L'Italo-Americano

italoamericano-digital-4-17-2014

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GIOVEDÌ 17 APRILE 2014 www.italoamericano.com 31 L'Italo-Americano ITALIAN SECTION | TERESA DI FRESCO Era l'alba del 28 dicembre 1908 e la città di Messina fu sve- gliata da un terremoto dalle pro- porzioni inaudite a cui fece seguito un maremoto di altrettan- te incredibili dimensioni. L'anno seguente, il 1909, fu meta di visite da parte dei reali d'Italia, di Edoardo d'Inghilterra, della Zarina di Russia e del Presidente degli Stati Uniti d'America Teodoro Rooselvet. Le loro visite non si limitarono alla città dello Stretto ma a di- versi capoluoghi della regione e anche Palermo fu meta dei loro giri turistici e istituzionali. Nello stesso anno nei pressi delle coste ioniche della Sicilia fu catturato un raro esemplare di squalo carcharodon carcharias (pescecane dai denti aguzzi) o squalo bianco, il più grande pesce predatore del pianeta. Por- tato a riva e sezionato, all'interno del suo stomaco furono rinvenu- te tre persone: un uomo dell'età approssimativa di anni cinquan- ta, una donna di età simile e un bimbo di circa sei anni. Il mare- moto glieli aveva dati in pasto. Ma lo stesso anno segna la sco- perta del Polo Nord e la conse- gna a Guglielmo Marconi del Premio Nobel. Il poeta italiano Filippo Tommaso Marinetti lan- cia il "Futurismo", movimento artistico e culturale che verrà applicato alle varie espressioni dell'arte sia rappresentata dalla danza, che dalla fotografia, dalla pittura, dalla musica, e perfino dalla gastronomia. Segnerà la memoria degli stori- ci quell'anno 1909, l'uccisione del tenente Giuseppe Petrosino, alloggiato presso l'Hotel de France a Piazza Marina a Pa- lermo, dove era giunto per inda- gare sulle radici siciliane della mano nera. La notizia del suo arrivo che doveva essere rigoro- samente tenuta riservata, fu pub- blicata dal New York Herald rendendolo facile bersaglio della mafia isolana. Nasce pure, e quest'anno com- pie 105 anni, la pasticceria Maz- zara. Apre, sotto la sede della redazione del giornale "L'Ora", il quotidiano voluto dalla famiglia Florio nel 1900, nel Palazzo Villarosa, la Latteria Mazzara che in un secondo momento si chiamerà Casa della Panna o Cream Room e, infine, nel dopo- guerra Pasticceria Mazzara. Nel cuore antico e pulsante della città di Palermo, nel "salot- to buono" di Palermo, simbolo di una nobiltà e di una borghesia strettamente legata a privilegi e abitudini di una lentezza del vi- vere data dall'agiatezza, la pa- sticceria di via Generale Ma- gliocco, a due passi dal Teatro Massimo, diviene meta di habi- tué che a qualunque ora del gior- no, sino a tarda notte possono gustare le prelibatezze preparate da pasticceri sopraffini. Appassionati di teatro, melo- mani, "tiratardi", poeti, scrittori, artisti in generale sono gli assi- dui frequentatori di quello che è diventato un punto cardine di riferimento di appassionati di dolci prelibatezze e di turisti in cerca di ristoro e di delizie per il palato. Da sempre meta preferita di artisti, politici, personaggi del jet set internazionale, è sopratutto famosa perché il principe scritto- re Giuseppe Tomasi di Lampe- dusa era solito, tutte le mattine, recarvisi, sedere a un tavolino a lui riservato nella sala da tè, leg- gere i giornali e scrivere. Il suo "Gattopardo" fu in gran parte sti- lato su quel tavolo, accanto a una tazza di caffè e una bibita. Una lapide ancora oggi lo ricorda. Anche Leonardo Sciascia vi faceva colazione e durante le riprese del film "Il Gattopardo", tratto dal romanzo di Tomasi di Lampedusa, tra una pausa e l'al- tra, il regista Luchino Visconti vi andava a consumare i gustosissi- mi dolci. Alberto Moravia, Sal- vatore Quasimodo, Renato Gut- tuso, Federico Fellini. Insomma, poteva vantare una clientela di alto livello culturale! Ma anche politici non si fecero mancare una visita e un assaggio alle leccornie che i suoi pasticce- ri mettevano in bella mostra nei banconi di esposizione. Perfino magistrati del calibro di Gio- vanni Falcone che aveva un suo tavolo preferito in un angolo del locale furono tra i suoi frequenta- tori. Per molti è un rito andare a consumare un caffè o un pastic- cino in una delle sale del locale ormai storico. Anche Raimondo Lanza di Trabia, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, Alberto Sordi e Presidenti della Repubblica quali Giuseppe Saragat, Sandro Pertini, Francesco Cossiga, Car- lo Azelio Ciampi assaggiarono le delizie della pasticceria Maz- zara. Il grande jazzista palermitano, Enzo Randisi e Boris, negli anni '70 crearono il piano bar e insie- me regalarono momenti di puro jazz agli avventori palermitani e non appassionati della loro mu- sica. Lo xilofono di Randisi scandiva le argentine risate delle signore bene di una Palermo che non c'è più. Erano, forse, le ulti- me note di una città che sta di- menticando il suo passato. Sì, perché adesso il bar, caffè, pasticceria Mazzara sta per chiu- dere i battenti. Non ci sono più i clienti che affollavano le sue sale lasciando indelebili ricordi tra chi, in livrea, serviva ai tavoli o al banco i dolci di pasta di man- dorle, la cassata, la frutta di mar- torana o fette di torta nuziale. Invenzione della pasticceria fu la torta banana e il parfait di mandorle che vinse il primo pre- mio all'Expo di Milano nel 1968 e divenne poi uno dei dolci "classici" della tradizione dolcia- ria non soltanto palermitana. Noi oggi vorremmo sentire ancora il rombo della Berlina Alfa Romeo 2500 di Raimondo Lanza di Trabia che insieme al suo amico Errol Flynn posteg- giava in via Magliocco per anda- Il caffè come memoria storica Raimondo Lanza di Trabia e l'attore e regista australiano Errol Flynn erano habituè della pasticceria Mazzara Tomasi di Lampedusa tutte le mattine leggeva i giornali e scriveva a un tavoli- no della pasticceria Mazzara re a consumare magari una di quelle meravigliose coppe di gra- nita di caffè con panna. Invece c'è il rischio che il loca- le chiuda per sempre i battenti a causa della crisi economica che allontana i clienti e che magari li indirizza verso nuove forme di aggregazione che sono i fast fo- od o i pub, ritrovi non certamente accoglienti come l'antica pa-stic- ceria che, pur rimodernata, ha sempre conservato il gusto delle tradizioni almeno relativamente alla qualità delle offerte gastro- nomiche e del pubblico dei suoi estimatori. Il termine ultimo che si è data l'azienda prima di chiudere defi- nitivamente è la Pasqua. Re- ligiosamente simbolo della resur- rezione di Cristo, noi palermitani speriamo che Mazzara possa continuare a regalarci delle uova di cioccolato in cui vorremmo mettere la sorpresa di una rina- scita economica che non mandi così allo sbaraglio 32 famiglie che si ritroverebbero senza occu- pazione lavorativa. Anche questo è un volto della Pasqua, purtroppo, in un mo- mento di crisi come quello che sta attraversando il mondo occi- dentale. Speriamo che non venga meno questo pezzetto della me- moria che è racchiuso magari in un semplice pasticcino. Possia- mo dire che non vogliamo perde- re un "dolce" ricordo.

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