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N e l C a n t i c o d e l l e C r e a - t u r e d i S a n F r a n c e s c o non compaio- n o n é u c c e l l i n é l u p i ; u n fatto che potrebbe sorpren- dere chi lo conosce attraver- so le numerose statue in cui u n p i c c o l o a n i m a l e g l i f a compagnia. Tuttavia, Fran- cesco non esclude gli anima- li dalla sua visione del crea- to; tutt'altro. Il suo celebre c o m p o n i m e n t o s i a p r e lodando Dio «con tutte le tue creature» – cum tucte le tue creature – e il sole e la luna, il vento e l'acqua, il fuoco e la terra che ci nutre sono gli esempi che egli sce- glie di citare all'interno di quella famiglia più ampia. Proseguendo nella preghie- ra, egli trova spazio anche per chi soffre e, infine, per la morte stessa. Leggendo il Cantico in vista della sua festa, il 4 ottobre – nell'an- no che segna l'ottavo cente- n a r i o d e l l a s u a m o r t e – incontriamo un Francesco la cui idea di famiglia si esten- d e v a a l l ' i n t e r o m o n d o creato. Naturalmente, egli appar- teneva a una famiglia che n u t r i v a a s p e t t a t i v e b e n diverse nei suoi confronti: n a t o a d A s s i s i n e l 1 1 8 1 o 1182, Francesco era figlio di Pietro di Bernardone, un ricco mercante di tessuti, e crebbe godendo dei privilegi che il denaro poteva offrire in una città medievale dove i l c o m m e r c i o g a r a n t i v a n u m e r o s e o p p o r t u n i t à d i ascesa sociale. Suo padre a v e v a b u o n e r a g i o n i p e r aspettarsi che egli prendesse il suo posto in quel mondo, e lo stesso Francesco sognava d i d i s t i n g u e r s i i n a m b i t o militare. Tuttavia, la parteci- pazione alla guerra contro la vicina Perugia gli costò la prigionia: un'esperienza ben lontana dalla gloria che egli i m m a g i n a v a d i o t t e n e r e intraprendendo la carriera militare. L a s u a c o n v e r s i o n e maturò gradualmente e, nel T e s t a m e n t o , F r a n c e s c o indicò la cura dei lebbrosi come uno dei momenti deci- sivi di tale percorso: ciò che un tempo gli suscitava ripu- g n a n z a , s c r i s s e , d i v e n n e fonte di dolcezza. La scelta della povertà portò infine a una rottura pubblica con il padre, ricordata nell'episo- dio in cui egli arrivò a resti- tuire persino le proprie vesti al cospetto del vescovo di Assisi. Diventare il "Poverel- lo" non fu affatto un tran- quillo ritiro dalla vita comu- ne, bensì una scelta che com- p o r t ò d e l l e c o n s e g u e n z e , ricadute in parte anche sulla sua famiglia. Gli animali compaiono nelle prime testimonianze sulla vita di Francesco come parte della sua concezione cristiana di fratellanza; lo apprendiamo dalle parole di T o m m a s o d a C e l a n o , autore della prima biografia del santo poco dopo la sua morte. Tommaso racconta di un incontro tra Francesco e alcuni uccelli nei pressi di Bevagna, in Umbria: il santo si avvicinò ad esse ed esortò le creature a lodare il Creato- re, ricordando che avevano ricevuto piume per vestirsi e ali per volare. Nel racconto, gli uccelli restano ad ascol- tarlo ed egli si allontana rim- p r o v e r a n d o s i d i n o n a v e r mai predicato loro prima di allora. Celano descrive anche un coniglio catturato in una trappola e portato a France- s c o ; i l s a n t o l o c h i a m ò "fratello" e tentò di liberar- lo, ma l'animale continuava a tornare in grembo a lui. Sto- rie come questa, insieme alla predica agli uccelli e al suc- cessivo episodio del lupo di G u b b i o , s p i e g a n o p e r c h é F r a n c e s c o s i a r i c o r d a t o soprattutto come il santo d e g l i a n i m a l i . C i ò c h e conta non è semplicemente il suo affetto per gli animali, ma il fatto che li inserisse nel medesimo linguaggio di fra- tellanza usato in altri conte- s t i : u c c e l l i , c o n i g l i e l u p i potevano essere tutti consi- derati creature, figlie dello stesso Creatore. Questa idea è sopravvissu- t a b e n o l t r e l e n a r r a z i o n i medievali ed è ancora oggi visibile quando, intorno al 4 ottobre, le famiglie portano i propri animali domestici in chiesa per la benedizione. Secoli più tardi, nel 1979, Giovanni Paolo II proclamò u f f i c i a l m e n t e F r a n c e s c o patrono di coloro che si dedi- cano all'ecologia. L a s t o r i a d e l l u p o d i Gubbio richiede qualcosa in più agli esseri umani coin- volti; nei Fioretti — la raccol- ta di racconti francescani dif- fusasi in Italia nel Trecento — si narra di un lupo che aveva reso le campagne così pericolose da impedire agli abitanti di avventurarsi fuori dalle mura. Francesco va a incontrarlo, lo chiama "fra- tello" e ottiene la promessa che smetterà di attaccare. R i c o n o s c e i n o l t r e l a s u a fame, e l'accordo prevede che la popolazione di Gubbio provveda al suo sostenta- mento per il resto della vita. Secondo il racconto, il lupo visse a Gubbio per altri due anni, recandosi di porta in porta per ricevere cibo, e gli a b i t a n t i n e p i a n s e r o l a m o r t e . È v e r o : i F i o r e t t i f u r o n o c o m p i l a t i m o l t o t e m p o d o p o l a m o r t e d i Francesco ed erano racconti devozionali; tuttavia, essi preservano il modo in cui le generazioni successive ne conservarono il ricordo. Tuttavia, è il Cantico a f a r c i a v v i c i n a r e a l l a v o c e stessa di Francesco e a un'o- pera che appartiene non solo alla spiritualità, ma anche alla storia della letteratura. Composto in volgare umbro, è tra i testi fondanti della poesia italiana; Francesco conferì alla lingua parlata intorno a lui la dignità di un solenne canto di lode, attin- gendo alle Scritture e alla liturgia e usando al contem- po parole che gli ascoltatori potevano riconoscere come proprie. Ancora oggi, anche i lettori con una conoscenza limitata dell'italiano posso- no coglierne il lessico fami- liare – come *frate* per fra- tello e *sora* per sorella – e ritrovarvi il sole che dona luce, l'acqua che sostiene la vita e la terra che produce frutti e fiori. Ciascuno di questi dettagli spiega perché il creato meriti gratitudine, mentre le relazioni reiterate collocano al suo interno la persona che tale gratitudine esprime. Per San Damiano, quando la tradizione colloca l'inizio della composizione del Cantico nel 1225, Fran- cesco era già malato: i suoi versi che accolgono "Sora Morte Corporale" assumono così un carattere quasi pro- fetico. Avrebbe lasciato que- sta terra appena un anno dopo, il 3 ottobre 1226; la sua festa si celebra il giorno seguente. L'Italia si sarebbe posta for mal mente sotto il suo patrocinio il 18 giugno 1939, quando Pio XII proclamò F r a n c e s c o e C a t e r i n a d a Siena patroni principali del Paese, accogliendo la richie- sta dei vescovi italiani. Tale proclamazione metteva in risalto il suo esempio di vita evangelica e il rinnovamen- to spirituale scaturito dalla sua opera. Il suo ruolo nella vita della nazione era già c o n s o l i d a t o d a s e c o l i d i devozione, chiese e racconti, nonché da un componimen- to poetico che gli scolari ita- liani imparano ancora oggi. A distanza di otto secoli, ciò che colpisce è l'ampiezza della concezione di parente- la propria di Francesco: egli arrivava a chiamare il sole fratello, l'acqua sorella, gli animali compagni di creatu- r a l i t à e p e r s i n o l a m o r t e parte della stessa famiglia; una visione ben più vasta della consueta immagine del santo mite circondato dagli uccelli. Il linguaggio era certa- mente religioso, ma l'abitu- d i n e d i c o n s i d e r a r e i l mondo come una realtà a cui apparteniamo, anziché come qualcosa che sempli- c e m e n t e p o s s e d i a m o , è sopravvissuta ben oltre l'e- poca medievale che l'aveva generata. I l m o n d o c h e S a n F r a n c e s c o c h i a m a v a famiglia LIFE PERSONAGGI RECENSIONI ARTE MODA BENESSERE 33 GIOVEDÌ 1 OTTOBRE 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | San Francesco e il lupo richiamano uno degli episodi più celebri dei Fioretti, in cui il santo incontra l'animale di Gubbio e lo tratta non come una creatura da combattere, ma come "fratello" (Immagine originale creata per L'Italo-Americano con l'assistenza dell'AI)
