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GIOVEDÌ 26 NOVEMBRE 2015 www.italoamericano.org 33 L'Italo-Americano ITALIAN SECTION | Il tesoro segreto del Seicento fiorentino si svela nella Cappella Palatina U n tesoro 'segreto' ritro- v a t o . U n n u c l e o d i opere poco conosciute, d i p i n t e d a g r a n d i a r t i s t i d e l Seicento fiorentino e accurata- mente restaurate, sono restituite alla fruizione del pubblico e esposte nella mostra "Il rigore e la grazia La Compagnia di San Benedetto Bianco nel Seicento fiorentino" fino a maggio 2016 n e g l i a m b i e n t i a n n e s s i a l l a Cappella Palatina di Palazzo Pitti a Firenze. Realizzata in epoca lorenese per volere di Pietro Leopoldo, la Cappella è ancora oggi aperta al culto, ma era visitabile fino ad ora solo in rare occasioni. La mostra costituisce una grande opportunità che vede unirsi il principio della tutela del patri- monio territoriale con quello della sua valorizzazione, grazie a i r e s t a u r i e a l l e n u o v e s a l e espositive inserite nel circuito di visita del Museo degli Argenti. Il tesoro esposto in mostra proviene quasi interamente dal patrimonio della compagnia di San Benedetto Bianco, che è stata una fra le più importanti e prestigiose aggregazioni laicali fiorentine. Fondata nel 1357 presso il monastero camaldolese di San Salvatore, ma trasferitasi p r e s t o ( 1 3 8 3 ) n e l c o n v e n t o d o m e n i c a n o d i S a n t a M a r i a Novella, la Compagnia entrò sotto la stretta influenza spiri- tuale dell'ordine dei Predicatori e trovò inizialmente sede nell'a- rea dell'attuale Chiostro Grande e poi, in via definitiva, in alcuni te presso la parrocchia di Santa Lucia sul Prato, dove si estinse. U n o d e g l i u l t i m i a t t i d e l l a Compagnia fu la cessione alla Curia arcivescovile di Firenze di tutto il patrimonio artistico che aveva accumulato nel corso dei s e c o l i , t r a m i t e c o m m i s s i o n i dirette o attraverso donazioni dei confratelli: la maggior parte delle opere d'arte fu depositata d u r a n t e l a S e c o n d a G u e r r a Mondiale nel Seminario arcive- scovile di Cestello e lì, ancora, si trova tutt'oggi. Il desiderio di rendere sempre più sontuoso l'oratorio e la sede della confraternita aveva spinto molti confratelli a donare dipin- ti, oggetti sacri e paramenti; per d i p i ù , t r a i m e m b r i d e l l a Compagnia, oltre a componenti della famiglia dei Medici, non- ché teologi, filosofi, letterati e scienziati, vi furono numerosi artisti: Matteo Rosselli, Jacopo V i g n a l i , C a r l o D o l c i , i l Volterrano e Vincenzo Dandini, solo per citarne alcuni. Il centro della spiritualità della Compagnia, tanto per l'origina- r i a d e r i v a z i o n e b e n e d e t t i n a quanto per l'influsso del Gori, e r a i l s a c r i f i c i o d i C r i s t o , sommo modello di perfezione a cui ci si poteva avvicinare con un lento e faticoso processo di elevazione spirituale, svolto attraverso penitenze e lunghe v i s u a l i z z a z i o n i i n t e r i o r i . L a meditazione frequente di quel mistero doveva sortire nei con- fratelli l'effetto di una vera e propria 'immedesimazione'. Per questo motivo in San Benedetto Bianco erano presenti diverse immagini che ripercorrevano le tappe della Passione ed esorta- vano i confratelli alla mortifica- zione spirituale e corporale.. Il Cristo sul Calvario, gli stru- menti della Passione e la Croce erano i soggetti più rappresenta- t i . N e l r i c e t t o d ' i n g r e s s o , Vincenzo Dandini aveva dipinto una pala d'altare con l'Orazione di Gesù nell'orto, poi sostituita nel 1646 da un dipinto dello stesso autore raffigurante Cristo caduto sotto la croce. Il soggetto della prima pala fu rivisitato poco dopo da Matteo Rosselli in un affresco situato nella testata di una loggetta che fiancheggia- v a i l c o r t i l e i n t e r n o d e l l a Compagnia, denominato 'orto', i n u n a s t r e t t a a n a l o g i a c o n l'Orto degli ulivi dove Cristo diede principio alla propria ago- nia. In una stanza situata dietro la chiesa principale e dove erano collocati i confessionali, venne posta nel 1653 la tela che qui è attribuita ad Agostino Melissi, raffigurante la Flagellazione di Cristo alla colonna, il cui sog- getto va inteso in rapporto alla pratica della 'disciplina' – cioè l'autofustigazione – che i con- fratelli praticavano in quell'am- biente (la corda sul primo piano del dipinto la richiama esplicita- mente). Oltre che con i dipinti presenti i n C o m p a g n i a , i l t e m a d e l l a P a s s i o n e v e n i v a d i v u l g a t o mediante piccoli quadri o imma- g i n i a s t a m p a – a d e s e m p i o l'Ecce Homo di Carlo Dolci o il Cristo piagato del Volterrano, artisti entrambi membri di San Benedetto Bianco – destinati a confratelli amici, per uso privato e d o m e s t i c o , c o m e c o n t i n u i richiami visivi a rivolgere il pensiero al sacrificio amoroso del Cristo, e al suo patimento, atto di redenzione per l'umanità. La donazione più importante ricevuta dalla Compagnia è la s e r i e d i o t t o t e l e a s o g g e t t o b i b l i c o c h e i l c o n f r a t e l l o Gabriello Zuti si era fatto dipin- gere per la propria abitazione nella seconda metà degli anni Quaranta del XVII secolo, e che lasciò a San Benedetto Bianco alla propria morte nel 1680. Si tratta di un ciclo unico, con capolavori di alcuni fra i mag- giori artisti del Seicento fiorenti- n o : G i a c o b b e e d E s a ù d i Lorenzo Lippi, Giaele e Sisara d i V an n in i, R itr o v amen to d i M o s è d i J a c o p o V i g n a l i , Geroboamo e il profeta Achia di Vincenzo Dandini, Ripudio di A g a d i G i o v a n n i M a r t i n e l l i , Guarigione di Tobia di Mario Balassi, Susanna e i vecchioni di Agostino Melissi, Lot e le figlie di Simone Pignoni. M e n z i o n e m e r i t a n o l e d u e tavole di Cristofano Allori raffi- guranti San Benedetto e San Giuliano: erano in origine unite a formare la grande pala che poteva essere alzata per l'osten- sione delle reliquie collocate nell'enorme altare-reliquario della Compagnia. locali appositamente edificati da Giorgio Vasari nel 1570 all'in- terno del Cimitero Vecchio. In questa sede rimase fino alla costituzione di Firenze Capitale, q u a n d o i l C o m u n e d e c i s e d i allargare via degli Avelli con l'abbattimento del recinto cimi- teriale di Santa Maria Novella e d e i l o c a l i d i S a n B e n e d e t t o Bianco. La Compagnia continuò tuttavia la sua attività prima in un nuovo oratorio di via degli Orti Oricellari e successivamen- Jacopo Vignali, Il ritrovamento di Mosè (1645-46), Seminario arcivescovile di Firenze Giovan Battista Bracelli, San Benedetto restituisce la vita a un uomo (1620-1621) FABRIZIO DEL BIMBO CULTURA ARTE LIBRI PERSONAGGI
