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GIOVEDÌ 10 MARZO 2022 www.italoamericano.org 36 L'Italo-Americano ITALIAN SECTION | SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI PATRIMONIO TERRITORIO La crescita stilistica di Buonarroti in un confronto artistico inedito NICOLETTA CURRADI A l Museo dell'Opera del Duomo di Firenze, per la prima volta, un'esposizio- ne mette a confronto, l'originale della Pietà Bandini, di cui è da poco terminato il restauro, e i calchi della Pietà Vaticana e della Pietà Rondanini provenienti dai Musei Vaticani. Una vicina all'altra, le tre Pietà offriranno l'opportunità di vedere l'evoluzio- ne dell'arte di Michelangelo e la sua maturazione spirituale, dalla prima giovinezza - quando a Roma scolpì per la Cappella dei Re di Francia nell'antica San Pietro l'opera ora nella navata laterale nord della Basilica - alla sua ultima stagione, quando, ormai vecchio, mise mano alla Pietà oggi a Firenze e poi alla Pietà Rondanini conservata a Milano. Si tratta di un percorso lungo più di cinquant'anni, che condu- ce dall'ambizione del giovane che scolpì il proprio nome sul petto della Madonna della versio- ne vaticana, dell'immedesimazio- ne personale dell'anziano artista, che in quella del Museo dell'Opera raffigura se stesso nelle sembianze di Nicodemo. Vicino alla morte, Michelangelo meditava profondamente sulla Passione di Cristo, come egli stesso fece capire in un coevo disegno della Pietà, donato alla marchesa di Pescara Vittoria Colonna, dove scrisse la frase dantesca: "Non vi si pensa quan- to sangue costa" (Paradiso XXIX, 91). Risultato sublime di questa meditazione spirituale fu l'esecuzione della Pietà Rondanini, la cui estrema bellez- za rifulge nel tramonto della figura. La mostra è un progetto che vede eccezionalmente coinvolti i Musei Vaticani, il Museo dell'Opera del Duomo, il Museo Novecento di Firenze, il Castello sfigurano accanto all'originale fiorentino - spiega Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani - non solo perché condotti a regola d'arte ormai qualche decennio fa da maestranze competenti, ma soprattutto perché, in un'epoca di grandi discussioni sulle ripro- duzioni NFT (Non Fungible Token) e DOC.NFT (Digital Original Copy NFT), testimonia- no della necessità che si è sem- pre avuta di riprodurre capolavo- ri universali della fede e dell'arte per la loro divulgazione ad un ampio pubblico in quanto straor- dinari mezzi di evangelizzazione e di trasmissione di valori spiri- tuali". Il confronto tra queste tre opere per Timothy Verdon, direttore del Museo dell'Opera del Duomo: "Permette di misura- re la crescita stilistica del Buonarroti nei cinquant'anni che separano la Pietà giovanile dalle altre due, e l'evoluzione assai più concentrata ma anche dram- matica tra la Pietà fiorentina e quella milanese. Permette inoltre di cogliere la maturazione del pensiero di Michelangelo intorno al soggetto sacro tra la fine del Quattrocento e la metà del seco- lo successivo, mettendo a fuoco il nesso tra vita ed arte nello scultore credente che, per buona parte della sua carriera, era al Calco della Pietà Vaticana (Ph Mallio Falcioni, Fabbrica di San Pietro in Vaticano - courtesy Musei Vaticani) servizio dei papi e quindi inter- prete privilegiato delle istanze di una Chiesa in dinamico cambia- mento". Un'occasione "davvero straordinaria poter vedere - dichiara Claudio Salsi, direttore dell'Area Soprintendenza Castello, Musei Archeologici e Musei Storici, Milano - gli ele- menti di continuità e disconti- nuità che emergono con chiarez- za quando con uno sguardo d'in- sieme cerchiamo di cogliere l'es- senza di tutta l'opera del grande scultore toscano". "La tradizione evangelica si sofferma con sobrietà sulla figu- ra della Madre del Signore. Nella religiosità popolare e nell'arte al contrario, si moltiplicano espres- sioni e immagini a riguardo della Vergine", scrive il Cardinale Giuseppe Betori. Tra le immagi- ni più significative che lungo i secoli hanno dato forma alla figura di Maria nel cuore dei cre- denti c'è senza dubbio la Pietà, il corpo di Gesù deposto dalla croce accolto dalla Madre tra le braccia. Di questo gesto non v'è traccia nei racconti della passio- ne del Signore che ci offrono nei Vangeli e di esso non fa menzio- ne neanche la letteratura apocri- fa. Dal Medio Evo in poi, invece, a partire dalle regioni germani- che, la Pietà diventa una delle più diffuse raffigurazioni maria- ne, e insieme cristologiche". La prima Pietà scolpita da Michelangelo - Fu realizzata a ridosso del giubileo del 1500, quando il cardinale Jean Bilhères de Lagraulas commissionò al giovane Buonarroti "una Vergine Maria vestita con Cristo morto, nudo in braccio". Il committente era a Roma dal 1491, come capo di una delegazione inviata da Carlo VIII di Valois presso la corte papale per preparare la riconquista francese del regno di Napoli. Il giovane scultore fiorentino poteva dedicarsi al tema del dolore materno e soprattutto al mistero dell'Incarnazione che "tra le opere di Dio è quella che più sorpassa la ragione", come ricordava San Tommaso "poiché non si può pensare nessun'opera divina più mirabile di questa, che il vero Dio, il Figlio di Dio, diventasse vero uomo". Con la Pietà Vaticana (1498-1499), l'ar- tista impressionò il suo tempo: tale era la bellezza di quel Cristo nudo sorretto amorevolmente dalla Vergine, una giovanissima ragazza umile e casta, avvolta in un profluvio di panneggi per cui Maria è Madre e sposa. Quella giovinezza venne criticata dai più, parendo poco consona alla Madonna. Come ci ricordano le fonti, Michelangelo si difese dalle critiche spiegando che la verginità e la purezza mantengo- no giovani e belle le donne. Il capolavoro venne collocato nella cappella di Santa Petronilla poco prima del 1500, anno del giubi- leo. Successivamente la Pietà fu spostata in San Pietro, e nel XVIII secolo fu esposta a destra Sforzesco di Milano e le istitu- zioni dell'Opera di Santa Maria del Fiore, Comune di Firenze, Comune di Milano e Fabbrica di San Pietro. Nel prossimo autun- no i tre calchi in gesso delle Pietà originali saranno esposti a Milano nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale. L'esposizione fiorentina ruota intorno al recente e delicato restauro della Pietà Bandini met- tendola a confronto con due cal- chi conservati nei Musei Vaticani, di interessanti prove- nienze diverse, ma che riprodu- cono in maniera straordinaria e mirabile le altre due Pietà miche- langiolesche. "Calchi che non