L'Italo-Americano

italoamericano-digital-12-11-2025

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17 GIOVEDÌ 11 DICEMBRE 2025 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | B r e s s a n o n e s i s v e l a g r a d u a l - m e n t e , c o m e s p e s s o a c c a d e alle città alpine, ma il suo mix di storia, archi- tettura e vita di montagna le conferisce un carattere che la rende davvero speciale. Con- siderata la città più antica del Tirolo, si è sviluppata lungo u n ' i m p o r t a n t e d i r e t t r i c e nord-sud, senza mai perdere la dimensione di una comu- nità percorribile a piedi, dove la cultura italiana e quella tedesca si incontrano natural- mente nei caffè, nei mercati e nelle abitudini. Le cime della Plose si ergono a ridosso delle case, mentre i vigneti quasi lambiscono il confine del cen- tro storico, conferendo alla città un piacevole mix di pae- saggio alpino ed eleganza mit- teleuropea. La lunga storia di Bressa- none si fa più chiara man mano che ci si dirige verso la cattedrale, il cui interno barocco contrasta con il più semplice chiostro medievale decorato con affreschi; nelle vicinanze si trova l'Hofburg, l'ex palazzo vescovile, che conserva la memoria dei prin- cipi vescovi che un tempo governarono questa parte del Tirolo. Oggi le sue sale ospita- no musei e mostre, e il cortile interno funge da suggestiva cornice per eventi culturali. Qui compare persino un capi- tolo inaspettato della storia europea: negli anni '50 del Cinquecento, un elefante chiamato Soliman, in viag- gio da Lisbona a Vienna come dono diplomatico, fece tappa a Bressanone con i suoi adde- stratori, una storia rimasta nella tradizione locale e anco- ra oggi custodita dalla comu- nità. Più prosaicamente, ci racconta di una città che, nel corso della storia, ha basato la sua fortuna sull'essere un collegamento chiave tra il Mediterraneo e le ricche corti dell'Europa mitteleuropea. Più ci avviciniamo all'in- v e r n o , p i ù l ' a t m o s f e r a d i Bressanone si volge verso la festa, con Piazza Duomo, le bancarelle di legno disposte attorno all'albero centrale e la cattedrale come sfondo mera- viglioso, che si trasforma nel cuore del periodo natalizio. Il m e r c a t i n o e s i s t e d a o l t r e trent'anni e rimane fedele ai prodotti regionali: gli artigia- ni altoatesini portano candele decorate, oggetti in legno intagliato, ceramiche, cappel- li di lana e biscotti stagionali, mentre le bancarelle gastro- nomiche offrono canederli, zuppe di gulasch, strudel, vin brulé e tisane. Il mercatino fa parte della rete dei Mercati- ni di Natale Originali del- l'Alto Adige, che valorizza- no l'identità locale e le filiere corte. La sera, la gente si dirige verso la Hofburg per lo spet- tacolo di luci e musica che è diventato uno dei simboli della città in questo periodo dell'anno; le passate edizioni hanno trasformato la storia di Soliman in un racconto lumi- noso proiettato sulle pareti del palazzo, mentre le ultime stagioni introducono nuove narrazioni create da designer, musicisti e artisti visivi. Il cortile si riempie di famiglie e visitatori che si accomodano al freddo per venti minuti di colori, suoni e umori- smo. Lontano dalle luci natali- zie, Bressanone rimane un luogo da esplorare con calma: u n a b r e v e g i t a c o n d u c e all'Abbazia di Novacella, un monastero agostiniano del XII secolo che è ancora oggi un'importante istituzione cul- turale e religiosa. La bibliote- ca, la chiesa e la collezione d'arte sono legate a secoli di studio e spiritualità, mentre i vigneti circostanti sottolinea- no il legame di lunga data tra vita monastica e agricoltura. I vini qui prodotti, in particola- re i frizzanti vitigni bianchi tipici della Valle Isarco, sono molto noti e apprezzati. Tornando in città, le pendici del monte Plose si ergono appena sopra i tetti: anche se questa non è la stagione giu- sta, se visitate Bressanone d'estate potrete godervi i suoi numerosi sentieri escursioni- stici, le piste ciclabili e gli ampi panorami. In questo m o m e n t o , o v v i a m e n t e , è tutto incentrato sullo sci. E poi, naturalmente, c'è il cibo: i menù qui tendono al comfort alpino, quindi pensa- te a speck, canederli, zuppe d'orzo e carni cotte lentamen- te; i caffè, invece, servono dolci ed espresso con la stessa sicurezza di qualsiasi altro posto più a sud. Le panetterie qui raccontano la stessa sto- ria, con lo strudel accanto a brioche e biscotti alle man- dorle. Anche l'inebriante mix di italiano e tedesco parlato per strada rende Bressanone spe- ciale, poiché ci ricorda discre- tamente la bellezza del Vec- chio Continente, con il suo mix di suoni, abitudini, sapo- ri e stranezze, che riescono a renderci tutti, allo stesso tempo, unici e uniti. I n molte parti d'Ita- l i a , i l p e r i o d o natalizio non inizia con le decorazioni, ma con l'accensio- n e d i u n f u o c o . Il f a l ò dell'Avvento è un'usanza p i ù a n t i c a d e l l a m a g g i o r parte delle tradizioni natali- z i e m o d e r n e e , i n a l c u n e valli e paesi, rimane il gesto che segna il passaggio dal tardo autunno alle settimane che precedono il Natale. La p r a t i c a v a r i a d a p a e s e a paese, ma l'idea di base è la stessa: le comunità si riuni- scono attorno a una grande c a t a s t a d i l e g n a , r a m i e ramaglie e la incendiano al tramonto, a volte la prima domenica di Avvento, a volte più vicino a Natale. Nei paesi del Trentino, dell'Alto Adige e di alcune parti del Veneto, ma anche in molte altre località del Centro e del Sud Italia, fami- g l i e , a s s o c i a z i o n i l o c a l i e gruppi di volontariato pre- parano il falò nei giorni pre- cedenti l'evento, spesso con- s i d e r a n d o i l l a v o r o c o m e u n ' o c c a s i o n e p e r p u l i r e campi e frutteti prima del- l'inverno. Prima dell'avvento dell'illuminazione elettrica diffusa, un grande incendio v i s i b i l e i n t u t t a l a v a l l e sarebbe stato uno dei pochi segnali dell'inizio del perio- do dell'Avvento, ma le fiam- me avevano anche un valore simbolico, in quanto rappre- s e n t a v a n o u n m o d o p e r spazzare via i resti dell'anno agricolo e portare luce nelle settimane più buie. In alcu- ne comunità, l'altezza delle fiamme o la direzione del fumo venivano interpretate come un segno dell'arrivo dell'inverno. I falò di un tempo erano c e r t a m e n t e d i v e r s i n e l l a sostanza da quelli odierni, ma presentano ancora tratti comuni, a partire dal tessuto sociale che si forma attorno ai fuochi stessi: le persone si riuniscono ancora con vin brulé o cioccolata calda, i bambini corrono ai margini della folla e i piccoli quartie- ri che potrebbero non incon- trarsi spesso durante l'anno trovano l'occasione per riu- nirsi. L a t r a d i z i o n e è a n c o r a molto viva in molte parti del Paese, da Nord a Sud: da Molini di Tures (Trentino- Alto Adige) a Nova Ponente (Trentino-Alto Adige); da Loreto e Ancona (Marche) a Cascia e ai borghi della Val- nerina (Umbria); da Bari e da molti piccoli centri della Puglia, fino ai paesi della Sicilia orientale. I falò dell'Avvento sono comuni al Nord ma anche in altre zone dell'Italia (Image cre- ated with DALL-E 2) S t o r i a , m o n t a g n e e l u c e i n v e r n a l e : u n a visita a Bressanone A c c e n d e r e l a s t a g i o n e : i f a l ò dell'Avvento nel Nord Italia Il tradizionale mercatino natalizio di Bressanone (Photo: e55evu/Dreamstime) SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI TERRITORIO TRADIZIONI

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