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GIOVEDÌ 15 OTTOBRE 2026 www.italoamericano.org 30 L'Italo-Americano ITALIAN SECTION | SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI PATRIMONIO TERRITORIO Da non perdere a Carrara la parità del talento nell'arte italiana sguardi e arte al femminile tra Ottocento e Novecento C 'è anche un'opera che non si vede da circa 80 anni – il Ritratto sagoma- to di Amanzia Guerillot – tra le opere esposte nella mostra Le signore dell'arte. La parità del talento nell'arte italiana moder- na, curata da Massimo Bertozzi, che fino al 25 ottobre si tiene a Palazzo Cucchiari di Carrara. Si tratterà di un interessante sguardo "di genere" che punterà i riflettori su un lato poco noto dell'universo artistico dell'Italia moderna, ovvero sul "peso" dei legami familiari nella formazione e poi nell'affermazione delle arti- ste italiane, a fronte del cambia- mento della loro condizione sociale e artistica tra la metà dell'800 e la metà del '900, Attraverso la selezione ragio- nata di 131 opere - di cui una quindicina tra sculture e altri oggetti - che portano la firma di ben 42 artiste, oltre che di Giacomo Balla e Felice Casorati, Mario Mafai e Achille Funi – nelle intenzioni di Bertozzi vi è la volontà di richiamare l'atten- zione dei visitatori su quei cento anni durante i quali i cambia- menti si rivelarono decisivi, creando l'opportunità per le vere protagoniste della mostra – qui definite le Signore dell'arte, senz'altra specificazione (figlie, mogli o compagne di..) – di dare piena e libera esplicitazione del loro personale innegabile talento. Le opere in mostra a Palazzo Cucchiari contribuiranno a for- mare un percorso espositivo fon- dato sull'intreccio di molte sto- rie, a cominciare dalle "pionie- re", già attive dai tempi del Risorgimento nazionale, come Ernesta Bisi Legnami e Amanzia Guerillot, e poi Emma Ciardi e Evangelina Alciati, fino alle pro- tagoniste degli sviluppi moderni del Novecento, come Edita Broglio e Genni Mucchi, Antonietta Raphael e Leonor Fini, Luce ed Elica Balla, Leonetta Cecchi Pieraccini e Adriana Pincherle. Proprio quest'ultima è presen- te a Palazzo Cucchiari con alcu- ne opere (tra cui il ritratto del marito Onofrio Martinelli) e il proprio Autoritratto del 1932, ora nell'omonima Collezione della Galleria degli Uffizi. La pittura di Adriana Pincherle ebbe fin dalla sua formazione un respiro europeo, attenta alle variegate tendenze post-impressioniste: «La pittrice posa davanti al cavalletto – dice Bertozzi –, in un momento di pausa: la tavoloz- za in una mano, l'altra mano su un fianco. Per il resto la compo- sizione del dipinto non ha una prospettiva ortogonale e tutto, dal portamento della figura al telaio del cavalletto alla scac- chiera del pavimento, risulta sghembo e tenuto in equilibrio dall'atteggiamento disinvolto della figura. C'è in effetti nella pittura d'esordio della Pincherle, una presa di distanza dalla classi- cità novecentesca, e una conso- nanza con il brioso colorismo della scuola romana, ma soprat- tutto un accostamento al rinnova- mento della pittura francese, per via della piatta bidimensionalità dell'immagine, che si rifà a Matisse, quanto per l'ovale allungato del volto, che non somiglia all'artista, ma sembra rubato a una donna di Modigliani». Per tutti Adriana Pincherle era la sorella maggiore Nella Marchesini, Renaioli a Marina di Massa, Archivio Malvano Marchesini di Torino (Ph ufficio stampa Marco Ferri) di Moravia, ma lei — appena un po' più anziana — era certa che dovesse essere Alberto a venir considerato suo fratello. Nonostante fosse di buona fami- glia, non amò mai la mondanità dei salotti romani e andò a vivere a Firenze. Un altro focus interessante nella mostra è quello dedicato a Antonietta Raphael, moglie di Mario Mafai, prima pittrice e poi scultrice, che con Scipione (Gino Bonichi) fondò la Scuola roma- assai lascivo della modella. Di tutt'altra natura artistica fu Leonor Fini, pittrice, scenografa, costumista, scrittrice, illustratrice e disegnatrice italiana, nata a Buenos Aires nel 1907. Fu indubbiamente una donna libera ed eclettica, anticonformista, unica pittrice surrealista italiana. Trasferitasi a Parigi, ebbe agio di frequentare i surrealisti e nel 1932 iniziò una stabile relazione con lo scrittore e drammaturgo André de Mandiargues, del quale la mostra propone lo straordina- rio ritratto che Leonor Fini gli dedicò. Pur essendo di formazio- ne artistica italiana, rifiutò sem- pre i canoni novecenteschi del- l'arte tricolore e vivendo tra Parigi e New York divenne una delle protagoniste della seconda metà del secolo breve. Di rilievo, tra i prestiti, è un'opera restaurata per l'occasio- ne che arriva dal Museo della Scienza e Tecnologia di Milano. Si tratta della sagoma dipinta raf- figurante il Ritratto della signora Inganni, la pittrice Amanzia Guerillot anch'essa presente nella mostra con tre opere. L'opera fu realizzata dal marito della donna, il grande vedutista Angelo Inganni, tra il 1856 e il 1859 e ammirata l'ultima volta in pubblico subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale; poi è rimasta in deposito per circa 80 anni. Adesso dotata di un apposi- to supporto per mantenerla in verticale eora la si può ammirare di nuovo a Palazzo Cucchiari. na. Fu artista di respiro europeo e Cesare Brandi la definì «l'uni- ca scultrice italiana». Nella mostra di Carrara si potrà ammi- rare una delle sue opere più famose - Mario nello studio (Omaggio a Mafai), dipinta nel 1966 e proveniente dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma – che appare come un ricordo visionario del marito artista colto nell'atto di dipingere una natura morta, ma distratto dal comportamento NICOLETTA CURRADI
