L'Italo-Americano

italoamericano-digital-9-12-2013

Since 1908 the n.1 source of all things Italian featuring Italian news, culture, business and travel

Issue link: https://italoamericanodigital.uberflip.com/i/170718

Contents of this Issue

Navigation

Page 2 of 23

GIOVEDÌ 12 SETTEMBRE 2013 La Vignetta della Settimana La casetta in Canada di Renzo Badolisani UN MATTONE ALL'ESTERO Un migliaio di abitazioni vendute a italiani solo nella scorsa estate: lo "slang" di Miami Beach, raccontano gli esperti, è diventato il milanese, il romanesco o il napoletano. Ma la voglia, il desiderio di costruirsi il classico "mattone all'estero" pare stia diventando sempre più pressante. Ovviamente questo accade a quegli italiani, sparsi per lo Stivale, che hanno la possibilità economica di investire. Possono anche essere coloro che, grazie magari all'incentivazione dei datori di lavoro, la famigerata "buonuscita", (ti lascio tre-quattro anni di lavoro e tu, azienda, mi corrispondi una somma economica che mi permetta di arrivare senza problemi a ricevere la pensione), possiedono una bella liquidità. Insomma, si tratta dell'investimento di pensionati che hanno pensato di mollare tutto e tutti, ritirandosi in posti caldi. Non solo la Florida nei pensieri (dorati) degli italiani che, in questo scorcio del 2013, stanno meditando (o hanno già scelto) di acquistare un immobile all'estero. Va molto di moda la Spagna, soprattutto la Costa del Sud, quella più calda, quella in cui, anche in inverno, puoi uscire di casa con un semplice maglione, senza avere il timore di prenderti una bella infreddatura. Anche la Grecia – per via della recessione imperante – è a basso costo. Non magari le isole Cicladi o quelle del Dodecanneso, che mantengono un grande fascino e prezzi ancora un po' alti. Basta però aprire l'atlante, posizionarsi sulla miriade di isole della vecchia Ellade per scegliersi il proprio paradiso acquistando appartamenti o, meglio ancora, villette, tranquille, sperdute, in cui soggiornare o vivere davvero bene. A quanto ammonta l'investimento di questi italiani che – anziché nella propria città o nel Belpaese – optano per l'estero? Centotrenta-centocinquantamila euro: in molti posti d'Europa bastano per acquistare un appartamento davvero carino. Ci sono poi quelle famiglie che decidono di spendere un po' di più, magari scegliendo una capitale in cui il proprio figlio sta svolgendo un corso post-laurea o, meglio ancora, sta già lavorando. Londra è sempre cara, ma diversi italiani "lungimiranti" stanno acquistando appartamenti (magari di piccolo taglio immobiliare) ai margini della metropoli, sempre comunque magnificamente collegata da ogni quadrante. Della serie: ho un figlio o una figlia che lavora lì. Oppure che sta svolgendo un tirocinio o un corso post-laurea. O, ancora, che sta perfezionando l'inglese. Gli compro casa e, oltre all'investimento classico, ammortizzo, nel giro di quindici-venti anni, le spese per il soggiorno. Anche Parigi, ovviamente, mantiene il suo fascino. Inavvicinabili, per questo tipo di iniziative, ovviamente, i dintorni di Place Vendome o di Notredame. Piacciono, però, i dintorni dove, per cifre non inavvicinabili, è possibile investire e acquistare un bel prodotto. Una nitida inversione di tendenza: piuttosto che comprare in Italia (qui le compravendite, d'altronde, sono in caduta libera) in molti prediligono ormai investire fuori dai confini. L'Italo-Americano www.italoamericano.com 3 Nell'Unione Europea ci crede un italiano su due anche se a Bruxelles 'contiamo poco' L'Italia al G20 ha rivendicato la sua capacità di mantenere gli impegni presi per il risanamento e la tenuta economico-finanziaria, indispensabile per l'adempimento ai patti comunitari. Ma cosa pensano gli italiani dell'Unione Europea, croce e delizia in ogni aspetto socio economico, ma non solo, visti i suoi evidenti e pesanti riflessi su tutti gli aspetti della vita quotidiana? Il dato che emerge da un recente sondaggio, racconta che il 48% della popolazione si sente legata al cantiere dell'Unione europea. Più convinti di noi sono i cittadini di Lussemburgo, Belgio, Polonia e Lettonia. La Grecia viceversa, ma comprensibilmente vista la sua critica situazione economica, è all'ultimo posto. Il dato italiano va però letto soprattutto sulla lunga distanza: la percentuale è di 5 punti più alta rispetto ai rilievi del 2012. Il che vuole dire che nel momento delle difficoltà economiche e politiche, nonostante la crisi, nella penisola si pensa all'Italia "dentro" il contesto comunitario. L'Eurobarometro, diffuso nei giorni scorsi dall'Europarlamento, è utile per misurare l'interesse comunitario a meno di 10 mesi dal voto di maggio per il rinnovo delle cariche comunitarie. E considerato che statisticamente c'è da tempo un progressivo calo dei votanti, almeno tendenzialmente si ha la sensazione che al momento non dilaghi l'euroscetticismo (che viceversa tende ad allontanare i votanti dalle urne). Passando ai dati specifici, risulta che gli europei più legati all'Ue si trovano in Lussemburgo (74%), in Belgio (61%), in Lettonia e in Polonia (entrambi 59%). I meno legati all'Unione sono invece a Cipro (22%), in Grecia (29%) e nel Regno Unito (33%). Probabilmente le statistiche confermeranno le affluenze alle prossime elezioni europee. Tornando all'Italia, se è vero che più o meno un italiano su due si sente anche un cittadino europeo, è altrettanto vero che l'impressione predominante è che si conti poco all'interno del continente ri- disegnato a 28 Paesi. In Italia, appena il 30% ritiene di essere ascoltato a Bruxelles. Una percezione estesa: solo il 39% degli europei pensa che la sua opinione possa contare nell'Ue (la percezione è in lieve calo, -3, rispetto a giugno 2012). Ciò significa che Bruxelles è vissuta come qualcosa di lontano e periferico, per quanto condizionante, nelle direttive, nella vita di tutti i giorni. L'Eurobarometro ha poi risposto alla domanda: essere entrati in Ue è stato un buon affare? Il 50% degli intervistati (come nel 2012) ritiene che sia "un bene", il 31% "né un bene né un male", il 17% "un male" (+1). Comunque solo il 36% pensa che l'Italia abbia tratto vantaggi dall'Unione (dato in forte calo). Il 52% parla di svantaggi più che di vantaggi. Rispetto alla media europea, in Italia costano di più pane e latte che sigarette o alcolici Sicuramente non sono beni di prima necessità eppure alcolici e sigarette, dice Eurostat (Istituto di statistica europeo), costano meno di quel che serve per mangiare. Anzi, gli alimentari non solo sono cari in Italia ma costano il 13% in più rispetto alla media europea. E più i cibi sono di base, fondamentali sia per la dieta mediterranea sia per l'alimentazione quotidiana delle famiglie italiane, più hanno un costo elevato. Pane, carne e cereali sono circa il 15% più cari del livello continentale. Il prezzo del latte, altro caso esemplare, è il terzo più alto dell'Unione: ci battono i greci e i ciprioti, ma lo paghiamo il doppio rispetto ai polacchi e un quarto più dei francesi. Strano soprattutto perché in altri Paesi il costo della vita è più alto del nostro. In Norvegia, ad esempio, il costo medio del cibo è dell'84% superiore alla media Ue. Per pane e cereali si paga l'83% in più, per la carne il 79%, per il pesce il 44%, per il latte addirittura il 114% in più, e la frutta sale del 178%. Rincari che si spiegano meno con le politiche o le anomalie del mercato e più con le condizioni climatiche o del costo dellla vita. Ma lì almeno le sigarette sono più care del +170% e gli alcolici del +188%. Come dire che nei prezzi si cercano di combattere i vizi e non viceversa.

Articles in this issue

Links on this page

Archives of this issue

view archives of L'Italo-Americano - italoamericano-digital-9-12-2013