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GIOVEDÌ 8 MARZO 2018 www.italoamericano.org 37 L'Italo-Americano ITALIAN SECTION | SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI PATRIMONIO TERRITORIO Dall'Abruzzo al successo a NY e Boston nel nome delle donne (emigrate) e dell'8 marzo " Vogliamo evidenziare il notevole apporto delle donne nell'attuazione dei nuovi progetti di sviluppo sociale, economico, poli- tico e culturale, con il riconosci- mento del loro vero valore nella nostra realtà". Questo lo spirito con cui Orsogna Mutual Aid Society, la società di mutua assistenza nata nel 1939 per aiutare in America gli immigrati di Orsogna (Chieti, Abruzzo), celebra a New York la Festa della Donna 2018. A sotto- linearlo è Maria Fosco, vice presi- dente dell'Italian American Museum di New York, figlia di orsognesi, molto legata alla terra d'origine di papà Antonio e mamma Filomena. "Sono orgo- gliosa delle mie radici e le conser- vo gelosamente. In Abruzzo -dice - torno sempre con grande piace- re". E' impegnata da anni in inizia- tive in favore della comunità italo-americana e nel 2002 è stata insignita del titolo di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. A Montesilvano ha ricevuto dall'Associazione Dean Martin il Premio Abruzzesi nel mondo "per aver dato corpo al sogno america- no che in tanti hanno inseguito come emigranti". In America ha avuto il Premio Joe Petrosino in occasione del Columbus Day, dedicato alla memoria del poliziotto italo-ame- ricano assassinato a Palermo all'i- nizio del secolo scorso. "Amo la comunità italo-americana, faccio di tutto per aiutarla, con la stessa passione che ha dimostrato Petrosino nel proteggerla dalla mafia e dalla Mano Nera", sottoli- nea Maria Fosco. "Come Joe Petrosino, ho lavorato e lavoro per far crescere la nostra comu- nità e difenderla anche da ogni forma di discriminazione". Donna di cultura, due lauree (in Scienze politiche e in Storia dell'Arte), ruoli rilevanti nel Queens College e nell'Italian American Institute "John D. Calandra", che con fermezza ha difeso dalla chiusura. Decisa e determinata nel sostenere le batta- glie di civiltà. Nel 1999 è riuscita a far applicare una legge del 1964 che garantiva i "diritti civili" agli italiani d'America. E fu così che l'Istituto non venne soppresso. Tra i fondatori dell'Italian American Museum, ne ricopre l'incarico di vice presidente. "La giornata più felice è stata quando a New York abbiamo comprato il palazzo per il Museo che si trova a Grand & Mulberry Street. E' nella zona dove Joe Petrosino ha fatto il poliziotto. Era il suo quar- tiere". Maria Fosco ricorda il ruolo che le orsognesi hanno avuto nel processo di integrazione delle famiglie nella società americana. "Sono state custodi delle tradizio- ni e dei valori fondamentali della famiglia. Determinanti nell'aiuta- re i figli ad integrarsi. Senza tra- dire mai le radici. Preziosa ere- dità. Da non disperdere". Donne che si sono fatte e si fanno sentire e si fanno apprezza- re. "Oggi sono la forza vitale della comunità orsognese. Fortunatamente i membri dell'Orsogna Mas (Mutual Aid Society, era una società tutta maschile) per consentire all'orga- nizzazione di andare avanti, hanno stabilito che le donne pos- sono farvi parte e portare le loro famiglie: 78 anni dopo, le donne partecipano attivamente, prendo- no la maggior parte delle decisio- ni e mantengono la continuità". Le chiediamo quali sono stati i fattori che hanno inciso nella sua formazione umana, culturale e professionale e che le hanno con- sentito di ottenere significativi riconoscimenti, come la vicepre- sidenza di Orsogna Mas e la pre- sidenza degli eventi dell'Italian American Museum di New York. "La mia famiglia - ci risponde - viveva vicino alla sede Essere una fondatrice del Museo Italo Americano è il culmine di una vita di lavoro". Maria Fosco ricorda "orgo- gliosamente quel giorno del 1998 in cui venni eletta presidente dell'Italian Welfare League, un'organizzazione fondata nel 1920 per aiutare gli immigrati ita- liani". La forza delle donne, le sfide, i successi di ragazze partite dal loro paese con una valigia piena di sogni e sbarcate in America con tanta voglia di farce- la, mettendo a frutto le esperienze e gli insegnamenti avuti nella terra natia. Un patrimonio che se ben sfruttato rende bene. Eccome. Ci sono casi esemplari, donne intraprendenti e creative che ce l'hanno fatta a realizzare il sogno di "conquistare l'America". Buoni esempi e buone lezioni. Quest'anno il discorso di aper- tura della Festa della Donna dell'Orsogna Mutual Aid Society sarà tenuto da Marisa Iocco "unica chef a Boston di origine italiana", una vera autorità nel campo culinario. Ha creato più di venti ristoranti. Tutti di successo. le cuoche nel Nordest per il suo senso degli affari, la sua abilità nel trasformare un membro in famiglia. E' diventata sinonimo di modernità e si è guadagnata la fiducia di critici e consumatori a livello locale, regionale e nazio- nale". Nell'accettare l'invito dell'Orsogna Mutual Aid Society, Marisa ha commentato: "Pensare che un'organizzazione come que- sta mi ha invitato per esprimere qualcosa che amo profondamente, collegarmi con le persone attra- verso il mio retaggio culturale e attraverso il cibo, è una benedi- zione". Ha ricordato il valore delle radici: "E' qualcosa che non perdiamo mai. Ci segue ovunque andiamo e ci dà forza quando ne abbiamo bisogno". A sceglierla è stata Fosco. "Ogni anno cerco di far venire persone che trasmettono idee e aiutano le donne italoamericane, soprattutto le più giovani, a con- cretizzarle. Marisa l'ho conosciu- ta ad Orsogna. Incontro casuale. Abbiamo parlato del buon cibo abruzzese, delle antiche ricette che da Orsogna ha esportato negli Stati Uniti. Molto affabile, amabi- le. Ne avevo tratto una bella impressione. Non sapevo e né immaginavo che lei era molto famosa a Boston. Ho così iniziato a seguirla sui social media, affa- scinata dal suo successo, dalla sua umiltà e dalla sua dedizione alle radici abruzzesi". Marisa accettò subito l'invito, con entusiasmo, il che dimostra che lei ha un amore per gli orsognesi ovunque essi siano". E poi precisa: "Non le ho chie- sto di parlare solo perché è chef professionista e perché ha intro- dotto con successo la cucina abruzzese a Boston. Il mio obiet- tivo è far conoscere una donna venuta in America con un'idea (e con il talento) per conquistare una città. E ce l'ha fatta. Voglio che lei ispiri le giovani orsognesi, facendo capire con l'esempio che qualsiasi cosa può essere realizza- ta, nessun traguardo è impossibile raggiungere, se metti in gioco la tua mente, la tua fede e la tua disciplina". DOMENICO LOGOZZO dell'Orsogna Mutual Aid Society e così sono cresciuta in quell'am- biente di grande cultura. I miei genitori erano estremamente attivi e anche io fin da ragazza ho par- tecipato con loro alle varie inizia- tive. Questa è stata la mia fortuna. Sono stati formidabili gli anni giovanili spesi nell'organizzazio- ne". Riconosce di avere "impara- to tanto sulla società degli immi- grati, sulla struttura organizzativa, sulla storia, sulle loro esperienze. Conoscenze che hanno gettato le fondamenta per il lavoro che ho poi svolto professionalmente". Tanto impegno e lungimiran- za. Felice per i risultati: "Ho pas- sato una vita a studiare le lotte e le conquiste degli italo-americani. E' considerata "un modello per i giovani cuochi". Originaria di Orsogna, nel libro Ogni menu è una storia d'a- more, racconta come il sogno americano è diventato una mera- vigliosa realtà. "Un omaggio alla mia terra e alla mia famiglia. Un libro di memorie ma anche un manuale di cucina", ha spiegato in una intervista alla seguitissima trasmissione Community di Rai Italia. "Bisogna crederci, fare qualcosa di diverso, di autentico", sottolinea. "Il talento e l'influenza di Marisa Iocco - leggiamo nella biografia - hanno cambiato per sempre la nozione di cucina ita- liana dei bostoniani. Apripista per Maria Fosco, vice presidente dell'Italian American Museum di New York Marisa Iocco, chef a Boston di origini abruzzesi
