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GIOVEDÌ 26 NOVEMBRE 2015 www.italoamericano.org 41 L'Italo-Americano ITALIAN SECTION | GRAND TOUR VIAGGI ITINERARI TERRITORIO Insolita passeggiata romana al Coppedè dove il mistero è nei simboli tamente meno appariscente con l'affresco ocra e nero che raffigu- ra un cavaliere tra due grifoni sormontati dalla scritta "Labor". E poi i due grandi Palazzi degli Ambasciatori che si rifanno all'architettura della antica Roma Imperiale, monumentali, ornati di mascheroni in travertino, teste di leoni che ringhiano e volti di per- sonaggi poco simpatici, per non dire piccoli demoni, che spunta- no tra i balconi, sotto i tetti o da edicole che si affacciano all'im- provviso sui passanti. Ogni edificio del quartiere è un'opera unica ed eccentrica, in ogni palazzina compaiono sim- boli, affreschi, materiali e solu- zioni bizzarre e magnetiche. Beniamino Gigli ebbe in una cui centro se ne erge una più pic- cola; sui bordi di entrambe le vasche sono appoggiate le rane dalle cui bocche zampilla l'ac- qua. Intorno alla fontana gli incredibili villini del quartiere esibiscono tutta la loro unicità. I più svariati materiali furono usati per la loro realizzazione, specialmente nel Villino delle Fate: marmi, laterizi, travertino, terracotta, vetro e legno, fanno a gara nel rendere assolutamente eclettiche le facciate asimmetri- che della residenza, per altro ornata da bifore, quadriforme, archi, logge e affreschi con temi svariati e personaggi mitici. Le immagine di Dante e di Petrarca, festoni con putti e api, una rappresentazione di Firenze con la scritta "Florenza Bella" personaggi a cavallo, un falco- niere con il falcone, immagini di frati francescani, di un'orologio, di segni zodiacali, o ancora di angeli, di un biscione di una meridiana, o di Romolo e Remo, il Leone alato di San Marco e L'Aquila di San Giovanni, l'al- bero della vita, colombe angiolet- ti e putti, e altro ancora, gira intorno alle facciate di questo edificio asimmetrico e misterio- so, con torrette, corpi aggettanti e un incredibile e arzigogolato can- cello di ferro battuto nero. Poco distante il Palazzo del Ragno, con l'affresco di un enor- me ragno che sovrasta l'entrata, con i suoi quattro piani, la sua torretta e le sue logge, non è cer- SABINA BRODOLINI I mmagino che il mese che più addice al quartiere Coppedè sia Novembre, il mese di Halloween, delle streghe, degli spiritelli, dei draghi, perché a passeggio in questo incredibile e unico, fatato quartiere di Roma, se ne incontrano parecchi! In realtà non si tratta di un vero e proprio quartiere, ma di un grup- po 45 edifici, tra palazzi, palazzi- ne e villini, disposti intorno ad un nuclo centrale, Piazza Mincio, nel quartiere Trieste, tra Piazza Buenos Aires e Via Tagliamento. Questo particolarissimo ango- lo di Roma, venne progettato tra il 1915 e il 1927 dall'eclettico architetto fiorentino Gino Coppedè. L'entrata principale del quartierino è in Via Tagliamento, e già passando sotto il grande arco monumentale che unisce i due Palazzi degli Ambasciatori, ci si prepara visi- vamente allo stupore e al senso del mistero che pervaderà tutta la passeggiata. Un enorme lampa- dario di ferro battuto ornato con stemmi araldici medievali, è appeso sotto la volta dell'arco, decorata con elementi geometrici variopinti e asimmetrici, affre- schi con cavalieri medievali, efebi, mascheroni e simboli eso- terci. Dopo pochi metri si giunge a Piazza Mincio, dove gli zam- pilli d'acqua della Fontana delle Rane, rappresentano la colonna sonoro dell'atmosfera urbana che vi circonda. Coppedè, nel 1924, prenden- do spunto ironicamente dalla famosa Fontana delle Tartarughe del Bernini al Ghetto, realizzò la sua, sistemando quattro coppie di personaggi fantastici sui bordi di una grande vasca circolare, dal delle villette la sua residenza romana, i Beatles fecero il bagno vestiti di notte nella Fontana delle Rane dopo che si esibirono nella famosa discoteca romana Il Paiper, che si trova nelle vicinan- ze. Il quartiere dove hanno sede le ambasciate del Sud Africa, del Marocco, della Bolivia e della Polonia fu set cinematografico di numerosi film noir o horror: fu scelto dal regista Dario Argento nel film "Inferno" e " L'uccello dalle piume di cristallo" e da Richard Donner per le sequenze iniziali del film "Il Presagio". Lo stile di questo angolo di Roma è certamente unico e stra- vagante, unisce elemeni gotici, medievali, liberty, barocchi a greci e romani, condensando tutto grazie all'abile maestria del progettista. Gino Coppedè, oltre che un'illustre architetto, fu abi- lissimo intagliatore, scultore e decoratore, il che gli conferì grande padronanza su i più sva- riati materiali di cui fece ampio uso nelle sue opere architettoni- che, non solo a Roma, ma anche a Genova e Firenze. Il quartiere fu realizzato durante il periodo fascista, eppu- re Coppedè riuscì a distaccarsi enormemente dalle linee architet- toniche realiste privilegiate dal regime. Piuttosto realizzò un'o- pera dal forte carattere unitario, unico nel suo genere, definendo quasi un singolare e autonomo Stile Liberty italiano. In realtà, il Liberty non attecchì mai in Italia, tantomeno a Roma, nè prima nè durante il regime, che preferiva i volumi monumentali e le linee prive della leggerezza e morbi- dezza del Liberty. Coppedè aggirò l'ostacolo per inserire i suoi edifici in una città come Roma, dove ad ogni ango- lo si devono fare i conti con la storia e l'infintà di stili che si sono susseguiti nei secoli. Impregnò i palazzi di simboli costringendo il visitatore ad un percorso mediatico esoterico, con forti elementi artistici e decorativi, ottenendo un'ubriaca- tura dei sensi che in prima battu- ta, lascia attoniti, stupiti, incapaci di giudicare con certezza ciò che si sta osservando. E' certo che dopo pochi passi, ci si lascia andare come in una giostra: cosa ci sarà dietro l'angolo, sarà bello, brutto, farà paura? Immagino sia plausibile para- gonare Coppedè a Gaudì o a Dalì: chi conosce i significati simbolici delle loro opere? Credo nessuno, eppure toccano, attrag- gono, anche se non sappiamo decifrarne razionalmente il signi- ficato. Forse bisogna fidarsi dell'artista, della sua cultura e della sua bravura. La passeggiata è particolare ma occorre munirsi di un binocolo, perché ovunque Coppedè ha nascosto un piccolo putto, o un diavoletto o un angio- letto, e vi troverete inaspettata- mente a pensare "sogno o son desto?". L'unica vera paura che avvertirete, tra diavoli e cavalli alati è che scompaia tutto da un momento all'altro! Gino Coppedé: Palazzina del Ragno (con il particolare in alto) del 1920 in piazza Mincio 4 e la fontana delle Rane (1920 - 1924), al centro della piazzetta Il Villino delle fate nell'originale quartiere composto da 18 palazzi e 27 palazzine (Ph. Marco Marco Lassalaz)
