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GIOVEDÌ 28 MAGGIO 2015 www.italoamericano.org 38 L'Italo-Americano ITALIAN SECTION | Angelo J. Di Fusco, CPA Tax preparation & planning Financial statements & accounting Financial planning & budgeting Quickbooks professional advisor & small business consulting Let's team up to cut your taxes 25 years experience Parliamo italiano 818/248-9779 www.difusco.com Dall'essere 'pieno di vita e vigore' alla 'vigilia' di Natale il passo è breve (almeno nel dizionario) LUIGI CASALE Incapace di definire una mappa completa e articolata di radici lessicali e di probabili etimi da collegare attraverso la ramificazione semantica, conti- nuerò a procedere per campiona- ture. Partendo da gruppi di paro- le della stessa famiglia. E quale avvio migliore se non cercare le affinità semantiche tra le parole che usiamo più fre- quentemente, le quali, apparente- re da una pagina del vocabolario di latino, in cui si trovano le parole legate a vìgeo/vigère. Si tratta di un verbo intransitivo, cioè tale che, per completare il suo significato, non richiede nes- sun elemento lessicale aggiunti- vo (il tradizionale complemento oggetto): basta il soggetto affin- ché il verbo esaurisca la sua capacità di significare. Vìgeo/vigère significa essen- zialmente: aver vigore, essere pieno di vita. Poi, anche, conti- nuare ad aver vigore, continuare ad essere forte, continuare a vivere. Da qui l'area del signifi- cato si espande per metafora a tante altre situazioni che il voca- bolario, per darne l'ampiezza, documenta con esempi della lin- gua (le espressioni idiomatiche). Nella stessa pagina trovo il verbo vigesco (dove il suffisso – sco modifica l'aspetto del verbo e gli aggiunge la parte di signifi- cato che possiamo sintetizzare nelle parole "inizio a ..." oppure "divento". Quello che si dice aspetto incipiente del verbo, cioè: azione che comincia. Quindi: "prendo vigore", oppu- re "riprendo vigore". Poi trovo l'aggettivo vigil, che significa "in forza" e per traslato "sveglio", "vigile". Da vigil si forma un altro verbo: vigilo/vigilare (vegliare). Poi c'è il sostantivo vigor (vigore, forza, energia, forza vitale; con le espansioni origina- te dalla pratica dell'uso attraver- so la metafora). Vigil ("che è sveglio" o "che tiene s veglio"), vigilare ("vegliare"; ma anche "sorve- gliare"), vigilia ("lo stare sve- glio"). Notiamo già che il signi- ficato originario va trasforman- dosi verso un diverso contenuto semantico: quello della funzione e dell'attività della guardia. In italiano abbiamo: il vigile, l'a- zione del vigilare, e (implicita- mente) la sorveglianza nottur- na. Così del vigeo iniziale, nella lingua italiana è rimasto (quasi) solo il participio vigente, cioè "in forza", "in atto", "in corso", o meglio, in vigore, come dicia- mo quando parliamo di leggi o di monete. Cioè: che vale ancora. Vigilia, invece, che come ter- mine tecnico era passato ad indicare la guardia notturna, e, anche, la persona che la faceva (la sentinella), nonché il turno stesso, e la durata in termini di ore del turno di guardia (prima vigilia; seconda vigilia; ecc.), come vocabolo è rimasto identi- co anche nella lingua italiana; ma con la differenza che, a causa dell'uso che se ne faceva durante le feste importanti (per indicare la veglia dalla sera del giorno precedente fino all'alba della fes ta) è andato ad indicare: "giorno precedente una solen- nità". Come, ad esempio, la vigilia di Natale Da vigilia (veglia) – attraver- so il verbo ex-vigilare - si passò al verbo provenzale "ex-velhar". E da qui il nostro "svegliare". mente lontane s ul piano del significato, mostrano invece nella struttura fonologica una comune origine? In questa ricer- ca ci può essere d'aiuto la pagi- na del dizionario dove più dense sono le ricorrenze fonetiche che rendono probabile se non evi- dente questa appartenenza. Il cri- terio, infatti, della organizzazio- ne dei lemmi nel dizionario è quello dell'ordine "alfabetico", costruito proprio sulla compo- nente fonologica delle parole. Perciò oggi ho scelto di parti-
