L'Italo-Americano

italoamericano-digital-9-21-2017

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www.italoamericano.org 13 L'Italo-Americano IN ITALIANO | GIOVEDÌ 21 SETTEMBRE 2017 R oma ha una lupa. La Sicilia ha la Medusa a 3 gambe. E Torino ha il toro. Nel nord-est invece la città lagunare di Venezia ha scelto un'icona ancora più esotica e mit- ica per simboleggiare il suo potere e la sua statura. Oggi il leone alato di San Marco sorveg- lia ancora la città fissando dalle facciate dei palazzi, dalle cime dei pilastri e dalla bandiera veneziana mentre fluttua con orgoglio nel vento. Ma come ha fatto una città costruita sull'acqua a scegliere la figura di un felino piumato e cosa simbolizza? Per trovare la risposta dobbi- amo tornare ai primi anni della laguna. Secondo la legenda locale, i rifugiati che sfuggivano alle suc- cessive invasioni di popoli ger- manici, Unni e Romani, fon- darono la città di Venezia allo scoccare del mezzogiorno del 25 marzo 421 d.C. I primi coloni erano pescatori, che vivevano dei prodotti della laguna e vendendo i preziosi sali marini raccolti nelle acque poco profonde. Mentre arrivavano altri esiliati continentali, il commercio sboc- ciò, consentendo agli abitanti di prosperare, di acquistare beni e materiali per migliorare le loro case. La città cominciò a crescere e gli abitanti iniziarono a costruire case più grandi e permanenti. Lo status e la manifestazione della prosperità divennero più impor- tanti e con essi venne anche l'or- goglio civico. Ma nessuna comu- nità cristiana che si rispettasse del tempo era qualcosa senza un tutore; senza qualcuno che potesse rappresentare e pro- teggere la gente. Ma chi dove- vano scegliere i veneziani? Chi stava all'esterno doveva essere lasciato senza il minimo dubbio che la città nascente fosse sotto il potere di un potere forte. Un leone avrebbe potuto essere una buona scelta, facendo fiera- mente la guardia sulle isole. Il primo patrono della laguna, però, era una figura più tradizionale: Teodoro il Martire, un primo cristiano deciso e devoto, con- dannato alla morte per fuoco per aver rifiutato di partecipare ai riti e ai rituali pagani romani. Ma non c'era un leone in vista. In effetti Teodoro era più stretta- mente associato con l'uccisione dei draghi. Mentre passavano i decenni, cominciarono a circolare storie che legavano Venezia ad un altro santo, molto più noto. Nessuno è abbastanza sicuro su dove sia cominciata la leggen- da, né qualcuno ne attesta la sua veridicità, ma fino ad oggi la tradizione locale afferma che Marco Apostolo, scrittore di uno dei quattro Vangeli cristiani, una volta sia sbarcato a Venezia durante un viaggio in Europa. Lì un angelo apparve al santo dicen- do: "Pax tibi Marce, evangelista meus. Hic requiescet corpus tuum". La traduzione, per coloro che non parlano latino, dice: "La pace sia con te, Marco, mio evan- gelista. Qui riposerà il tuo corpo". I veneziani avevano il loro patrono d'oro e con lui è arrivato un animale che avrebbe dominato la città per i successivi 1200 anni: l'impressionante leone alato di San Marco. Il feroce felino era da tempo un simbolo biblico dei 4 evange- listi cristiani, incluso Marco. Il suo potere innato e la maestà intrinseca rappresentavano la potenza della parola cristiana di Marco, mentre le ali piumate e l'aureola a volte visibile indica- vano la sua celeste pietà e spiritu- alità. Era una figura biblica clas- sica, riconosciuta in tutto il mondo dei primi cristiani e per- fetta come icona adottata di San Marco di Venezia. Ma i veneziani non hanno adottato solo il felino teologico di Marco, hanno deciso di renderlo proprio con un significato aggiuntivo. Nel 1177 un maestoso leone sventolava sulla prima bandiera veneziana. Era brillante, rossa su sfondo bianco puro o blu marino per indicare sia la collocazione lagunare di Venezia che il suo dominio sui mari. Il leone sven- tolava dalle navi mercantili e dai galeoni navali che portavano il nome di Venezia intorno al mare Adriatico e oltre. Sventolava dalle aste portabandiera intorno alla città o sulle piccole imbar- cazioni e le gondole che scivola- vano lungo i canali. Il leone di San Marco era ovunque. E questo gatto non si limitava a stare lì; era anche mostrato frontalmente con le sue sue ali avvolte intorno alla testa per assomigliare a una sorta di gran- chio che emergeva dall'acqua. Questa variante, il leone mostra- to "in moleca", si pensava sim- boleggiasse l'acqua, la laguna e la città insulare, mentre il leone eretto era più spesso associato ai territori della Repubblica. I veneziani hanno anche messo un leone alato in cima ad una delle due colonne di granito di fronte all'imponente Palazzo Ducale, intorno allo stesso perio- do. È accoppiato con San Teodoro che sta in piedi sopra un drago ucciso sull'altra colonna e i due erano destinati ad accogliere i visitatori di stato e a mostrare i protettori biblici dello stato in uguale misura. La statua, però, non è veneziana né cristiana né è addirittura un leone; ha iniziato la vita come grifone creato intorno al 300 a.C. in Turchia. Ma proprio quando la Repubblica si è appropriata del leone di San Marco, così hanno fatto lo stesso con la statua del grifone usandolo per rappre- sentare il loro patrono, il potere e il dominio. Ed è ancora oggi lì. Poco dopo i leoni hanno iniziato a manifestarsi in tutte le forme e dimensioni in tutta la città e oltre. Gli abitanti hanno aggiunto leoni alle loro case come scultorei scudi araldici pro- tettivi, simbolici battiporta e persino banderuole. Quando i veneziani conquistarono i terri- tori continentali intorno a Padova, alla Croazia e alla Grecia, pretesero di aggiungere il loro leone ai principali edifici civici per indicare il controllo veneziano. La protezione del leone era stata estesa ad avvol- gere anche le isole lagunari e tutte le terre della Repubblica. I leoni furono anche saccheg- giati dalle terre sconfitte, come parte dei bottini di guerra per raf- forzare il potere di Venezia. Quattro gatti enormi custodis- cono i cancelli del leggendario cantiere navale dell'Arsenale, ma proprio come la scultura sulla colonna al di fuori del Palazzo Ducale, nessuno di questi era originariamente il felino di San Marco. Uno è un gatto del 300 A.C. proveniente da Atene, un altro gattino piuttosto malinconi- co fu scolpito nel 600 A.C. a Delos, in Grecia. Sono molto lontani da casa ma ancora fanno da sentinella pelosa contro gli intrusi nel cantiere navale. E poi ci sono i diversi mes- saggi trasmessi dal leone nelle diverse posizioni. Un leone con la zampa che poggia su una Bibbia aperta e una spada accan- to a essa è stato interpretato come simbolo di pace, mentre alcuni credono che quello con la spada disegnata e la coda tenuta alta indichi uno stato in guerra. Un libro chiuso o un leone con entrambe le zampe anteriori appoggiate sul suolo si dice rapp- resenti la giustizia e il potere equilibrato. Ma siccome Venezia non ha mai documentato o clas- sificato l'immaginario del leone, è difficile sapere se uno di questi sia vero o semplicemente sia un buon racconto con cui intrat- tenere i visitatori del grand tour e i turisti dei pacchetti di viaggio. Chiaramente i veneziani erano amanti dei gatti, ma quan- do Napoleone arrivò dalla Francia nel 1797, l'imperatore vittorioso prese in antipatia qual- siasi felino o quel che ricordava ai veneziani la loro vecchia indipendenza e cominciò a dis- truggere i leoni in giro per la città. La statua alata di fronte a Palazzo Ducale è stata spedita a Parigi. I leoni scolpiti con orgoglio nelle facciate del palaz- zo sono stati brutalmente pic- conati. E la bandiera veneziana rossa e oro sostituita dal Tricolore francese. Tuttavia, il regno di Napoleone fu fortunata- mente breve e dopo soli venti anni la statua alata era tornata in cima al suo piedistallo di granito, questa volta con la coda tenuta in alto per simboleggiare la vittoria veneziana. Oggi il leone sventola libera- mente in Piazza San Marco e da case e hotel in giro per la città. È il simbolo dorato del favoloso festival cinematografico di Venezia e il premio ambizioso per la mostra che vince alla Biennale d'arte. A George e Amal Clooney fu anche dato un leone di vetro inciso per ricor- dare il loro matrimonio a Venezia 3 anni fa. E il leone di Venezia adorna ancora le mura dalla Croazia a Verona anche se la Repubblica alla fine è caduta più di due secoli fa. E' facile dimenticare che è Marco l'apostolo, e non il leone, il vero patrono della città. Chiaramente questo gattino è qui per rimanere e i leoni di Venezia ruggiscono ancora. I leoni di Venezia ruggiscono ancora Il leone alato, simbolo di Venezia e del suo patrono, San Marco, "fa la guar- dia" alla sua piazza SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI PATRIMONIO TERRITORIO

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