L'Italo-Americano

italoamericano-digital-3-8-2018

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GIOVEDÌ 8 MARZO 2018 www.italoamericano.org 7 L'Italo-Americano IN ITALIANO | L e celebrazioni italiane per la Giornata inter- nazionale della donna sono, di solito, più che altro dei cliché: gior- nalisti e conduttori televisivi diventano esperti di storia e soci- ologia femminile, con cui riempi- ono per l'occasione i loro abituali discorsi, per dimenticare tutto il giorno dopo, quando tornano a concentrarsi ancora una volta sul décolleté gonfiato chirurgica- mente da questa o quella starlet, o presentando con disinvoltura bal- lerini in abiti succinti in prima serata. La mattina dell'8 marzo, in tutto il Paese le donne si sveg- liano, sentendo, all'improvviso, la voglia di addentrarsi nelle profon- dità di una sorellanza ancestrale che probabilmente avevano com- pletamente accantonato dall'anno precedente: è il momento di riu- nirsi e fare baldoria, diventare un po' brille e infilare 5 euro a caso nel perizoma di uno spogliarel- lista, tutto in nome del femminis- mo. Ahimè, queste scene non sono caratteristiche solo dell'Italia. Rispecchiano la commercializ- zazione, il marketing e la volgar- izzazione di un giorno concepito originariamente per celebrare la lotta delle donne per raggiungere l'uguaglianza. Per essere onesti, come nel caso della festa del papà, della festa della mamma e di tutte le feste simili, mi chiedo quanto sia giusto avere giorni dedicati per le persone o per le conquiste che dovremmo ricor- dare ogni ora, ogni giorno, ogni anno. Una questione piuttosto spinosa, a mio parere, quindi meglio lasciarla da parte. Dunque, la Giornata inter- nazionale della donna: ce l'abbi- amo in Italia, come ce l'avete negli Stati Uniti e penso davvero che la celebriamo tutti allo stesso modo. Non sono sicura che abbi- ate l'abitudine di regalare fiori di mimosa alle vostre sorelle, madri e mogli, ma sono abbastanza sicura che, se non sono quelle, è un altro grazioso, fragrante fiore di primavera. Negli Stati Uniti, tuttavia, c'è più di un giorno per pensare alle donne e ai loro risultati: c'è un mese intero. Marzo è stato, sin dal 1987, il Mese della Storia delle Donne, il periodo dell'anno in cui dovremmo tutti fermarci e concentrarci su cosa significhi essere donna e su cosa significhi nel corso della storia. Se me lo chiedete, questa è certamente un'iniziativa molto più significati- va di 24 ore di (cattivo) interesse alle battaglie delle donne, e vorrei che anche l'Italia avesse qualcosa di simile. Certo, potrei tirar fuori parole come piselli dal loro baccello sulle grandi figure femminili della storia moderna e contempo- ranea che sono diventate simboli della femminilità italiana, ma non direi nulla che già non conoscete: festeggiamo tutti le Montalcini, le Cristoforetti e le Loren del Paese, ma non soffermiamoci su di loro, non oggi. Se me lo permetterete, mi piacerebbe usare i prossimi minu- ti per parlarvi di altre donne ital- iane, di coloro che non trovano il loro nome sui libri di storia ma che hanno comunque costruito il Paese, attraverso le loro lotte quotidiane, le decisioni e la resilienza. Penso alle donne della Secon- da Guerra Mondiale, che si sono ritrovate sole, mariti e fratelli mandati al fronte. A volte con i campi e gli animali a cui badare, a volte con le imprese del marito da mandare avanti, sempre con il dovere di sfamare una famiglia senza avere nulla e di nascondere, agli occhi dei figli, la paura e il terrore di perdere il loro amato. Donne che hanno perso tutto quando erano poco più che ado- lescenti, sole con i figli e un mar- ito disperso che non sarebbe mai tornato dal Fronte Orientale, ma che avrebbero aspettato fino alla vecchiaia, la porta di casa sempre aperta per lui. Donne che, il 2 giugno 1946, indossarono le scarpe migliori e il cappotto primaverile per raggiun- gere la scuola elementare e votare per la prima volta nella loro vita, per scegliere se il nostro Paese doveva diventare una Repubblica o rimanere una monarchia, per decidere chi avrebbe governato l'Italia democraticamente dopo oltre 20 anni di dittatura. Molte di queste donne avevano a malape- na conosciuto la democrazia, tutte avevano vividamente in mente l'orrore della guerra, e sapevano che cosa significava pregare sentendo i morsi della fame sotto i bombardamenti quo- tidiani. Hanno fatto la storia, ognuna di loro, in un modo che nessun'al- tra donna prima nè dopo è riuscita a fare, e lo hanno fatto con la gioia, la compostezza e la forza tipiche della loro generazione. Donne sulle cui spalle e gambe robuste prosperò l'economia ital- iana, spesso calpestando i loro diritti e la loro dignità. Le Mon- dine, le donne delle risaie del Piemonte settentrionale che viag- giavano dal Veneto alla Lombar- dia e all'Emilia Romagna per lavorare in difficili condizioni per 15 ore al giorno, sotto il sole, le gambe nell'acqua, perennemente infestate dagli insetti che pizzica- vano il viso. La maggior parte di loro è andata a scuola a malapena, ma hanno combattuto per miglio- rare le condizioni di lavoro e avere qualche altra lira per sostenere meglio le loro famiglie a casa. E poi, le nostre madri, che hanno ottenuto lavori a tempo pieno subito dopo la laurea, in campi dominati dagli uomini: donne che, per decenni, erano le uniche "lei" nel loro ufficio, che giostravano alla perfezione una famiglia e la loro carriera. Perché hanno fatto carriera, grazie al loro duro lavoro, all'intelligenza e alla forza, e che alla fine hanno aperto la strada ad altre donne perché ottenessero un lavoro come il loro, perchè avessero le loro scrivanie in quegli uffici un tempo solo di uomini. Donne semplici, come molte altre in Italia e molte altre anche negli Stati Uniti e nel resto del mondo, che silenziosamente, con dignità, gentilezza e forza immen- sa e inconcepibile, ci hanno per- messo oggi di godere di maggiore libertà e più uguaglianza. È a loro che dovremmo pensare in questo mese, perché noi, donne dell'Italia di oggi, siamo le loro figlie e le loro nipoti. Mese della storia delle donne: non dimen- tichiamo il vero volto e il cuore delle donne Abbiamo apprezzato la loro compagnia, siamo state nutrite dal loro amore e, guardandole, abbiamo imparato a stare dritte e orgogliose. Anche loro hanno fatto la storia delle donne d'Italia. Le donne Italiane del 2 Giugno 1946, chiamate al voto per la prima volta, per fare la scelta più importante della storia contemporanea del nostro paese LA VITA ITALIANA TRADIZIONI STORIA CULTURA

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