L'Italo-Americano

italoamericano-digital-7-23-2015

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GIOVEDÌ 23 LUGLIO 2015 www.italoamericano.org 35 L'Italo-Americano ITALIAN SECTION | Lapislazzuli artistico: la magia del minerale blu inonda il Museo degli Argenti Quindi Teotihuacan: il primo vero centro urbano del Messico centrale, letteralmente "la città dove si fanno gli dei" e dove f u r o n o c o s t r u i t i m o n u m e n t i emblematici come la Piramide del Sole, quella della Luna e la Piramide del Serpente piumato. L e g g e n d a r i a l ' a b i l i t à d e i t a g l i a t o r i d i p i e t r a d i Teotihuacan. L'arte lapidaria appare molto stilizzata, persino g e o m e t r i z z a t a e h a p r o d o t t o pezzi monumentali, ma anche le famose ed inconsuete maschere d i T e o t i h u a c a n . C o n c e p i t e secondo un modello standardiz- zato, con il volto a forma di un triangolo rovesciato, fronte e n a s o l a r g h i , l a b b r a s p e s s e e sopracciglia marcate. Una di queste, La maschera in onice verde, conservata al Museo degli Argenti è apparte- nuta alla collezione dei Medici ed è un esemplare davvero note- vole di quella produzione. Interessanti per la perizia tec- nica dell'ampia decorazione, sono i due punteruoli realizzati in ossa di giaguaro, animale emblematico del mondo mesoa- mericano associato alle più alte funzioni politiche e sacre. I due s t r u m e n t i , o r i g i n a r i d i Michoacan, ma con un'icono- grafia tipica di Teotihuacan, glifi, testa di felino, fiamme, sono di probabile uso rituale, destinati per l'autosacrificio o a p r a t i c h e c h e i m p l i c a v a n o l a perforazione della carne: è incisa l'immagine del destinatario divi- FABRIZIO DEL BIMBO no al quale il penitente offriva il suo sangue. Della cultura Zapoteca, che si diffonde nel Centro del Messico nella regione di Oaxaca dal 500 a.C. al 700 d.C e vede il suo c e n t r o n e l l a c i t t à d i M o n t e Albàn, sono altresì in mostra alcune delle famose urne cinera- inumazioni; e resta da chiarire ancora la loro funzione. Singolari anche le statuette realistiche in ceramica della cul- tura classica della Costa del Golfo (o cultura di Veracruz) decorate con bitume dopo la cot- tura, come anche le repliche in pietra di accessori del gioco ceri- addomesticati come i tacchini, i nobili riccamente adornati negli abiti e con bellissimi gioielli (spettacolare la collana di giada esposta) raffigurati in piatti, sculture o stele. Ma sono soprattutto i bellissi- mi e preziosi vasi Maya d'epoca classica, riccamente decorati, S o n o A z t e c h i i n v e c e g l i importanti propulsori o atlati (utilizzati per lanciare frecce) provenienti dalle wunderkam- mer medicee e ora nel Museo di Antropologia di Firenze: sono tra i pochissimi strumenti di questo tipo decorati in oro. Il viaggio continua con le testimonianze dal Sud America: dalla spettacolare produzione d e l l e p r i m e c e r a m i c h e d e l l e Veneri ecuadoriane di Valdivia, a g l i o g g e t t i d e g l i I n c a ; d a l mondo dell'antico Chavin, dai tessuti e vasi della regione di Nazca, all'affascinante cultura Moche. Ma sarà l'oro, come quello dei Tairona (puro o in una lega con rame chiamata "tumbaga"), a spingere nelle Ande spagnoli ed avventurieri alla ricerca de "El Dorado", uno dei grandi m i t i , v e r o m o t o r e d e l l a Conquista. L'America, che aveva stupito e affascinato con i suoi "strani" indigeni, la natura così diversa e le sue meravigliose opere, in breve viene considerata solo per le tonnellate d'oro e d'argento c h e g i u n g o n o s u i g a l e o n i i n Europa. E se i Medici a Firenze conservano nelle loro raccolte le testimonianze del Mondo che non c'era, tra i capolavori in mostra anche un collier Taino del XIV-XV secolo, gli Spagnoli invece fondono quegli oggetti in metallo prezioso per usarlo poi come moneta, disperdendo un tesoro culturale unico, inestima- bile, affascinante e preziosissi- mo. rie che appaiono dal 200 a.C al 200 d.C (II fase). C o n l a l o r o e f f i g e s p e s s o antropomorfa, rappresentante un p e r s o n a g g i o s e d u t o c o n l e gambe incrociate e le mani sulle ginocchia (probabilmente si trat- ta di Cocijo, dio zapoteco della pioggia, del fulmine e del tuono) sono state trovate in differenti moniale della palla e le statue che rappresentano personaggi sorridenti o ridenti, davvero eccezionali nell'arte mesoameri- cana che frequentemente propo- ne esseri impersonali e inespres- sivi. A introdurci nella cultura e nelle società dei Maya sono i sacerdoti, le divinità, gli animali che forniscono informazioni sulla società e sulla scrittura di questa civiltà. Le divinità del- l'inframondo, i giocatori della palla, i signori-cervi e i signori- avvoltoi, il drago celeste, il dio K'awiil o giovani signori dai copricapi piumati sono i prota- gonisti che popolano i vasellami in mostra. Continua da pagina 34 Maschera in onice verde della Cultura Teotihuacan (450-650 d.C.) e Urna funeraria zapoteca col dio Cocijo Fino all'11 ottobre le stanze del Tesoro del Museo degli Argenti di Firenze custodiscono una straordinaria raccolta di vasi intagliati in lapislazzuli, dalle mirabolanti forme ispirate dagli artisti del Manierismo fiorentino. È una collezione unica al mondo, iniziata da Cosimo I de' Medici a metà del Cinquecento e accresciuta per volontà di Francesco I nei laboratori del Casino di San Marco e prosegui- ta dal fratello Ferdinando, cardi- nale della Chiesa romana, che gli succedette nella carica di grandu- ca di Toscana. La rara e preziosa pietra blu, che sembrava racchiudere in sé vene d'oro e che evocava sia il mare spumeggiante che la volta stellata di un cielo notturno, veni- va dal lontano Oriente. Era estratta dalle cave di Sar– e–Sang, tra le montagne del Badakhshan (odierno Afghanistan), l'unico giacimento noto nell'antichità, visitato da Marco Polo nel XIII secolo ed era assurta a simbolo di ricchez- za, insieme all'oro, all'argento e agli altri metalli preziosi, già nella letteratura sumerica, dove si intreccia con le prime proposte di scambi commerciali tra le grana- glie di Uruk e le pietre dure di Aratta nell'altopiano iranico. L'idea di dedicare una mostra a questa pietra, carica di magici significati, è stata offerta da Gian Carlo Parodi, mineralogista del Mùseum National d'Histoire Naturelle di Parigi. Una mostra mirata non solo all'approfondi- mento degli squisiti manufatti artistici, ma rivolta anche all'a- spetto più prettamente mineralo- gico. Il Museo di Storia Naturale dell'Università di Firenze, diretto da Giovanni Pratesi, ha avuto un ruolo di primo piano nell'elabo- razione del progetto e una sezio- ne della mostra, dedicata alla pie- tra e ad aspetti di ricerca scienti- fica, è stata allestita al Museo della Specola. Nel Museo degli Argenti la mostra si articola in 4 sezioni. La prima sezione Dalla Natura all'Artificio presenta una selezione di campioni di lapislaz- zuli di varia formazione e prove- nienza e li confronta con i massi- mi raggiungimenti nell'utilizzo del lapislazzuli in vasi e coppe, fiasche e mesciroba, destinati alle corti principesche del Rinascimento, provenienti dai più prestigiosi musei d'Europa. La seconda sezione Commesso in pietre dure e pietre dipinte racconta l'evoluzione del- l'utilizzo del lapislazzuli nel primo Seicento in due ambiti, quello del commesso e quello della pittura su lapislazzuli, ani- mati dallo stesso desiderio di ren- dere eterna e fissare la natura nei colori immutabili della pietra. La terza sezione La pietra blu nel fasto principesco mostra come, nel momento in cui il lapi- slazzuli diventa sempre più raro, la pietra viene destinata quasi esclusivamente a oggetti profani e suppellettili sacre di grandissi- mo pregio artistico e di elevatissi- ma committenza. La quarta Dall'Oltremare al Blu Klein è dedicata al pigmento. Quando si tratta dell'utilizzo del lapislazzuli in campo artistico il pensiero corre all'azzurro 'oltre- marino', decantato come "colore nobile, bello, perfettissimo oltre tutti i colori" nel trattato di Cennino Cennini – uno degli ulti- mi esponenti della grande scuola giottesca fiorentina – che descri- ve nei dettagli il modo di ricavare il pigmento prezioso dalla maci- nazione della pietra. Manifattura granducale, Tavolo con veduta del porto di Livorno 1601, Firenze Galleria degli Uffizi Fiasca in lapislazzulo, ultimo quar- to del XVI secolo

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