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GIOVEDÌ 17 APRILE 2014 www.italoamericano.com 27 L'Italo-Americano ITALIAN SECTION | Il pioniere del cielo americano che tentò la trasvolata Usa-Europa e ritorno: l'aviatore napoletano De Pinedo torno a Roma. Il suo nome però si sarebbe legato alle due grandi imprese del 1925 e del 1927, consacran- dosi vero e proprio cavaliere del cielo. A bordo di un Savoia Mar- chetti S 16, il pilota decollò dall'Italia e raggiunse l'Austra- lia, facendo tappa in Giappone, percorrendo 55600 chilometri di volo. Ritornato in Italia venne accolto con entusiasmo dagli italiani e dallo stesso Duce che nelle sue imprese volle vedere il trionfo della tecnologia fascista. De Pinedo, divenuto colonnello e ottenuta la croce di cavaliere dell'Ordine militare di Savoia, non considerò però nella luce fascista le proprie gesta. All'orizzonte si era già stagliata la sagoma di Italo Balbo, altro grandissimo cavaliere dei cieli, che stava già concretizzando l'idea di una "Ala littoria" e pro- gettando le trasvolate in squa- driglia. De Pinedo invece rimase legato all'aspetto avventuroso del volo e nel 1927 ripartì alla volta dell'America per tentare la doppia trasvolata Europa- America e America-Europa. L'idrovolante scelto per l'im- presa fu battezzato Santa Maria, in onore di una delle mitiche car- avelle di Cristoforo Colombo, e durante l'impresa dovette super- are una lunga serie di ostacoli. Mentre tentò l'ancoraggio nella baia di San Antonio in Brasile, l'idrovolante entrò in collisione con un incrociatore, riportando danni seri che dovettero essere riparati alla bell'e meglio. Ripartito alla volta degli Stati Uniti De Pinedo raggiunse la costa meridionale e di qui, arrivò a New Orleans per proseguire fino a Galveston, San Antonio del Texas e Albuquerque del New Mexico e Lago Roosevelt in Arizona. Un'impresa così audace non era stata tentata a quell'epoca e lo stesso Lin- dhberg avrebbe compiuto le sue trasvolate soltanto qualche anno dopo la pionieristica volata di De sulla nave ammiraglia "Vittorio Emanuele". Allo scoppio della prima guerra italo-turca, egli fece parte delle prime compagnie di sbarco in Libia guadagnandosi una medaglia di bronzo al valore militare. Promosso sottotenente di vas- cello nel 1914 e tenente nel 1916, De Pinedo visse tutte le fasi della guerra in prima linea, occupandosi soprattutto del sal- vataggio dell'esercito serbo. Ma nel destino del giovane c'era già un nuovo mezzo: l'aeroplano. In quegli anni le macchine volanti fecero il grande balzo tec- nologico trasformandosi da gio- cattoli giganti in veri e propri mezzi sofisticati. Francesco De Pinedo abbracciò con entusia- smo le nuove possibilità di loco- mozione e frequentò il corso di pilotaggio presso la scuola Idrovolanti di Taranto, conse- guendo in brevissimo tempo il brevetto. Nell'ottobre del 1917 fu trasferito alla squadriglia di Otranto per poi terminare il con- flitto nella base aeronavale di Brindisi. In quest'arco di tempo il giovane napoletano ebbe modo Pinedo. L'incidente occorso all'idro- volante (uno spettatore incauto gettò un mozzicone di sigaretta nell'acqua cosparsa di benzina, e quest'ultima divorò l'aeroplano) distrusse in pratica il sogno del pilota italiano ma non oscurò la sua fama. Anzi. In una fiammata di solidarietà nazionale nei riguardi di De Pinedo e del suo equipaggio, gli italiani residenti in Arizona si prodigarono per rendere meno amaro il ritorno in Italia e per far giungere in brevissimo tempo un nuovo idrovolante negli Stati Uniti. Francesco De Pinedo fu anche oggetto di manifestazioni di simpatia alla Casa Bianca, dove il presidente Coolidge lo ricevette, e altrettanto calore ricevette al ritorno a Roma, dove tutta la cittadinanza lo accolse da trionfatore. De Pinedo fu promosso ge- nerale di brigata aerea e coman- dante della terza zona aerea ita- liana. Risalgono a questi anni i contrasti con l'altro asso volante italiano, quell'Italo Balbo che tanta gloria avrebbe raccolto in tempo di pace e di guerra. Nello scontro politico l'uffi- ciale napoletano ebbe la peggio e preferì lasciare l'Italia per rag- giungere Buenos Aires con l'in- carico di addetto aeronautico presso l'ambasciata italiana. Nel 1932 concluse il suo servizio in divisa e abbandonò l'aviazione per dedicarsi agli studi e alle ap- plicazioni civili del nuovo mez- zo di trasporto. Ma nel grande aviatore batteva ancora un cuore da pioniere e la voglia di superare nuovi limiti. Nel 1933 De Pinedo ritornò così a New York per preparare con meticolosità il suo tentativo di record mondiale di distanza. Affidò i suoi sogni di gloria a un aeroplano Bellanca, che aveva battezzato "Santa Lucia" e si apprestò a partire dall'aeroporto di Long Island. De Pinedo però non sarebbe mai decollato per quel suo ultimo tentativo di record. Sovraccarico di carburante, l'aereo non riuscì a staccarsi da terra e il comandante italiano, per evitare di investire gli spetta- tori diresse il suo mezzo contro una cancellata schiantandosi contro di essa. Il grande cava- liere solitario del cielo morì tra le fiamme trasmettendo alla storia le sue grandi imprese. I funerali si svolsero a New York l'8 set- tembre del 1933, nella cattedrale di San Patrick, alla presenza di una folla numerosa, accorsa per rendere l'ultimo omaggio ad un uomo che anche nella morte ha saputo trovare il gesto da eroe. Francesco De Pinedo nacque a Napoli nel 1890 da un'antica famiglia patrizia Continua da pagina 1 L'Italo Americano alla conquista del West con tablet e smartphone Un banale incidente, causato da uno spettatore, mandò in fumo l'epica impresa di volare dall'America all'Europa a bordo dell'idrovolante Santa Maria dell'aviatore napoletano Francesco De Pinedo partendo dall'Arizona di guadagnarsi tre medaglie d'ar- gento e una croce di guerra al valor militare. Fu inoltre insigni- to della croce di guerra francese e inglese. Terminate le ostilità De Pine- do non abbandonò la sua amata aviazione e continuò nella car- riera volante divenendo nel 1924 capo di stato maggiore del comando generale dell'aeronauti- ca. Nello stesso anno iniziò le sue leggendarie crociere volanti partendo da Brindisi per rag- giungere Istanbul e fare ritorno, partendo da Sesto Calende alla volta dell'Olanda per fare ri- GENEROSO D'AGNESE spessore storico. Nato a Napoli nel 1890 da un'antica famiglia patrizia, il trasvolatore atlantico fu educato alla pratica sportiva e manifestò presto una particolare passione per il mare e la navigazione. Ed è proprio la sua passione per il mare a spingerlo a tentare il con- corso di ammissione all'Accade- mia navale di Livorno. La prova andò bene (arrivò secondo) e sancì l'ingresso di Francesco nel mondo della navigazione. Il gio- vane De Pinedo uscì dall'accade- mia con il grado di aspirante guardiamarina e fu imbarcato Quello che lega Francesco De Pinedo agli Stati Uniti è un an- no, il 1927, e un lago, il lago Roosevelt in Arizona. In quello specchio d'acqua, il 16 aprile, l'idrovolante Santa Maria andò in fiamme, a causa di una banale disattenzione di uno spettatore, mandando in fumo l'epica im- presa che aveva visto volare l'i- taliano dall'Europa in America per poi tentare il volo di ritorno. L'episodio del lago Roosevelt scompaginò i piani del terzetto volante (con De Pinedo c'erano il secondo pilota Del Prete e il motorista Vitale Zucchetti) ma non modificò la linea propagan- distica del regime fascista che dell'impresa aviatoria fece una vera e propria cassa di risonanza scatenando l'ira degli italo-ame- ricani di New York. Quello che è successo nello specchio d'acqua dell'Arizona è cronaca di storia attuale ma i set- tanta anni e più di distanza avvolgono i fatti nelle nebulose dei ricordi togliendo a un uomo, Francesco De Pinedo, il giusto che dal 1908 accompagna instan- cabilmente la vita della grande comunità di immigrati italiani che hanno scelto la West Coast per vivere e lavorare, c'è anche modernità e tanto futuro. Abbiamo appena pubblicato la nuova versione del portale, dise- gnata esclusivamente per smartphones e tablets. 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