L'Italo-Americano

italoamericano-digital-11-27-2014

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GIOVEDÌ 27 NOVEMBRE 2014 www.italoamericano.com 13 L'Italo-Americano ITALIAN SECTION | UN QUARTIERE RIVUOLE IL SUO ALBERO Un albero ricresce all'Alberone La Vignetta della Settimana di Renzo Badolisani Questa è la storia di un albero e di un affetto particolare che lo legava a un quartiere di Roma. Può ancora capitare questo, vivaddio, in città metropolitane in cui i rapporti umani stentano a decollare per via della vita sempre di corsa, casa, lavoro, scuola dei bambini e poi sempre uguale, fino alla fine della settimana. Piazza dell'Alberone è una sorta di ritrovo di un intero quartiere: è posizionato a metà di via Appia, settecento metri più avanti rispetto alla Basilica di San Giovanni. Qui, fino al 1986, sorgeva una quercia di oltre duecento anni, testimone dell'evoluzione del quartiere e pure di eventi storici. Come, ad esempio, quando sotto alla sua capiente ombra, nel luglio del '43, i giovani antifascisti di Roma si diedero appuntamento nel giorno della caduta di Benito Mussolini. Nel corso degli anni, gradualmente, la quercia si ammalò, attaccata dalle termi- ti. Si racchiuse quasi in sè stessa, rinsecchendosi, diventando un pro- blema per la comunità perché, così malata, poteva anche cadere met- tendo a repentaglio l'incolumità di tanti passanti, sconvolgendo pure la viabilità (la via Appia è una delle arterie più battute della Capitale). Così, ventotto anni fa, la quercia, abbattuta, cedette il passo a un leccio di sessanta quintali, alto quasi dieci metri, cresciuto in Umbria, impiantato sempre in piazza dell'Alberone, uno dei quartieri più a misura d'uomo di Roma, in cui molti abitanti dei palazzi si conosco- no e si frequentano. Insomma, i classici condominii in cui se ti manca il sale o la pasta puoi scendere a chiederli al vicino, senza remora alcuna. Quando il leccio venne impiantato - dopo ore di lavoro - il quartie- re parve rinascere: non sembrava piazza dell'Alberone senza l'ombra e la maestosità di quell'albero che aveva quasi vegliato, per tanti anni, sugli abitanti. Scese in strada gran parte del rione, quel giorno, per assistere a quella cerimonia. C'era anche la banda, molti portarono bibite e panini. Una festa improvvisata in onore di un albero che rina- sceva. Ventotto anni dopo ci risiamo, come per uno schiaffo del destino. All'inizio di novembre piogge torrenziali hanno flagellato Roma e non solo. Il leccio, vecchio e ansimante, scosso dal vento e dalla furia della natura, ha ceduto, perdendo gran parte dei rami, ferendo pure una donna. L'arbusto storico così è sprofondato, portandosi appresso la storia recente del quartiere. Prima la quercia, poi il leccio, ora più nulla. Un vuoto cosmico che ha immalinconito una intera comunità. Così è nata una nuova idea: impossibile pensare a piazza dell'Alberone senza quel suo compagno silenzioso, ma sempre pre- sente. È nato un comitato, con esso una raccolta di firme. Mobilitati giornali cittadini, radio e Tv locali. Il miracolo è avvenuto: pochi giorni fa il Servizio Giardini del Comune ha annunciato che sta già pensando al modo di sostituire il leccio. Sparsasi la voce, il quartiere ha iniziato nuovamente ad aspettare. Mancava qualcosa e quel qual- cosa, finalmente, riavrà il suo spazio, ciò che si protraeva dall'inizio del secolo scorso. Una storia romantica, a lieto fine: chi dice che nelle grandi città non ci si commuove più? Viaggio nella lingua italiana nel cuore di Roma e della storia Tutti i martedì sera, al Teatro Arciliuto di Roma, è possibile fare un viaggio nell'Arte e nella Musica con lo Spettacolo "La G r a n d e F a v o l a d e l l a L i n g u a Italiana", un lungo racconto che parte dal medioevo e arriva al Novecento con Enzo Samaritani (voce e chitarra) e Giovanni Samaritani (voce). Fu Federico II di Svevia che avviò un progetto di saggezza culturale, ovvero unire tutta l'Europa in una unica lingua, quella Italiana. Per renderla viva l'Imperatore Federico fondò due n u o v e U n i v e r s i t à , u n a a Palermo ed una a Napoli che ancora porta il suo nome. Un suo decreto imperiale imponeva l'uso della nuova lingua per tutte le arti, ovvero: letteratura, filosofia, musica, pittura, scultu- ancora in vigore è stato sostitui- to con la lingua inglese per una necessità di evoluzione tecnolo- gica e attualmente si sta inseren- do nella nostra lingua Italiana. Il progetto "Europa" però ha inserito nella nostra moneta più piccola, il centesimo, il simbolo di Federico II: il meraviglioso Castel del Monte in Puglia. ra, teatro, su tutto il territorio europeo e localmente l'uso delle altre. Alla sua morte il seme era gettato ma a poco a poco le lin- gue locali ripresero le loro radici inserendo nel parlato quel volga- re che ne facilitava la compren- sione. Dopo novecento anni, nel 1997, quel decreto imperiale PAOLA ORRICO Nostalgia di casa e di un paese lasciato al di là dell'Oceano Che cos'è la nostalgia? "Nostalgia, nostalgia cana- glia" cantava Al Bano Carrisi, sintetizzando ciò che tutti, alme- no una volta nella nostra vita, abbiamo sperimentato: la nostal- gia di qualcosa, di un luogo, di una persona, di un evento colle- gato al nostro passato. La nostalgia, sentimento can- tato e decantato da poeti e scrit- tori, è il sentimento più comune e f r e q u e n t e i n o g n i e s s e r e umano. Nei recenti viaggi negli Stati Uniti, ho frequentemente riscon- trato una grandissima nostalgia per l'Italia, paese di origine di molti americani o dei loro avi. L'Italia era ancora nei loro pensieri, nelle loro espressioni, nel loro italiano indeciso, ma tenace nella voglia di farsi comprendere e di comunicare. Ovunque io andassi, era fre- quente incontrare persone che, una volta compresa la mia italia- nità, volevano interagire e rac- contarmi qualcosa di personale: sui loro nonni originari della Campania; sulla madre italiana che usava ancora espressioni o un intercalare tipico dialettale; su quel viaggio che fecero da bambini, tanti anni prima, in visita ai parenti in Italia. Bellissimo è stato essere fer- mata per strada, da persone che carpendo qualche parola pro- nunciata in italiano, ti fermava- no e ti consigliavano un buon ristorante dove mangiare o ti chiedevano risultati calcistici sulla squadra del loro paese. La nostalgia dell'Italia è un f i l o c o n d u t t o r e p r e z i o s o c h e spesso congiunge o ricongiunge g l i i t a l o - a m e r i c a n i a " c a s a " , quella lontana chilometri e chi- lometri, ma mai dimenticata. Le prime lettere degli emi- granti, struggenti di bellezza e di tristezza, testimoniano pro- prio questo, le passioni, i pregi, le difficoltà, i drammi quotidia- ni e la nostalgia profonda, di una patria ormai lontana; non- ché il ricordo dei colori, dei sapori, dei profumi della terra natìa, impossibili da dimentica- re. La possibilità del ritorno, alleggeriva le pene della lonta- nanza, il ricordo di tutto ciò che era legato alle proprie origini, permetteva di trovare un po' di serenità. Ecco perché la nostalgia in sé, come sentimento, ha giocato un ruolo fondamentale per con- servare tutta una serie indispen- sabile di ricordi, di usanze, di abitudini tipiche italiane, che col tempo, si sono fuse ed adat- tate al paese di accoglienza. E se un tempo, gli italiani all'estero, per sentirsi meno soli, si servivano solo di lettere che spesso non arrivavano neppure a d e s t i n a z i o n e , o g g i , i n u n p a n o r a m a t e c n o l o g i c o c o s ì vasto e così ricco di opportunità e di scambio, questa vecchia nostalgia, ha assunto toni meno mesti e definitivi. Oggi, il mondo, è alla porta- t a d i m a n o c o n u n c l i c k , e d anche l'amata Italia, è facilmen- te raggiungibile con un sempli- ce tocco di mouse.

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