è s e m p l i c e m e n t e un aggregato di connazionali. È p i u t t o s t o u n a s t r u t t u r a emotiva, culturale e sociale. Anche oggi che si parte e si torna facilmente a casa con voli frequenti e spesso low cost, e si usano smartphone che consentono di restare iperconnessi con casa, fami- glia e amici, condizione capa- ce di attenuare notevolmente la percezione delle distanze e di ammorbidire separazioni e nostalgie, quel senso di perdi- ta e distacco profondamente traumatico di ogni migrazio- ne, il bisogno di comunità resta forte. Anzi, nel contesto fluido e frammentato della c o n t e m p o r a n e i t à , d o v e i l rischio di isolamento e aliena- zione forse è persino aumen- tato, resta un'esigenza. Essere integrati nel tessuto lavorativo di un nuovo paese non equivale automaticamen- te ad appartenere alla nuova società. È qui che il senso di comunità tra italiani riacqui- sta una funzione strategica. Non si tratta di ricreare Little Italy, "ghetti culturali" o di non sapersi assimilare ma di rispondere a un fabbisogno: restare connessi con il pro- prio patrimonio culturale, lin- guistico, alimentare, folklori- stico e persino non verbale. La comunità italiana all'estero diventa così una risposta, anche un luogo di decompres- sione, dove non serve spiega- re codici culturali o ironie i m p l i c i t e : c i s i c a p i s c e a l primo sguardo perché si con- dividono sostrati culturali. Chi rimane in patria spesso non sa quanto la cultura con- divisa sia una rassicurante confort zone. Viceversa, per chi emigra la cultura diventa una scelta consapevole, un patrimonio da cercare e rico- struire ogni giorno. Q u a n d o i g r a n d i f l u s s i migratori portarono milioni di italiani tra il XIX e il XX secolo al di là dell'oceano, quei primi migranti si trova- vano immersi in realtà urba- ne o rurali fortemente ostili, dove le barriere linguistiche e i pregiudizi sociali rendevano la sopravvivenza un'impresa ardua. In quel contesto di profonda vulnerabilità, com- presero immediatamente che la "salvezza" risiedeva nell'av- vicinarsi, nel fare squadra. N a c q u e r o c o s ì l e p r i m e società di mutuo soccorso, i club regionali e le confraterni- te religiose. Queste associa- zioni non offrivano soltanto assistenza finanziaria o medi- ca in caso di infortunio; forni- vano un ombrello di protezio- ne, un riparo psicologico. Creavano uno spazio in cui la dignità del lavoratore italiano veniva riaffermata, dove si parlava il proprio dialetto e dove si potevano celebrare le proprie tradizioni. Da North Beach a San Francisco alle Little Italy di San Los Angeles e San Diego, la comunità è stata la prima vera rete di protezione sociale per genera- zioni di emigrati. Oggi alcuni di quegli aggre- g a t i s t o r i c i r e s i s t o n o . I n prima pagina ricordiamo i 110 anni di Italian Community Services e potremmo ovvia- mente ricordare il nostro L'I- talo Americano. Se queste istituzioni sono sopravvissute sino ad oggi significa che con- tinuano a rispondere a un b i s o g n o p r e c i s o : s o n o l a r i s p o s t a a l l a n e c e s s i t à d i appartenenza sociale, di rico- noscimento e trasmissione valoriale. Così uno degli aspetti più preziosi della comunità italia- na all'estero risiede nella sua capacità di fungere da veicolo per la trasmissione intergene- razionale dell'identità. Per i figli e i nipoti degli emigrati di prima generazione, la comu- nità è spesso l'unico legame vivo con le origini. Attraverso eventi comunitari, la festa del patrono, le scuole di lingua, i festival del cinema o le mani- festazioni legate all'Italian Heritage Month che anche quest'anno volge a conclusio- ne, la memoria storica indivi- duale si trasforma in orgoglio collettivo. Il senso di comu- n i t à p e r m e t t e a l l e n u o v e generazioni di articolare un'i- dentità complessa e ricca, d o v e l ' e s s e r e i t a l i a n i n o n sostituisce l'appartenenza al paese di nascita, ma la arric- chisce. In questo spazio di incontro, gli adulti custodi dei ricordi e i giovani portatori di innovazione si scambiano esperienze, garantendo che la cultura d'origine rimanga una riserva viva di valori, storia e senso di appartenenza. E' molto importante questo pro- cesso ed è essenziale preser- varlo e alimentarlo. Per chi vive l'esperienza migratoria è un antidoto allo stress acculturativo, al senso di sradicamento, alla perdita dei punti di riferimento fami- liari e alla fatica dell'adatta- m e n t o . M a l a c o m u n i t à è anche un laboratorio di ela- borazione collettiva dove le difficoltà individuali vengono legittimate e trasformate in risorse condivise. Questo processo favorisce quello che la psicologia definisce un per- corso di crescita e riscatto: la persona non si percepisce più come un soggetto passivo tra- volto dal cambiamento, ma come un individuo capace di ricostruire la propria vita Quel senso di comunità così prezioso per gli Italiani all'estero
