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GIOVEDÌ 8 MARZO 2018 www.italoamericano.org 29 L'Italo-Americano IN ITALIANO | LA COMUNITÀ DI SEATTLE F resca, intuitiva e origi- nale, l'opera di Leonardo Lanzolla mescola oggetti semi- astratti, forme geomet- riche, colori audaci e forme or- ganiche per creare un universo che pulsa di vita. Usa un processo chiamato sgraffito, una tecnica con radici nell'Italia del Rinascimento, in cui l'artista applica strati di col- ore su una superficie e poi la graf- fia o intaglia per creare un'immag- ine. Nato a Torino, Italia, nel 1958, Lanzolla è stato attratto dal mondo dell'arte da bambino. Affascinato dagli ampi spazi aperti degli Stati Uniti, si trasferì in California nel 1984 e si stabilì a Seattle due anni dopo. Mentre lavorava per svilup- pare la sua carriera artistica, si è sostenuto in vari modi come gli artisti tendono a fare, lavorando come insegnante di lingue, pro- duttore teatrale, attore e cameriere da ristorante. Lanzolla espone regolarmente il suo lavoro. Ha tenuto mostre personali a New York, a Scotts- dale in Arizona, e in tutto lo Stato di Washington, nonché ad Avi- gnone in Francia e, a Stoccolma in Svezia. Nei fine settimana lo si può trovare al suo stand al Pike Place Market, a vendere le sue stampe caratteristiche e le pias- trelle di pietra. Di recente abbiamo preso un caffè con Lanzolla a West Seattle, il quartiere che ora chiama casa. Si è formato come artista in Italia? Non ho mai studiato arte for- malmente. Mio padre aveva una piccola azienda che vendeva stru- menti meccanici per riparare le macchine e ha anche gestito un negozio di ferramenta. Dopo le superiori, ho frequentato le scuole serali con cui ho conseguito un diploma in economia aziendale, simile a un programma CPA. Questo mi teneva libero durante il giorno per lavorare con mio padre. Voleva che lo seguissi nel business ma non mi interessava. Mi vedevo più artistico di così. Quando ha deciso che l'arte era la sua vocazione? Sono stato molto artistico sin dall'età di circa 8 anni. Amavo creare oggetti dal nulla, dare forma alle cose. I miei amici mi chiamavano "Artista" o "Il Pro- fessore". Per me, la parola scritta era limitata. Avevo bisogno di un vocabolario più visivo. Volevo un modo per spiegarmi nella mia lin- gua. Per me l'arte era un modo naturale di raccontare la mia sto- Come un artista urbano crea un universo colorato tutto suo ria. Il suo interesse nell'e- sprimersi l'ha portata al lavoro teatrale? Ero attratto da film e opere teatrali, studiavo come interpreta- vano i personaggi. Mi è stato detto che avevo una buona voce per la radio e la recitazione. Mi sono is- critto alla Little Drama School di Torino e ho preso lezioni di dizione, voice-over. Ho studiato alla scuola per tre anni e lì ho con- seguito un diploma. Perché ha deciso di trasferirsi negli Stati Uniti? Volevo venire negli Stati Uniti sin da quando ho visto Neil Arm- strong atterrare sulla Luna nel 1969. Mi piaceva come le univer- sità americane combinano sport e studio. Non c'è in Italia. Ero an- che attratto dalla vastità del Paese. In Italia non c'è spazio per gener- are cose. Lì trovo lo spazio così stretto. Prima di prendere una deci- sione così importante però, ho de- ciso di vivere a Roma. Sono andato lì un'estate a metà degli anni '80 e ho fatto audizioni per diverse produzioni teatrali, oltre a radio e tv. Ho ottenuto la mia prima parte di recitazione in una compagnia itinerante per una pro- duzione di Pinocchio. Allo stesso tempo, creavo arte. Un giorno, ho venduto 5 o 6 disegni a Piazza Navona. Ho realizzato alcuni dis- egni ancora più grandi e venduto anche quelli. Questo mi ha dato idee su come produrre arte e venderla. Ho finito per trascorrere circa due anni a Roma. Quando ha esposto per la prima volta il suo lavoro? Quando ero ancora a Roma, al- cuni studenti artisti che vivevano nel mio edificio un giorno en- trarono nella mia stanza. Videro i miei disegni appesi al muro e dis- sero: di chi è questa arte? Da dove viene? Quando dissi loro che era mia, rimasero sbalorditi. Mi invi- tarono ad esporre il mio lavoro con loro in un evento galleristico a Campo de 'Fiori. Era una sorta di pop-up show, solo per una notte, chiamato "Raw Rome". New York è conosciuta per la sua scena artistica ma lei ha scelto Los Angeles. Perché? Ho scelto LA perché sembrava che offrisse molte opportunità, in- oltre lì c'era il sole. Ci sono andato con il mio amico Roberto. Quando abbiamo comprato i bigli- etti, i voli per New York erano più economici, quindi è lì che siamo atterrati. Abbiamo poi preso un autobus Greyhound e ab- biamo attraversato il Paese per tre giorni. Anche se mi piaceva LA, non ero ancora pronto a stabilirmi lì. Sono tornato in Italia ma tutto sembrava così lento. Due anni dopo, sono tornato negli Stati Uniti, prima a Los Angeles, poi a Billings, nel Montana e poi a Seat- tle, dove ho incontrato mia moglie. Sono stato qui da allora. Ci dica di più della sua arte. Mi definisco un artista vision- ario urbano. I miei dipinti riflet- tono la natura dell'umanità, della vita moderna e dei sensi. Studio l'esperienza umana attraverso col- ori, forme, epigrafi. L'utilizzo dello sgraffito mi consente di es- sere flessibile. Scolpisco il colore, ma a volte aggiungo altro colore all'area che ho appena scolpito. Questa tecnica mi dà la libertà di approcciare la mia arte da diverse angolazioni creative. Quali sono i suoi progetti per quest'anno? Sto lavorando ad una mostra personale intitolata "Visions of Global Influence" che si aprirà a gennaio 2019 alla Gallery 110 nella Pioneer Square di Seattle. La mostra esplora personaggi e creature visionarie, tracciando pa- role e simboli come espressioni di influenza globale. Ogni fine settimana Lanzolla è al Pike Place Market, dove turisti e residenti possono vedere e comprare le sue opere Da più di 30 anni Lanzolla fa parte della scena artistica di Seattle. Al momen- to, il suo lavoro è esposto alla Gallery 110 (Qui sopra) Lanzolla prende ispirazione da molti fonti, a partire da artisti come Klee e Picasso, fino alla folk art e la pittura rupestre
