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www.italoamericano.org 11 L'Italo-Americano IN ITALIANO | GIOVEDÌ 21 SETTEMBRE 2017 V edendo l'edificio da lonta- no, mentre si sale sulle strade ripide che attraver- sano i boschi che la circondano, la Sacra di San Michele appare esat- tamente come si è immaginata: un luogo isolato dal resto del mondo, l'ambiente perfetto per un roman- zo criminale. Non sorprende che il monastero benedettino in cui si svolge il best seller di Umberto Eco, Il nome della rosa, sia stato ispirato appunto da questa abbazia monumentale, oggi simbolo della regione Piemonte. Conosciuta anche come Abbazia di San Michele della Chiusa, il monastero sorge in cima al Monte Pirchiriano, all'im- bocco della Val di Susa che si estende a ovest di Torino. Andiamo laggiù e cerchiamo di capire perché Eco l'ha trovata così interessante. La prima cosa da sapere è che questa parte delle Alpi è stata abi- tata fin dalla preistoria. Tuttavia, è stato solo tra gli anni 983 e 987 A.C. che - grazie a una serie di coincidenze - è iniziata la costru- zione del monastero sul Monte Pirchiriano. A causa della sua posizione remota, questo sperone roccioso era stato scelto come luogo di ritiro spirituale dall'ere- mita San Giovanni Vincenzo, che venerava San Michele Arcangelo e gli aveva per questo costruito un piccolo santuario. Nel frattem- po un ricco signore francese, di nome Hugon de Montboissier, aveva fatto tutto il suo cammino a Roma per chiedere il perdono del Papa dopo una vita di peccato: come penitenza avrebbe dovuto scegliere tra sette anni di esilio e un'annosa ricerca per costruire un'abbazia. Nemmeno a dire, il ricco uomo optò per la seconda solu- zione: tornando in Francia attra- verso la Via Francigena, a Hugon accadde di imbattersi nell'eremo di Giovanni Vincenzo e decise quindi di costruire la chiesa pro- prio lì. La prima prevista colloca- zione di questo nuovo luogo di culto era in realtà il Monte Caprasio, ma - come dice la leg- genda - alla fine l'Arcangelo stes- so mostrò l'esatto punto in cui voleva che fosse costruita l'abba- zia: per qualche miracolo, il legname che doveva essere utiliz- zato per la costruzione scomparve durante una notte, solo per essere ritrovato nuovamente nelle vici- nanze del Monte Pirchiriano (monte dei maiali) dove ora sta la Sacra. Anche se oggi - dopo più di duecento anni di abbandono - la Sacra di San Michele è affidata ai Rosminiani, per quasi sei secoli dalla sua fondazione il luogo è stato sede di una fiorente comu- nità benedettina che l'ha trasfor- mato in un importante centro reli- gioso e culturale: in altre parole, l'abbazia era molto simile a quella del Nome della rosa. Nel momento in cui finalmen- te ci avviciniamo a questo impo- nente monastero, diventa molto chiaro perché la curiosità di Umberto Eco sia stata così susci- tata: basti dire che il primo edifi- cio che si incontra quando ci si avvicina all'entrata principale è chiamato il Sepolcro dei Monaci, perché si pensava fosse il luogo di sepoltura dei frati. Non importa che queste antiche rovine non abbiano niente a che fare con una cappella cimiteriale e che in realtà siano solo una riproduzione del Santo Sepolcro che tutti i pelle- grini possono vedere: appena oltre gli alloggi degli ospiti e la grande statua di San Michele all'ingresso - realizzata dall'artista Paul de Doss Moroder nel 2005 - si può trovare qualcosa di più pauroso, cioè il cosiddetto Scalone dei Morti. Non è certamente una coinci- denza che la grande scala fosse conosciuta con questo nome peculiare. In realtà, questo era il luogo in cui furono sepolti alcuni dei monaci, o come omaggio a quei morti che non dovevano essere dimenticati o come avver- timento per tutti coloro che passa- vano: considerate che fino a pochi decenni fa sono stati posti anche diversi scheletri nella nic- chia centrale. Oggi, restano solo cinque delle tombe originarie della scala, ma per fortuna è sopravvissuta anche una delle sue più importanti caratteristiche arti- stiche: parliamo del magnifico Portale dello Zodiaco in cima alle scale, opera unica - intagliata dal grande scultore Nicholao del XII secolo - che rappresenta i segni dello Zodiaco sul lato destro e le costellazioni sulla sinistra. Non ci vuole più di uno sguardo prima di ricordarsi della lunga descrizione di Eco di questo meraviglioso portale all'inizio del Nome della Rosa. Attraverso alcuni contrafforti volanti, una rampa di scala ester- na e le spesse porte in legno di un altro portale romanico, finalmente entriamo in chiesa. All'interno, tutta una serie di tesori: dalle notevoli opere d'arte - come il Trittico di Defendente Ferrari (1520) - ai sarcofagi con i resti di dieci principi della Casa di Savoia, per non parlare dell'ango- lo in cui Papa Giovanni Paolo II si è inginocchiato in preghiera durante la sua visita-pellegrinag- gio nel 1991 alla Sacra. La chiesa stessa, però, è probabilmente più impressionante perché si trova esattamente in cima al Monte Pirchiriano, come abbiamo appre- so dalla punta della montagna che emerge proprio da sotto uno dei pilastri della navata di sinistra. Tra i tanti altri misteri che si nascondono nell'abbazia, bisogna citare almeno altre due attrazioni: la Biblioteca, aperta al pubblico solo durante le visite speciali (forse un'altra fonte di ispirazione per il romanzo di Eco) e soprat- tutto le rovine del nuovo mona- stero sul lato nord-ovest, tra cui la cosiddetta Torre della Bell'Alda a cui fa riferimento un'altra pittore- sca leggenda locale. Alla fine, però, c'è un altro grande mistero che deve essere considerato: come molti hanno notato, la Sacra di San Michele è esattamente a metà strada tra due altri famosi luoghi di culto dedicati allo stesso Arcangelo (il S antuario di S an M ichele Arcangelo in Puglia e il monte di Saint-Michel in Normandia, in Francia), trovandosi così su una linea retta immaginaria - una specie di piano divino - che si estende anche ai santuari del M onte di S an M ichele in Cornovaglia, U k, e S kellig Michael in Irlanda. La Sacra di San Michele fu fondata dai Benedettini, ma oggi sono i Rosminiani a prendersene cura dopo secoli di abbandono Salita alla Sacra di San Michele, l'Abbazia che ha ispirato "Il nome della Rosa" La bellissima abbazia sorge sul monte Pirchiriano, all'imbocco della Val di Susa GRAND TOUR VIAGGI ITINERARI TERRITORIO
