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GIOVEDÌ 23 LUGLIO 2015 www.italoamericano.org 31 L'Italo-Americano ITALIAN SECTION | le facciate ramificate che sono u n ' o p e r a u n i c a a l m o n d o , o come Stahlbau Pichler che ha realizzato la straordinaria coper- tura tecnologica sono esempi di un saper fare che, insieme a noi architetti, hanno investito con grande passione per rendere un sogno concretamente fattibile. Palazzo Italia è la dimostrazione che se le migliori forze italiane sono messe nelle condizioni di fare, e si leva quel tappo di buro- crazia e opacità che purtroppo tiene gran parte di queste risorse inespresse, ecco che l'eccellenza che l'Italia è in grado di realizza- r e d i v e n t a s t r a o r d i n a r i a . M i auguro che Palazzo Italia diventi un tassello che possa convincere a rimettere al centro della cosa pubblica la bellezza come obiet- tivo fondamentale. Cos'è secondo lei questa grande bellezza italiana? È il valore che l'Italia è stata capace di costruire nel tempo ed è ciò per cui la gente ci ricono- sce nel mondo. Andando in giro, una possibilità di continuare l'Expo, anche se non più come quello ufficiale che finirà il 31 ottobre, per non far morire da un giorno all'altro quelle aree man- tenendo la manifestazione aperta anche se non so se sarà tecnica- mente possibile visto che ver- ranno smontati una serie di padi- glioni dei Paesi partecipanti. Però potrebbe diventare un punto di partenza di un'archi- tettura italiana contempora- nea che finalmente torna a lasciare il segno nel paesaggio urbano? Certamente. Tra le ipotesi più g e t t o n a t e , i l p a r c o d i E x p o potrebbe diventare un polo tec- nologico e dell'innovazione che per Milano sarebbe molto bello. C'è stata una manifestazione d ' i n t e r e s s e d e l l ' U n i v e r s i t à Statale di Milano per trasferire lì i l p r o p r i o c a m p u s , c o s a c h e sarebbe molto interessante. Si dice che in quest'ottica Palazzo Italia potrebbe essere gestito dalla Camera di Commercio e orgoglio al futuro senza un pen- siero nostalgico verso il passato ma con fiducia e coraggio verso il domani. Ciò che oggi ci dà più soddisfazione è vedere la reazio- ne delle persone comuni che andando lì, pur essendo abituate a pensare all'Italia un po' come a un Calimero, trovano invece qualcosa che si staglia per bel- lezza in un contesto estrema- mente qualitativo come è Expo. Quest'orgoglio che le persone sentono entrando all'interno di questa opera è quello che ci pia- cerebbe potesse segnare il pros- simo futuro. Palazzo Italia può diventa- re un simbolo dell'identità cul- turale italiana assommando in sé una serie di caratteristiche di cui poter andare orgogliosi? Quello che noi abbiamo ten- tato di fare è stato cercare di radicare questo progetto nella nostra identità più profonda ed è per questo che siamo convinti che il progetto rappresenti l'ita- l i a n i t à . S i a m o c o n v i n t i c h e esprima il meglio di un'Italia giovane, dinamica, che non va solo all'estero, ma investe in casa propria, che dimostra di saper fare in un complesso inter- nazionale e guarda alla globalità n o n c o m e a u n n e m i c o , m a come a un contesto in cui essere pienamente se stessa. C o s a s a r e b b e i l m o n d o s e n z a I t a l i a , c o m e i n v i t a a immaginare un'installazione presente all'interno del padi- glione? Sarebbe un mondo totalmen- te diverso visto che abbiamo avuto un ruolo primario nella storia occidentale, europea e mediterranea. La capacità di produrre il bello, di antropizzare il territorio è stata sconcertante: g i r a r e p e r R o m a , V e n e z i a , F i r e n z e , M i l a n o , N a p o l i , Palermo o per i tanti piccoli posti sconosciuti ai più è un'e- sperienza straordinaria che fa restare sempre a bocca aperta. Credo che questo è il ruolo che abbiamo avuto e che il mondo ci riconosce. Quello che veramente è incredibile ma anche insoppor- tabile, è che questa convinzione ce l'ha il mondo, ma non riu- sciamo ad averla noi in Italia. Le scelte che facciamo, il modo in cui stiamo trasforman- do il nostro territorio negli ulti- mi decenni è veramente disa- stroso e invece di puntare su una nostra eccellenza si è puntato su una medietà perdente. A l s e c o n d o p i a n o d e l Padiglione nazionale c'è l'alle- stimento che colpisce di più: si è letteralmente avvolti dalla grande bellezza. Ma aspettan- do di entrare a Palazzo Italia ci si dovrebbe accorgere che questa stessa sensazione la si ha subito, entrando nella bian- chissima foresta pietrificata. La grande bellezza è dentro e fuori, e con il Palazzo si offre un'esperienza multisensoriale. Q u e s t a d o m a n d a m e t t e a fuoco un punto per noi molti importante. Abbiamo voluto fare un edificio che non fosse solo un contenitore. Volevamo che l'esperienza che andavamo N o i a b b i a m o c e r c a t o d i costruire un'architettura espe- rienziale che va percorsa, di cui va fatta esperienza, in cui ogni p a r t e è d i v e r s a d a l l ' a l t r a . Odiamo quegli edifici che si vedono una volta e si è già capi- to tutto, amiamo un'architettura che va scoperta, interpretata, in cui c'è un rapporto tra l'involu- cro architettonico e chi ne usu- fruisce nello spazio della vita. Cosa ha provato quando su tutte le pagine dei giornali ha competitiva all'estero. Abbiamo un rapporto molto stretto anche con la California. Abbiamo avuto modo di lavora- re con uno degli studi di archi- tettura più famosi e direi anche p i ù i n t e r e s s a n t i , l o s t u d i o M o r p h o s i s d i C u l v e r C i t y . Insieme abbiamo partecipato e vinto un concorso internazionale per la nuova sede dell'Eni a San Donato Milanese, dalla parte opposta di Expo, che verrà rea- lizzata nei mesi prossimi. L'architetto Michele Molè, fondatore e direttore dello studio Nemesi & Partners che ha progettato Palazzo Italia per l'Esposizione di Milano All'interno di Palazzo Italia ci sono aree espositive, spazi eventi, uffici, audi- torium, luoghi per la ristorazione (Ph. Luigi Filetici) d a l S u d e N o r d A m e r i c a all'Africa, alla Cina, alla Russia sento una richiesta fortissima di italianità che dice proprio que- sto: bellezza e italian way of life che viene ritenuta qualcosa di straordinario. Dobbiamo riuscire a far sì che questo non apparten- ga solo al nostro passato, ma diventi il nostro presente e il nostro futuro. C o s a s i i m m a g i n a p e r i l dopo Expo, considerato che è l ' u n i c o e d i f i c i o d e s t i n a t o a restare? Questo è proprio il campo in cui l'Italia non riesce a dare il meglio. Saremmo dovuti arrivare all'inizio della progettazione di Expo avendo già perfettamente chiaro cosa sarebbe successo dopo, in modo che tutte le opere progettate potessero essere fun- zionali a una successiva trasfor- mazione. Purtroppo questo è mancato. Ci sono state solo ipo- tesi del tutto vaghe, non verifica- te, non frutto di una pianificazio- ne, di una sintesi condivisa, defi- nitiva. Arexpo, che è la società che gestirà le aree una volta ter- minata l'esposizione, con un advisor sta cercando di capire in che termini trasformare queste aree. Da quello che sappiamo c'è diventare il luogo delle start up dell'innovazione, una sorta di incubatore di idee per i giovani e per la capacità di innovazione c h e l ' I t a l i a h a . S a r e b b e u n a vocazione molto importante ma, di fatto, ancora nessuna decisio- ne è stata presa. Mi auguro solo che questa non diventi un'occa- sione persa e Palazzo Italia una cattedrale nel deserto abbando- nata a se stessa, cosa che sareb- be decisamente negativa. I l P a d i g l i o n e p o t r e b b e d i v e n t a r e u n a T o r r e E i f f e l nazionale? Direi che ci sono alcune dif- ferenze fondamentali. La prima è che la Torre Eiffel era un'ope- ra simbolica priva di qualsiasi contenuto funzionale. La secon- da è che Parigi a quell'epoca aveva una dimensione, degli investimenti e uno sviluppo che non sono paragonabili a ciò che oggi lo Stato è in grado di mette- re in campo da noi. Ovviamente Palazzo Italia è una tessera dello sviluppo futuro della città di Milano e speriamo che possa essere un lascito importante di questa Esposizione 2015, ma soprattutto possa diventare un motore di sviluppo di un'Italia di nuovo capace di guardare con Per la vela di copertura di 4000 metri quadri sono state impiegate 400 ton- nellate di acciaio (Ph. Luigi Filetici) a p r o p o r r e f o s s e e s s a s t e s s a espressione del contenuto. Da questo punto di vista avremmo voluto che gli allestimenti inter- ni fossero un po' più capaci di d i a l o g a r e c o n l ' o r g a n i s m o osmotico che avevamo costruito. Talvolta l'allestimento interno ci riesce, in altri casi meno. L a p a r t e p i ù s u g g e s t i v a è sicuramente il caleidoscopio in cui ci si immerge nella bellezza dei grandi scenari naturali o urbani o dell'arte italiana. È un'immersione in uno straordi- nario patrimonio di bellezza. Sono particolarmente contento di quello che mi dice: spero che le persone che vanno lì si renda- no conto che se noi investissimo in una trasformazione qualitati- va del territorio come fa Palazzo Italia avremmo la capacità di costruire, qui ed ora, molti altri scenari ugualmente emozionanti. visto la First Lady Michelle Obama affacciata dalla sua terrazza? Ovviamente una grande sod- disfazione. Così come mi fa pia- cere sapere che il Palazzo piace a l n o s t r o p r e s i d e n t e d e l Consiglio Renzi, che lì ha incon- trato Cameron, Putin, Hollande e tutte le varie delegazioni mon- diali che lo vedono, anche loro, c o n s o r p r e s a , r e g i s t r a n d o un'Italia che non è più solo il l u o g o d i u n a b e l l e z z a c h e è stata, ,ma che è capace di pro- durne ancora oggi e di sorpren- dere nell'innovazione. Ne siamo orgogliosi. A Expo state raccontando a l m o n d o l ' a r c h i t e t t u r a d i Palazzo Italia, lavorate molto a l l ' e s t e r o e i n p a r t i c o l a r e , come studio di progettazione, avete sviluppato vari progetti per la Cina. Siete un'Italia Continua da pagina 30
