L'Italo-Americano

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www.italoamericano.org 31 L'Italo-Americano ITALIAN SECTION | GIOVEDÌ 5 FEBBRAIO 2026 SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI PATRIMONIO TERRITORIO Il lascito di una 'mente sempre in movimento' negli studi di Emilio Segrè, Nobel per la Fisica emigrato in California C olpa degli anni, colpa delle mille polemiche e di una causa decennale che mise a nudo lo spietato (e ipocri- ta) mondo della ricerca scientifi- ca: c'è forse un cocktail di tante motivazioni nel silenzio che avvolto l'avventura professionale di Emilio Segrè e il prestigioso premio Nobel conferitogli nel 1959. Sono passati oltre 65 anni da quella straordinaria data e con essi è scivolato via un personag- gio che aveva occupato involon- tariamente molto spazio sulle cronache dei giornali degli anni '70. E che soltanto in questo decennio è stato riabilitato dagli storici della scienza. Nato a Tivoli il 30 gennaio 1905, da Giuseppe Abramo e da Amelia Treves, terzogenito di una famiglia di agiate condizioni economiche grazie all'attività del padre nell'industria della carta, Emilio Gino Segrè portò nei suoi geni quel patrimonio che sarebbe costato milioni di vite agli sfortu- nati possessori. Egli era ebreo e la sua condizione gli permise di vivere tranquillo in Italia fino al 1938. In quegli anni Segrè era arrivato a dirigere l'Istituto di Fisica dell'Università di Palermo e prima ancora aveva fatto parte del gruppo di collaboratori di Enrico Fermi, del quale egli era stato assistente (e poi aiuto) nell'Università di Roma, dal 1927 al 1935. Nel 1938 anche per Segrè si chiusero le porte di una vita nor- male. Si imbarcò sulla nave alla volta degli Stati Uniti, conscio di appartenere a una stirpe indesi- derata. Per il fisico italiano non ci fu l'amara incertezza della banchina di Ellis Island. Per lui si aprirono le porte dell'Università Ucla a Barkeley, in California e nel nuovo istituto di fisica egli rimase fino al 1943. Segrè apparteneva a un gruppo di studiosi destinato a rimanere negli annali della storia scientifi- ca mondiale. Con Fermi, Amaldi, Rasetti, Pontecorvo ed altri, egli rappresentava la "scuola di via Panisperna", gruppo di scienziati direttamente coinvolti negli studi dell'energia atomica e nelle sue terribili applicazioni belliche. Tra il 1934 e il 1938 scopriro- no gli effetti dei neutroni lenti, aprendo con questa esperienza la porta ai successivi sviluppi della fissione degli elementi pesanti (uranio e plutonio) e allo sfrutta- mento pratico dell'energia conte- nuta nel nucleo atomico. Segrè si era inoltrato anche su altre strade, e a lui si deve la sco- perta, nell'istituto palermitano, del primo elemento artificiale, il Tecnezio. Il fisico italiano conti- GENEROSO D'AGNESE Emilio Segrè ricevette il premio Nobel per la Fisica nel 1959 (Ph© | Dreamstime.com) nuò sulla felice strada delle intui- zioni scientifiche approdando ad una nuova scoperta nel 1940. A Barkeley scoprì l'ottantacinque- simo elemento della tavola periodica dandogli il nome di Astato. Nel 1941 arrivò, assieme ad altri fisici statunitensi, alla scoperta del Plutonio 239, ele- mento chiave della fissione "visionario" della scienza di ini- zio secolo, e ai dubbi dei coniugi Curie. La sua "scoperta" venne confermata da altri scienziati, tra i quali l'italiano Giuseppe Occhialini impegnato all'epoca nel Cavendish Laboratory, e aprì la strada alle nuove frontiere del microcosmo, quelle dell'antima- teria. contributo portato nel campo della fisica particellare e quanti- stica...anche se qualche collega rimproverò i due Nobel di aver taciuto la scoperta, durante l'e- sperimento insignito della massi- ma onorificenza scientifica, dei "tachioni", la cui presenza mette- va (all'epoca) in grave dubbio la famosa equazione di Einstein sità di Roma, e nell'istituto capi- tolino condusse i suoi ultimi anni di scienziato, grazie a una catte- dra di fisica nucleare ad perso- nam all'Università di Roma. L'interesse che aveva sempre coltivato per la storia della fisica si materializzò negli anni succes- sivi al pensionamento nella pro- duzione di due volumi che ebbe- nucleare. Gli effetti pratici degli studi nucleari si fecero presto sentire. Nel 1945 l'apocalisse di Hiroshima dimostrò ai fisici gli effetti terribili della loro creatu- ra, inducendo molti a cambiare l'indirizzo di studio. Emilio Segrè fu tra questi, e decise di applicare le sue conoscenze allo studio delle alte energie. Nel frattempo si era trasferito all'Università di Los Alamos, nel 1943 e dopo il conflitto ritornò a Barkeley, iniziando un vero e proprio sodalizio scientifico con i colleghi Owen Chamberlain, C. Wiegand e T.Ypsilantis. Il gruppo si inserì nel filone degli studi sull'antimateria e pro- seguì sulla strada tracciata, fin dal 1932, dallo scienziato Carl David Anderson, che per le sue eccezionali intuizioni, fu insigni- to del premio Nobel nel 1936. Aveva infatti scoperto nel 1932 l'esistenza dell'elettrone positivo dando corpo alle straordinarie ipotesi del professor Dirac, altro Segrè violò per la seconda volta i segreti di questo mondo nel 1955. Insieme a Chamberlain e agli altri colleghi, riuscì ad ottenere gli antiprotoni, sparando protoni accelerati contro un ber- saglio di rame in uno dei più potenti acceleratori di particelle, il Bevatrone. Gli antiprotoni ave- vano la stessa massa di protoni ma possedevano una carica negativa anziché positiva e il nuovo ingresso nell'Antimateria, fruttò all'italiano e a Chamberlain il premio Nobel, consegnato loro nel 1959. A Emilio Segrè l'ambitissimo riconoscimento fruttò anche l'in- gresso in un mondo meno affa- scinante, quello delle polemiche e delle controversie giudiziarie, aprendo per lo scienziato un altro capitolo della sua storia terrena. Le teorie di Segrè furono accolte con grande entusiasmo dalla comunità scientifica inter- nazionale. Quasi tutti dimostra- rono al fisico laziale il loro apprezzamento per l'essenziale E=mc2. Con il passare degli anni questi dubbi sono stati fugati permettendo alla teoria di Einstein di passare indenne attra- verso le insidie di nuove entità atomiche. Tutt'oggi, la presenza di parti- celle chiamate "tachioni" (il nome deriva dal greco "tachus" che significa veloce) non è stata ufficialmente segnalata dagli scienziati, salvaguardando nel tempo anche il nome di Segrè; ma le infinite polemiche che hanno accompagnato negli anni il premio Nobel assegnato all'ita- liano e a Chamberlain hanno minato nelle fondamenta la memoria di questo scienziato impegnato tutta la vita nella ricerca dell'infinitamente picco- lo, e rivalutato soltanto in questi ultimi anni. L'avventura americana, ini- ziata sotto l'incubo delle leggi razziali, terminò per lo scienziato nel 1974. In quell'anno l'illustre professore fu chiamato a inse- gnare nella sua vecchia univer- ro un largo successo, dedicati all'esposizione dei principali svi- luppi della disciplina e dei suoi maggiori protagonisti (Dai raggi X ai quarks. Personaggi e sco- perte della fisica contemporanea, Milano 1976; Personaggi e sco- perte della fisica classica. Dalla caduta dei gravi alle onde elet- tromagnetiche, Milano 1983). Tornato temporaneamente nella casa di Lafayette in California Emilio Segrè fu colto da un malore improvviso durante una passeggiata con sua moglie Rosa. Morì il 22 aprile del 1989, lasciando sul tavolo la sua auto- biografia incompiuta, pubblicata postuma: A mind always in motion, 1993. All'amata America, all'Università di Berkeley l'italia- no lasciò in eredità le sue parti- celle di anti-materia, un mondo ai confini della fantascienza, e uno spicchio di tricolore in una terra particolarmente fortunata anche grazie alle intelligenze nostrane.

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