L'Italo-Americano

italoamericano-digital-11-27-2014

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GIOVEDÌ 27 NOVEMBRE 2014 www.italoamericano.com 20 L'Italo-Americano ITALIAN SECTION | "Il Brigantaggio non è che miseria, e miseria estrema, dispe- rata". (F.S. Sipari) Il brigantaggio in Abruzzo e nell'Italia meridionale dopo l'Unità d'Italia, da tempo viene considerato dalla critica storica non in modo semplicistico, come una sollevazione contadina con- tro il potere economico e politico del nuovo Stato che si andava a costituire, ma come una realtà ben più complessa e articolata. L'origine del fenomeno a livello sociale può essere ricerca- vendette e vandalismi. Nacquero così pian piano le prime bande condotte da capi che divennero leggendari per la popolazione. Per combattere il brigantaggio venne utilizzato l'esercito e all'i- nizio del 1870, la violenta repressione militare a cui tutto il meridione fu sottoposto, portò a conclusione il periodo del bri- gantaggio nel sud del paese, lasciando però irrisolti i grandi problemi che ne produssero poi l'arretratezza economica nei con- fronti del resto d'Italia. "Abbiamo fatto l'Italia, ora indietro dal 1861 e sia stato causato da fattori che già sussi- stevano nell'Italia Meridionale ancor prima dell'unificazione. Questa del brigantaggio fu una malattia che si aggiunse ad altre malattie e, come un'infezio- ne , scoppiò per tutti quei proble- mi che l'unificazione d'Italia comportò. Certo la proclamazione del Regno d'Italia del 1861 non pote- va identificarsi con la soluzione del problema dell'unità. Questa nobile idea di un 'Italia unita, per la quale tanti alti spiriti avevano combattuto doveva concretizzar- si: era necessario passare dalla teoria alla pratica. E questo pas- saggio in tutti i campi, non è stato facile; tanto più in quel momento in cui l'Italia perdette l'unico suo figlio che avrebbe reso questo passaggio più facile: il 6 giugno del l861 moriva infat- ti il Conte di Cavour. BRIGANTAGGIO ABRUZ- ZESE - La miseria, la fame, le carestie, le pesti e l'inasprimento fiscale che attanagliavano la nostra gente favorirono l'accre- scersi di compagnie organizzate di banditi che, nonostante leggi severissime, si facevano sempre più intraprendenti, saccheggian- do paesi e castelli spesso si scon- travano con truppe regolari ed erano queste ultime ad avere la peggio, soprattutto perché i capi- tani dei banditi erano assai di fre- quente ex-comandanti di compa- gnie di ventura che si avvalevano di gente malfamata e pregiudica- ta. Il fenomeno del brigantaggio nasce in Abruzzo fin dal 1500, con le imprese di Marco Sciarra. L'epoca di massima espansio- ne del fenomeno si ebbe subito dopo la conquista, da parte dei Piemontesi guidati da Garibaldi, delle regioni del Regno di Napoli, ossia fra il 1860 e il 1870, quando, dopo l'iniziale entusiasmo, dell'unificazione ini- ziarono ad emergere i primi mal- contenti. uno stato protezionistico e assolutistico e molto legato al clero. I Piemontesi introdussero invece leva obbligatoria, leggi anticlericali, libero commercio ma anche nuove tasse. La radice propriamente politi- ca sembra esclusa in quanto nella nostra regione si trattò soprattut- to di un fenomeno malavitoso, derivato comunque dal malcon- tento dei contadini che vivevano da secoli nell'indigenza e nell'i- Per combattere il brigantaggio venne utilizzato l'esercito e all'inizio del 1870 ci fu una violenta repressione militare Il brigantaggio in Abruzzo fra miseria e crudeltà ELISABETTA MANCINELLI ta nella miseria e nei continui soprusi che il popolo contadino doveva sopportare da parte di pochi ricchi padroni. Un'altra causa può essere individuata nelle illusioni che si erano anda- te nutrendo con l'unificazione nazionale e che lasciarono delusi i contadini e i braccianti a causa della miope politica sabauda che spesso si limitò a trattare il Meridione come un territorio conquistato. Dalle popolazioni del sud dell'Italia e dell'Abruzzo in particolare, i piemontesi furo- no percepiti come dei conquista- tori che andarono a sostituirsi ai Borboni nell'amministrazione di un potere che restava distante anni luce dalla realtà povera e umile con cui larghissimi strati sociali erano costretti a confron- tarsi quotidianamente. Sconcerto e delusione fomen- tarono ribellioni che il governo pensò di poter bloccare in modo duro con la legge marziale, e bagni di sangue. Sin dal 1861, gruppi formati da contadini, salariati ridotti alla fame e diser- tori dell'esercito si diedero al brigantaggio in forme primitive e disorganizzate attraverso furti, dobbiamo fare gli Italiani". Con questa emblematica frase D'Azeglio fa comprendere la situazione dell'Italia e dell'Abruzzo negli anni imme- diatamente successivi all'unifica- zione della nostra Penisola. La maggior parte dei critici che si sono occupati di questo proble- ma ritengono che il brigantaggio affondi le sue radici molto più Le prime bande erano condotte da capi che divennero leggendari Sin dal 1861, gruppi formati da contadini, salariati ridotti alla fame e disertori dell'esercito si diedero al brigantaggio I Borboni avevano infatti dominato per secoli imponendo gnoranza. L'andare alla monta- gna, l'essere costretto a nascon- dersi alla macchia fu per i nostri contadini una realtà di sempre, un modo per sfuggire alla giusti- zia dopo aver commesso un cri- mine e soprattutto la Majella, con le sue grotte, fitte faggete, valloni e precipizi, è stata al cen- tro degli episodi più noti del Brigantaggio. Il Brigantaggio in Abruzzo subito dopo l'unificazione, fu diverso a seconda dei posti e dei momenti. Vi erano anche brigan- ti che combattevano per il ritorno dei Borboni ed erano da questi sostenuti, ma i briganti erano molto spesso delinquenti crudeli che passavano di paese in paese con le loro orde, uccidendo, sac- cheggiando ed allestendo maca- bre manifestazioni con i cadaveri degli uccisi. Fenomeno misconosciuto è quello delle brigantesse

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