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GIOVEDÌ 30 OTTOBRE 2025 www.italoamericano.org 36 L'Italo-Americano ITALIAN SECTION | SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI PATRIMONIO TERRITORIO Dopo il restauro, Il Dio Fluviale di Michelangelo torna all'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze La lunetta di Granacci esposta con Il Dio Fluviale all'Accademia delle Arti del Disegno (Ph Foto Elena Foresto) I l Dio Fluviale di Michelangelo torna finalmen- te a casa. L'opera, concepita per le tombe medicee nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo, fu donata all'Accademia delle Arti del Disegno da Bartolomeo Ammannati nel 1583 per favorire lo studio dei giovani artisti, e viene ora riallestita nella sede dell'Accademia, in una sala appositamente progettata per esaltarne il valore artistico e cul- turale. Il Dio Fluviale è un modello a grandezza naturale concepito intorno al 1526-1527 per la Sagrestia Nuova di San Lorenzo, dove Michelangelo stava realizzando le tombe di Giuliano e Lorenzo de' Medici, uno dei cantieri più prestigiosi della Firenze rinascimentale. La figura rappresenta un Dio Fluviale antropomorfo, con richiami alla scultura classica, concepito come complemento ai celebri Giorno e Notte scolpiti per il sepolcro di Lorenzo duca d'Urbino. La statua avrebbe dovuto essere collocata ai piedi del monumento, in una posizione distesa e maestosa, a suggellare il complesso con un forte riman- do simbolico alla vita che scorre. Il progetto rimase incompiuto e il modello, realizzato in terra cruda, fibre vegetali e animali, caseina e un'anima di filo di ferro, sopravvisse oltre le attese. La sua conservazione fino a oggi è un fatto straordinario: testimo- nia il metodo creativo di Michelangelo, fatto di continue prove, tensione anatomica e forza progettuale. Il modello giunse all'Accademia grazie alla donazione di Bartolomeo Ammannati, con l'intento di offrire agli allievi uno straordina- rio esempio dello stile michelan- giolesco. Da allora il Dio Fluviale ha ricevuto ripetute cure conservative, ma anche interven- ti invasivi, come i ferri inseriti verosimilmente nel Settecento. Documenti d'archivio attestano l'uso di basi in legno e stanghe di castagno per spostarlo senza dan- neggiare la fragile materia. Nel corso dei secoli si alterna- rono collocazioni diverse: nel 1906 venne riscoperto dopo un secolo di oblio nella Sala dei Gessi dell'Accademia di Belle Arti e dato in deposito alla Galleria dell'Accademia. Nel 1964 fu depositato nella Casa Buonarroti, che ne garantì condi- zioni di sicurezza, dietro solleci- tazione del direttore Charles de Tolnay. Negli anni Ottanta, il restauratore Guglielmo Galli rilevò problematiche strutturali – fessurazioni, deformazioni del torso, disgregazione della super- ficie – aggravate dalla presenza di una bronzatura antica che ne alterava colore e leggibilità. Per lungo tempo le difficoltà tecniche e concettuali del restau- ro, consigliarono di non eseguire l'intervento. La svolta arrivò nel 2015, quando la richiesta di pre- stito per la mostra I Medici e le Arti a Firenze nel secondo Cinquecento (Palazzo Strozzi, 2017-2018) rese necessario un intervento radicale. Il restauro, affidato a Rosanna Moradei dell'Opificio delle Pietre Dure e da lei terminato con il sostegno dei Friends of Florence, sotto la direzione di Giorgio Bonsanti e di Laura Speranza dell'Opificio, si svolse tra il 2015 e il 2017. Dopo un trattamento anti tarlo, si lavorò sulla struttura interna e sulle superfici esterne con consolida- menti mirati, mentre la superficie stessa fu liberata dalla bronzatura antica. Trattamenti di microaspi- razione e pulitura mediante applicazioni di solvent-gel resti- tuirono la matericità originaria, senza cancellare le tracce del tempo e degli interventi prece- denti. Al termine dell'esposizio- ne a Palazzo Strozzi, il modello fu trasferito nella sede di via Orsanmichele, dove è rimasto protetto nella cassa di movimen- tazione fino all'ultimazione della nuova sala espositiva. La figura è collocata su una base di legno, inglobata in un parallelepipedo di vetro realizza- to a Venezia che evoca il fluire dell'acqua, e dotata di congegni antisismici che ne garantiscono la sicurezza. La nuova sala non accoglie soltanto il Dio Fluviale. Ci sono una lunetta di Francesco Granacci e un Crocifisso ligneo della Bottega dei Sangallo, con- ferite all'Accademia agli inizi dell'Ottocento. La Lunetta con l'Adorazione dei Pastori (c. 1500) è testimonianza del sodali- zio artistico e personale che legò il pittore a Michelangelo fin dagli anni della giovinezza. Il recente restauro ne ha riportato in luce la brillantezza cromatica. Il Crocifisso ligneo (c. 1510- 1520), trasferito dalla Cappella di San Luca, è invece uno dei rari esemplari di grandi dimen- sioni della Bottega dei Sangallo, e il più significativo per qualità e stato di conservazione. Michelangelo, Il Dio Fluviale, Accademia delle Arti del Disegno (Ph courtesy Elena Foresto)
