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17 GIOVEDÌ 13 NOVEMBRE 2025 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | T reia è una cittadi- na su un crinale r o c c i o s o c h e d o m i n a l a v a l l e d e l P o t e n z a , i n p r o v i n c i a d i M a c e r a t a , a metà strada tra i Monti Sibil- lini e l'Adriatico. Riconosciu- ta tra I Borghi Più Belli d ' I t a l i a , è u n a c i t t a d i n a compatta, ricca di storia e bellezza. La storia di Treia inizia poco sotto l'attuale cima del colle, dove un tempo sorgeva l'antica Trea; probabilmente fondata da coloni sabini e successivamente integrata nel dominio romano, diven- ne municipium nel I secolo a.C. e prosperò lungo un per- corso secondario della Via Flaminia. Gli scavi archeolo- gici nella valle del Potenza hanno rivelato il suo impian- to urbano, con tracce di tem- pli, terme e un foro, oltre a una scoperta inaspettata: sculture e iscrizioni dedicate alle divinità egizie Iside e Serapide, una presenza rara nell'Italia centrale che confe- risce a Treia un posto unico nel patrimonio archeologico regionale. Nell'Alto Medioe- vo, l'insediamento si spostò su uno sperone più elevato e difendibile, noto come Mon- tecchio, che gradualmente si sviluppò fino a formare l'at- tuale città. Nel 1790, Papa P i o V I r i c o m p e n s ò l a s u a fedeltà allo Stato Pontificio ripristinando l'antico nome di Treia e concedendole lo status di città, un gesto che ricollegava simbolicamente la comunità moderna alle sue origini romane. Il centro storico, racchiu- so da una cinta muraria ben conservata, punteggiata da torri e porte, rivela la lunga storia della città nella sua struttura e architettura: la Torre dell'Onglavina del XII secolo, un tempo parte di una fortezza, oggi funge da punto panoramico sulle colline e sulle vette appenni- niche, e nelle giornate limpi- de si può vedere persino l'A- d r i a t i c o . L a p i a z z a principale, Piazza della Repubblica, è un elegante spazio aperto sospeso sul c r i n a l e , s p e s s o d e s c r i t t o c o m e u n a d e l l e p i ù b e l l e piazze "sospese" delle Mar- che. Incorniciata dal Palaz- zo Comunale con la sua graziosa loggia, dalla faccia- ta neoclassica dell'Accade- m i a G e o r g i c a e da altri edifici civici, rispecchia il senso delle proporzioni e dell'equilibrio che caratteriz- za la città. L'armoniosa Cattedrale dell'Annunziata fu rico- struita tra il 1782 e il 1814 su p r o g e t t o d i A n d r e a V i c i , allievo di Vanvitelli: presen- ta una pianta a croce greca sorretta da colonne corinzie e nasconde un'ampia cripta sotto il pavimento marmo- reo. All'interno si trovano opere di Vincenzo Pagani e un busto di Papa Sisto V. Affacciata sulla piazza prin- cipale, la c h i e s a d i S a n Filippo conserva un espres- sivo crocifisso ligneo del XV secolo e gruppi scultorei di Gioacchino Varlè, mentre S a n t a C h i a r a mostra le e l a b o r a t e g e o m e t r i e d e l tardo barocco. Appena fuori le mura, il Santuario del S a n t i s s i m o C r o c i f i s s o sorge vicino ai resti dell'an- tica Trea ed è stato fonda- m e n t a l e p e r l a r i c e r c a archeologica sull'insedia- mento romano. T r e i a è a n c h e n o t a p e r una tradizione che unisce sport e orgoglio locale: il gioco del pallone col brac- ciale, un antico gioco italia- no con la palla, praticato con un pesante polsino di legno. Prima del calcio, era uno dei grandi divertimenti popolari del paese e a Treia divenne parte integrante dell'identità cittadina. Il campione locale Carlo Didimi ispirò Giacomo Leopardi nell'ode A un vin- citore nel pallone, e il suo nome designa ancora oggi lo sferisterio, il lungo campo semicircolare costruito nel 1818 appena fuori le mura c i t t a d i n e . O g n i e s t a t e , l a D i s f i d a d e l B r a c c i a l e rivive questa tradizione con p a r t i t e , s f i l a t e e t a v e r n e all'aperto. A differenza delle g e n e r i c h e r i e v o c a z i o n i medievali comuni altrove, la festa nasce direttamente da un'autentica pratica locale c h e n o n è m a i d e l t u t t o scomparsa. I l r e p e r t o r i o c u l i n a r i o della città è ben noto e meri- ta di essere provato: la sua specialità più caratteristica è il calcione di Treia, noto anche come piconi, piccoli dolci dorati ripieni di for- maggio, uova e limone, tra- dizionalmente preparati per Pasqua e ora elencati tra i prodotti tipici regionali. In più troviamo la cucina tipica del maceratese, con i vincisgrassi, un ricco piatto di pasta al forno, insieme al ciauscolo, al pecorino locale e alle verdure di stagione. I vini delle denominazioni vicine si sposano perfetta- mente con questi sapori e completano il quadro di un territorio ancora profonda- mente legato ai ritmi agricoli e alla lunga storia. N ella cittadina c o s t i e r a d i Amalfi, ogni a n n o l a devozione a Sant'Andrea culmina in un r i t o u n i c o n o t o c o m e l a Corsa di Sant'Andrea . L ' e v e n t o i n i z i a q u a n d o i l busto d'argento del santo patrono viene portato fuori dalla cripta della cattedrale e attraversa in processione le strade, per poi essere portato in mare per la benedizione delle onde, un omaggio alla tradizione marinara di Amalfi e alla lunga presenza dei pescatori nella comunità. Ciò che segue è ciò che tutti aspettano: sulla monu- mentale scalinata della catte- drale, i portatori trasportano rapidamente la statua verso l'alto, incitati dalla folla, sal- endo circa sessantadue gra- d i n i f i n o a l l a s o g l i a d e l Duomo. Il Duomo, dedicato a Sant'Andrea, si erge sulla città, nell'omonima piazza, e funge sia da centro spirituale che da punto di riferimento civico per Amalfi. Sebbene l'immagine della corsa possa sembrare antica, le sue origini sono relativa- m e n t e r e c e n t i . L a p r i m a corsa documentata risale al 1946 e da allora il rituale è diventato parte integrante delle celebrazioni amalfitane d e l 2 7 g i u g n o e d e l 3 0 novembre. Il momento del- l'arrivo alla scalinata è salu- tato da rintocchi di campane, applausi e un palpabile senso di liberazione comunitaria: la città, per quel momento, dimentica il suo tranquillo ritmo quotidiano per dedi- carsi a un atto collettivo di devozione e identità. Più che uno spettacolo, la t r a d i z i o n e e v o c a i l r u o l o s t o r i c o d i A m a l f i c o m e repubblica marinara e la protezione del santo per i naviganti. La corsa in salita diventa il simbolo del rap- porto della città con il suo territorio scosceso, il mare e la fatica di vivere in un pae- saggio così bello ma difficile. Al calar della sera, i fuochi d ' a r t i f i c i o e s p l o d o n o s u l porto e la gente del paese si riunisce in processioni, feste e celebrazioni. Per i visitatori che non vogliono limitarsi a visitare la città, assistere alla Corsa di Sant'Andrea signifi- c a i m m e r g e r s i n e l l a tradizione di un luogo quindi è importante non limitarsi a guardare da bordo campo: il punto di osservazione ideale è a metà delle scale, dove si possono sentire le scarpe di c u o i o d e l l ' u n i f o r m e c h e colpiscono la pietra, l'incor- aggiamento della folla e per- c e p i r e l a c o m u n i t à c h e m a n t i e n e v i v a q u e s t a tradizione. La corsa su per le scale del Duomo ad Amalfi (Image created with DALL-E 2) Treia: storia viva nel cuore delle Marche Amalfi, Sant'Andrea e la corsa sui gradini del Duomo Il gioco della palla con il bracciale è tipico di Treia (Photo: Alberto Masnovo/Dreamstime) SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI TERRITORIO TRADIZIONI
