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GIOVEDÌ 2 APRILE 2026 www.italoamericano.org 35 L'Italo-Americano ITALIAN SECTION | NOTIZIE SPORTIVE CALCIO MOTORI ALTRI SPORT Italia fuori dai Mondiali per la terza volta di fila: 12 anni non sono bastati per evitare un'altra batosta ci, ha fatto scaturire il vantaggio della Nazionale. Un errato disim- pegno del portiere Vasilij (con pallone recuperato da Barella), ha permesso a Kean di calciare in porta da posizione estrema- mente favorevole. La conclusio- ne di prima intenzione dell'attac- cante della Fiorentina è risultata vincente. Così, dopo 15' di sof- ferenza, l'Italia sembrava aver invertito l'inerzia della gara. LE COSE NON CAMBIA- NO - Chi si aspettava uno smar- rimento dei bosniaci o una cre- scita dell'Italia è però rimasto deluso. L'andamento della parti- ta non è cambiato nemmeno dopo il gol di Kean: l'Italia ha seguitato a lasciar giocare l'av- versario, concedendo libertà assoluta sulle fasce dove Politano e il disastroso Dimarco (incapace anche solo di limitare il talentino Bajaktarevic) veniva- no continuamente messi in infe- riorità e palesavano un'arrende- volezza inquietante. DOMINIO DEI CIELI - L'enorme numero di cross - anche effettuati dalla trequarti - dei bosniaci ha messo in costante apprensione gli Azzurri (perché se è vero che i fluidificanti erano in estrema sofferenza, va anche detto che i tre difensori centrali perdevano sistematicamente ogni duello aereo) e solo la scarsa pre- cisone dei padroni di casa, unita alle solite parate sicure di Donnarumma hanno impedito un rapido pareggio. NON GIOCO - Incapace di palleggiare e di uscire con sicu- rezza, prigioniera dei propri fan- tasmi e intimorita dall'ambiente, l'Italia ha smesso di giocare, puntando improvvidamente a resistere in modo passivo, cer- cando di guadagnare tempo ad ogni interruzione. Un atteggia- mento perdente, che ha fatto prendere sempre più fiducia ai 'carichissimi' avversari. Fino al patatrac. SUICIDIO SPORTIVO - Con il passare dei minuti la Bosnia ha cominciato a rallenta- re: non che l'Italia le avesse mai realmente preso le misure, ma anche i balcanici avevano la necessità di rifiatare. In un momento di maggiore equilibrio, però, ecco arrivare il suicidio sportivo degli Azzurri: la linea difensiva - piatta e altissima - si è fatta sorprendere da un colpo di testa a metà campo, che ha respinto un rilancio di Donnarumma brutto e corto, consentendo a Memic di involar- si verso la porta, sulla sinistra. All'inseguimento dell'esterno del Viktoria Plzen c'era Bastoni che, sulla trequarti, ha deciso di entrare in tackle. Proprio quello che il bosniaco aspettava: il numero 15 si è fatto travolgere dal difensore interista che Turpin ha espulso immediata- mente. SOFFERENZA E SPRE - CHI - In inferiorità numerica, gli Azzurri non hanno modificato il proprio piano tattico (subito fuori Retegui per Gatti), ma si sono trovati ancora più sotto pressione e vulnerabili sulle fasce. I conti- nui traversoni dei padroni di casa si sono trasformati in un incubo e l'Italia ha rischiato più volte di subire il pareggio, senza però capitolare. Verso la mezz'ora della ripresa, con gli Azzurri che sembravano un po' più in con- trollo, è anche arrivata una gran- dissima occasione per il 2-0: Kean ha intercettato un brutto I ncredibilmente, l'Italia è fuori dai Mondiali per la terza volta di fila. La piccola Bosnia ha battuto l'Italia ai calci di rigore, al termine di 120' drammatici, in cui la Nazionale azzurra ha palesato in tutta la loro evidenza, fragilità e contrad- dizioni. SUBITO ERRORI - Sin dalla marcia di avvicinamento alla finale playoff abbiamo com- messo tutti gli errori possibili. Dall'esultanza di Dimarco nel- l'apprendere della sconfitta del Galles trasmessa in mondovisio- ne, ai continui alert sulle condi- zioni ambientali (meteo, ma anche a proposito del terreno di gioco e del previsto 'calore' sugli spalti): attorno alla Nazionale - che di per sé, continuiamo a ripe- terlo, non brilla certo per forza mentale - si è alimentato un clima di allarmismo generalizza- to, che non ha certo contribuito a garantire un buon approccio alla partita. CONFERME DAL CAMPO - In questo modo gli Azzurri, scesi in campo con l'a- bituale 3-5-2 (con l'ombra di Retegui confermata al fianco di Kean), hanno cominciato la par- tita timorosi e appesantiti. È chiaro che gli uomini di Gattuso avessero tutto da perdere, ma un approccio così rinunciatario e imballato non era assolutamente ipotizzabile. La Bosnia, dal canto suo, per quanto di fronte a un appuntamento con la storia, non poteva certamente dirsi una Selezione abituata a giocare par- tite di questa importanza. Eppure ha giocato con spensieratezza e leggerezza impensabili e, soprat- tutto, estremamente efficaci. BASSI, ANZI BASSISSIMI - Gli Azzurri sono subito stati costretti a 'mettersi in trincea', in affannosa protezione della porta di Donnarumma. Difesa e centro- campo dell'Italia si sono schiac- ciati a ridosso dell'area di rigore, lasciando ampio spazio alla manovra avversaria. Con un bari- centro così basso - anzi bassissi- mo - l'Italia ha concesso ai bal- canici di dominare il gioco. Un errore madornale visto che, per quanto la Bosnia avesse in campo calciatori di buona qua- lità, il palleggio degli uomini di Barbarez non è mai stato partico- larmente sicuro, specialmente nelle rarissime occasioni in cui l'Italia ha saputo alzare - anche di poco - il proprio pressing. VANTAGGIO INASPET- TATO - Proprio una pressione - non particolarmente aggressiva, ma certamente coordinata - por- tata dagli Azzurri contro la costruzione dal basso dei bosnia- Gianluigi Donnarumma (© Marco Canoniero | Dreamstime.com) Il ct azzurro Rino Gattuso (Ph© Marco Canoniero | Dreamstime.com) STEFANO CARNEVALI passaggio di Basic in mediana e si è involato verso la porta bosniaca. A tu per tu con Vasilj, però, dopo quasi 60m di galop- pata, ha calciato un bolide finito molto alto. Dopo una girandola di cambi e con l'iniziativa tornata stabil- mente tra i piedi dei padroni di casa (sempre super Donnarumma), l'Italia ha avuto altre due grosse occasioni (74' e 77') sprecate malamente da Pio Esposito (subentrato a Kean) e dal pessimo Dimarco (incapace, da ottima posizione, sia di cen- trare la porta, sia di servire il liberissimo Palestra). E' stato il preludio alla fine. PARI E CONTESTAZIONI - Due minuti dopo il match-point fallito da Dimarco, è arrivato il pareggio dei bosniaci: solito cross dalla destra, torre di Dzeko (con dubbio tocco di mano e più evidente spinta su Mancini) e tap-in da pochi passi di Tabakovic, dopo il miracolo di Donnarumma. 1-1 e nessun inter- vento del VAR, nonostante le proteste azzurre. VAR che è tor- nato (mancato) protagonista al 102', quando Palestra (ottimo subentro), solo davanti a Vasilij, è stato abbattuto da Muharemovic prima dell'ingres- so in area: solo giallo per l'arbi- tro Turpin e nessun richiamo al monitor. FINALE DA INCUBO - Dopo due tempi supplementari di grande sofferenza, l'Italia è riu- scita a conquistare i rigori, spe- rando nelle doti di specialista di Donnarumma. Scommessa errata perché il capitano-portierone non è riuscito a respingere nessuno dei penalty avversari, mentre per l'Italia il tiro altissimo di Esposito e la traversa colpita da Cristante sono stati fatali. E ADESSO? - Un'altra delu- sione terribile. Un altro capo d'accusa contro il movimento calcistico che - a differenza di tutte le altre Federazioni, in costante crescita anche per i risultati raggiunti - pare aggrovi- gliato in una crisi senza fine. E, apparentemente, senza soluzioni. Chi pagherà ora? Come ripartire? Come mantenere coinvolta un'intera generazione che non ha mai visto un Mondiale con gli Azzurri? Domande che ci ponia- mo da 12 anni (dopo tre fallite qualificazioni mondiali) e che, oggi ancora più di ieri, paiono senza risposta.
